Calciopoli.

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Prima di scrivere qualsiasi cosa, vorrei ribadire la mia posizione riguardo a questa vicenda, a scanso di equivoci: io avrei usato la mano pesantissima per tutte le squadre coinvolte, e anche per quelle non coinvolte, poichè tutti sapevano e nessuno ha denunciato, il che per me è una colpa quasi pari a quella degli imbroglioni. Cancellazione dall’Albo della Federazione, o cancellazione della Federazione stessa. Non aveva più senso di esistere, dato che c’erano invischiati anche altissimi dirigenti.

Ok, ora comincio a sparare le mie cazzate, eheh…

Paragonare la vicenda del presunto pedinamento, su commissione dell’Inter, del signor De Santis alle intercettazioni telefoniche di Moggi & Co., non ha alcun senso.
Innanzitutto su Moratti ci sono solo delle supposizioni, peraltro basate su dichiarazioni di un carcerato (e sapete bene che uno che sta in carcere è pronto a dire qualsiasi cosa pur di salvarsi il culo); su Moggi e gli altri c’erano prove schiaccianti, registrazioni di telefonate. Non scherziamo, sono due cose totalmente diverse! Era evidente, dalle telefonate, che quei signori fossero colpevoli!
Al massimo possiamo ragionare sul fatto dei processi fatti in modo un po’ sommario, con sconti da bar a quasi tutte le società coinvolte (tranne la Juve, alla fine) e tutto il resto. Però non c’erano dubbi, ai fini sportivi, della colpevolezza degli indagati.
Invece sulla vicenda Moratti c’è un dubbio legittimo, che poi -per carità- può essere risolto in qualsiasi modo. Se Moratti è colpevole, verrà perseguito penalmente. Non a livello sportivo, perchè tutto ciò non costituisce illecito in alcun modo (anche secondo l’ex vice commissario, non ricordo il nome), oltre ad essere già prescritto. Se ne beneficia Berlusconi, non vedo perchè non dovrebbe beneficiarne anche Moratti. Ne hanno beneficiato anche Moggi, la Juve e tutti gli altri, visto che non si è potuto andare avanti ad indagare per tutti gli anni precedenti a quelli sanzionati. Se poi ci dovesse essere una sanzione, la società Inter non ha alcuna responsabilità oggettiva per il comportamento del suo patron. Lo avrebbe fatto seguire a titolo puramente personale. Invece, ad esempio, Moggi nelle sue telefonate agiva per favori verso la Juventus; così come Meani agiva a favore del Milan quando telefonava a chi di dovere per scegliere gli arbitri.

Sono cose molto diverse. Ne converrete con me, spero.

De Santis è stato incastrato in tutti i modi dalle intercettazioni, forse farebbe meglio a mettersi un bavaglio. Così come Moggi, che va a piangere la sua innocenza in ogni dove. O Ancelotti, che a suo tempo accusò anche lui De Santis, e ora accusa Moratti di averlo fatto seguire. Pur sapendo che il Milan era coinvolto quasi al pari della Juve nello scandalo, e che sono stati ampiamente graziati (al contrario dei bianconeri, ecco i due pesi e le due misure), per intercessione di qualche Santo in Paradiso. Come al solito, direi.

Sarebbe ora di cercare di ricominciare a giocare a calcio, oppure forse era meglio fare come pensavo io, cancellare tutti i campionati e creare solo dilettantismo, ricominciando da zero. Capisco però i tifosi juventini che si sono visti trattare in modo diverso da quelli milanisti, e Meani non è che lo usasse tanto meno di Moggi il telefono.

E questo non è lo sfogo di un interista, ma di uno che si è ampiamente stufato del calcio e dei signorini che non vogliono più andare in nazionale, sentendosi importanti dopo aver vinto quel mondiale del cazzo; un nome a caso, Totti. A me non importa niente se l’Inter perde o vince, a me PIACEVA guardare le partite. Al massimo qualche volta ho gufato contro qualcuno, per far indispettire qualche amico troppo sfegatato. Ma sono scherzi tra amici.

Bisognerebbe dare un premio a chi ha fatto venire fuori questa merda, non fargli una guerra. Ed hanno fatto benissimo a pedinare De Santis, chiunque l’abbia fatto. Ora non facciamolo passare da vittima. Ha imbrogliato, punto.

Ha ragione Di Pietro, quando critica il decreto sulle intercettazioni: se scoprono qualcosa di illecito, ben vengano. L’errore è divulgarle, non è farle. Le persone oneste non devono preoccuparsi di nulla, no? E’ solo chi ha la coda di paglia, che si lamenta.

All’ultima pedalata.

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L’ha vinto all’ultima pedalata, col colpo di reni. Paolino Bettini è campione del mondo di ciclismo su strada. Una gara perfetta, quella degli azzurri, fin dal primo chilometro di corsa, in quel di Salisburgo.

Bettini ha fatto la scelta giusta, ai 400 metri dal traguardo, abbandonando la ruota del favorito Boonen e puntando sugli spagnoli più Zabel. Sull’arrivo ha battuto in volata il tedesco, velocista puro, e l’uomo più in forma del momento (Valverde), con un colpo di reni finale stratosferico. Da sottolineare anche la sua prova in corsa, dove non si è mai risparmiato, insieme ad i suoi compagni.

Paolo Bettini è l’uomo di punta italiano per le gare di un giorno, da diversi anni. Ha vinto tutto in questo senso: 8 classiche, 3 coppe del mondo, è campione olimpico in carica, diverse tappe al Giro d’Italia e nelle altri grandi corse a tappe. Ora anche campione del mondo.

Lasciatemelo dire, un mito.

Cavolo, li ho fatti anche io quei quattrocento metri finali!

Quando si dice lo sport.

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Ogni tanto qualche personaggio appartenente allo sport si ricorda dei princìpi fondamentali della materia: lealtà, fratellanza, sacrificio.

Il presidente del F.C. Barcelona (per noi amici, semplicemente Barça) ha stipulato un accordo con le Nazioni Unite per mettere uno sponsor sulla maglia. Non si può propriamente parlare di sponsor, dato che è il Barça a pagare, e l’effige che verrà stampata sulle maglie blaugrana è quella dell’Unicef.

Il presidente Laporta ha detto che "il Barça non è soltanto una squadra di calcio, ma una squadra con un’anima". Certamente un’anima non solo avida di denaro. Questo accordo promuoverà l’organizzazione umanitaria che da anni opera in tutto il mondo, e salverà le vite di migliaia di bambini e ammalati.

Avrebbero potuto fare come tutti gli altri club, che hanno uno sponsor da cui vengono pagati profumatamente per stare sulle loro maglie, ma nel momento in cui hanno deciso di "sporcare" la maglia blaugrana (mai avuto uno sponsor commerciale in più di un secolo), l’hanno fatto nel modo migliore possibile. Basti pensare che il Milan (un esempio qualsiasi), con il suo nuovo sponsor Betandwin.com, incasserà la bellezza di QUARANTA milioni di euro in quattro anni. Il Barça invece ha scelto di aiutare chi ne ha bisogno. Bravi.

Il vero sport esiste ancora, e per fortuna ogni tanto ne riceviamo un bell’esempio.

Cala il sipario…

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Cala il sipario sulla carriera di un grande campione, uno dei più grandi fuoriclasse che il tennis abbia mai avuto: Andre Agassi.

Agassi ha vinto meno di altri grandi tennisti, ma la sua grandezza è stata quella di innovare; ha portato un modo di giocare aggressivo, sempre in anticipo. Un grande: aveva il suo tennis, e per un periodo piuttosto lungo nessuno è riuscito a batterlo. Il suo rovescio a due mani ha fatto scuola, il suo cross di diritto era uno spettacolo. Nel suo palmares può comunque annoverare otto tornei dello slam (e sette finali perse), più numerose altre vittorie in tornei del Masters Series e del circuito ATP. RIcordo che ha vinto tutti gli Slam, quindi su tutte le superfici, cosa che non è riuscita allo storico rivale (e altro fuoriclasse) Pete Sampras. E’ stato numero 1 del mondo per ben 101 settimane, guadagnando oltre 31 milioni di dollari in tornei ufficiali e altri 150 in sponsorizzazioni varie. Un campione anche fuori dal campo: almeno un quarto di questa cifra l’ha investita nella "Andre Agassi Foundation", un’organizzazione che aiuta i bambini poveri. La sua più grande vittoria, senza dubbio.

Io lo ringrazio per le emozioni che mi ha saputo trasmettere, per le sue epiche partite contro Pete Sampras, Boris Becker, Goran Ivanisevic, Roger Federer. E queste sono solo una parte dei match che mi hanno tenuto incollato allo schermo.

A Flushing Meadows non c’era mai stata un’ovazione così, con tutto il pubblico che batte le mani all’unisono.

Grazie Andre.


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