Io ho sempre amato il ciclismo. Sono cresciuto nel mito di
Miguel Indurain, che vinceva Tour de France a ripetizione, concedendosi il lusso di partecipare -vincendoli- anche a qualche Giro d’Italia. Quella maglia gialla di Miguel mi aveva fatto innamorare di questo sport. Ricordo anche il giorno della fine del mito (1996), quando
el Navarro andò in crisi in maglia gialla sotto i colpi inferti dagli avversari. Quel Tour se lo aggiudicò poi
Bjarne Riis. In quegli anni (1994) iniziò anche il mito di
Marco Pantani, e spuntò fuori una giovane promessa tedesca, il ragazzo prodigio
Jan Ullrich, che vinse il Tour del 1997. Iniziarono in quegli anni anche le prime storie di doping generalizzato, ma non dobbiamo dimenticare che venne trovato positivo anche
Eddie Merchxx,
Il Cannibale. Anche
Fausto Coppi diceva di prendere la cosiddetta
Bomba. Fino ad arrivare a
Lance Armstrong, sospettato di iniettare nel suo sangue addirittura plasma di toro (tra le altre cose, tuttavia Armstrong non ha mai subito processi mediatici, e nemmeno é mai stato messo alla gogna dall’organizzazione del Tour -esempio, Pantani-, chissà perché).
Il doping, una piaga che da sempre esiste nel ciclismo ed in tutti gli altri sport.
Ma veniamo al caso del momento, Ivan Basso. Ha confessato di aver praticato emo-trasfusioni, ma pare che nel suo sangue non siano state trovate tracce di EPO. Buona notizia, questa. Io ho sempre difeso Ivan, credendolo innocente - come lui affermava. Ora dico che deve essere squalificato, ma non subire lo stesso trattamento ricevuto da Pantani, che lo distrusse nel fisico e nel morale, fino alla morte. Però voglio analizzare il suo caso, e relazionarlo ad altri avvenimenti. Non giustificarlo, sia chiaro, perché é doping anche ossigenarsi il sangue. Appunto, l’ossigenazione del sangue. Una pratica diffusa in molti sport, tra cui il calcio - ricordo che Zidane ha candidamente ammesso che compiva quest’operazione in una clinica svizzera. Solo che nel calcio questo non é doping. O almeno non c’è modo di saperlo, visto che le analisi del sangue non sono obbligatorie. Come dire, andate a doparvi tranquillamente perché tanto nessuno vi controllerà. I due pesi e le due misure non mi sono mai piaciuti. Se é doping nel ciclismo, deve essere perseguito anche negli altri sport. Basso é colpevole, come gli altri dell’Operacion Puerto (Valverde, Ullrich, tanto per citarne alcuni). Solo che Valverde continua a correre indisturbato in molte corse importanti, Basso è stato fermato. Il bello é che nel sangue dello spagnolo ci sarebbero anche tracce di EPO. Ma il personaggio da distruggere é il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia. Basso ha ammesso le proprie responsabilità, lo facciano anche gli altri, e che vengano trattati tutti allo stesso modo.
Tra qualche giorno partirà il Giro d’Italia, con Gilberto Simoni tra i protagonisti, che accusa Basso di doping ma che stranamente omette la sua di squalifica per doping, avvenuta qualche anno fa per assunzione di cocaina. Questo parlando di serietà professionale e lealtà sportiva. Ho citato Simoni, ma sfido chiunque a mettersi una mano sulla coscienza.
Con la caduta dell’ultimo fenomeno, direi che per me il ciclismo chiude i battenti. Oggi, con le dichiarazioni di Ivan Basso al procuratore federale.