45 minuti di sofferenza pura*

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Sottotitolo: cazzo, se ho sofferto.

Vi dico solo che non ho capito neanche chi faceva i canestri. Scoraggiato fin dal primo minuto dall’assurda partenza di Bargnani & Company, con i turchi che ci doppiano e tengono le distanze per un bel pezzo di partita: un’Italietta. Poi la reazione, anche degli addormentati Bargnani e Belinelli, quest’ultimo autore di canestri decisivi nell’ultimo quarto e nel supplementare. Direi decisivo l’ingresso di Crosariol, che ha dato una svolta alla partita, ed un grande terzo quarto. Da lì in poi, a parte qualche grossa amnesia dopo essere passati in vantaggio 58-51 che ci è quasi costata la partita con la Turchia che ripassava in vantaggio di qualche lunghezza, grande prova di orgoglio dei ragazzi di Charlie Recalcati. Sugli scudi Gigli, autore di una grande prova e di 17 punti. Per la Turchia grande prova di Turkoglu (34 punti), a tratti spettacolare con le sue bombe da tre punti. Nel finale i liberi di Bulleri (grande Europeo, il suo) ci consegnano la partita.

Ora aspettiamo il risultato della Germania, che in caso di sconfitta oggi e poi di ulteriore disfatta contro di noi, ci regalerebbe il passaggio ai quarti di finale.

Ah, dimenticavo, è finita 84-75 d1ts.

*cit. Franco Lauro

Gazza ringalluzzito

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Il mio idolo di gioventù, al secolo Paul Gazza Gascoigne, pare abbia risolto i suoi problemi di alcolismo.

E già qui siamo sul fantascientifico.

Paul che lascia la bottiglia? Ok, allora George Best è vivo.

Che poi lui non aveva/ha problemi di alcolismo. E’ solo che gli piace bere.

L’isola dei famosi d’oltremanica (in realtà è la giungla dei famosi) lo vuole assolutamente per la nuova edizione del reality show. E’ il primo nella lista dei produttori.

Gazza avrebbe confidato ad un suo intimo amico (…) che è molto attratto dalla possibilità di ricavare Gin dalle bacche presenti nella giungla, e che quindi sarebbe sicuro della vittoria finale.

Ecco, io credo di essere l’unico nelle terre emerse ad avere la sua maglietta numero otto, che conservo come una reliquia.

Poteva anche essere un pazzo fuori di testa, però mi ha fatto ridere (per le sue goliardate) e stropicciare gli occhi (per le sue giocate) per anni.

The Championships

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Prima di iniziare a scrivere cazzate, una tirata d’orecchie a Federer:

Roger, Roger. Come diavolo hai fatto a metterti i pantaloni al rovescio, alla festa per la vittoria di Wimbledon?

O Misha ci ha dato dentro negli spogliatoi e ti ha rincoglionito, o sei rincoglionito di brutto già di tuo.

Ok, è tardi, le cazzate non le scrivo proprio. Perché questa era una cosa importante, specifichiamolo.

Il miracolo si ripete…

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… Ed io rosico perché dovevo essere lì a gustarmi la scena comodamente seduto in tribuna.

Comincio ad essere felicemente ripetitivo: Volandri ha vinto ancora, volando in semifinale (la sua prima semifinale in un torneo del Masters Series). Ha travolto il ceco Berdych con il punteggio di 6-2 6-3.

Ora non dico nulla per non gufarlo.

Miracoli

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Beh, per una volta posso esaltare un tennista italiano, Filippo Volandri. I giornali si sono presi la briga di scrivere "travolto Federer"… Sì, quel Roger Federer, il numero uno al mondo. Un’affermazione netta agli ottavi di finale del torneo Masters Series di Roma, con il punteggio di 6-2 6-4.

Filippo l’ha definita come "la partita perfetta". Grazie al cazzo, hai battuto Federer!

Grande Volandri.

Peccato per Potito Starace, sconfitto al terzo set da Davidenko. Bravo comunque.

Caduti in Basso

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Io ho sempre amato il ciclismo. Sono cresciuto nel mito di Miguel Indurain, che vinceva Tour de France a ripetizione, concedendosi il lusso di partecipare -vincendoli- anche a qualche Giro d’Italia. Quella maglia gialla di Miguel mi aveva fatto innamorare di questo sport. Ricordo anche il giorno della fine del mito (1996), quando el Navarro andò in crisi in maglia gialla sotto i colpi inferti dagli avversari. Quel Tour se lo aggiudicò poi Bjarne Riis. In quegli anni (1994) iniziò anche il mito di Marco Pantani, e spuntò fuori una giovane promessa tedesca, il ragazzo prodigio Jan Ullrich, che vinse il Tour del 1997. Iniziarono in quegli anni anche le prime storie di doping generalizzato, ma non dobbiamo dimenticare che venne trovato positivo anche Eddie Merchxx, Il Cannibale. Anche Fausto Coppi diceva di prendere la cosiddetta Bomba. Fino ad arrivare a Lance Armstrong, sospettato di iniettare nel suo sangue addirittura plasma di toro (tra le altre cose, tuttavia Armstrong non ha mai subito processi mediatici, e nemmeno é mai stato messo alla gogna dall’organizzazione del Tour -esempio, Pantani-, chissà perché). Il doping, una piaga che da sempre esiste nel ciclismo ed in tutti gli altri sport.

Ma veniamo al caso del momento, Ivan Basso. Ha confessato di aver praticato emo-trasfusioni, ma pare che nel suo sangue non siano state trovate tracce di EPO. Buona notizia, questa. Io ho sempre difeso Ivan, credendolo innocente - come lui affermava. Ora dico che deve essere squalificato, ma non subire lo stesso trattamento ricevuto da Pantani, che lo distrusse nel fisico e nel morale, fino alla morte. Però voglio analizzare il suo caso, e relazionarlo ad altri avvenimenti. Non giustificarlo, sia chiaro, perché é doping anche ossigenarsi il sangue. Appunto, l’ossigenazione del sangue. Una pratica diffusa in molti sport, tra cui il calcio - ricordo che Zidane ha candidamente ammesso che compiva quest’operazione in una clinica svizzera. Solo che nel calcio questo non é doping. O almeno non c’è modo di saperlo, visto che le analisi del sangue non sono obbligatorie. Come dire, andate a doparvi tranquillamente perché tanto nessuno vi controllerà. I due pesi e le due misure non mi sono mai piaciuti. Se é doping nel ciclismo, deve essere perseguito anche negli altri sport. Basso é colpevole, come gli altri dell’Operacion Puerto (Valverde, Ullrich, tanto per citarne alcuni). Solo che Valverde continua a correre indisturbato in molte corse importanti, Basso è stato fermato. Il bello é che nel sangue dello spagnolo ci sarebbero anche tracce di EPO. Ma il personaggio da distruggere é il vincitore dell’ultimo Giro d’Italia. Basso ha ammesso le proprie responsabilità, lo facciano anche gli altri, e che vengano trattati tutti allo stesso modo.

Tra qualche giorno partirà il Giro d’Italia, con Gilberto Simoni tra i protagonisti, che accusa Basso di doping ma che stranamente omette la sua di squalifica per doping, avvenuta qualche anno fa per assunzione di cocaina. Questo parlando di serietà professionale e lealtà sportiva. Ho citato Simoni, ma sfido chiunque a mettersi una mano sulla coscienza.

Con la caduta dell’ultimo fenomeno, direi che per me il ciclismo chiude i battenti. Oggi, con le dichiarazioni di Ivan Basso al procuratore federale.

Caso Basso: prosciolto!

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Non poteva finire che così: Ivan Basso è stato prosciolto dall’accusa di doping da parte dell’Ufficio di Procura Antidoping del CONI.

Assoluzione piena, per il campione varesino. E ora? Ora potrà tornare a correre già da Domenica, nel Giro di Lombardia, ultima tappa del circuito Pro Tour.

Ok, ora posso cominciare con le ingiurie.

Basso veniva da una splendida vittoria al Giro d’Italia, e si apprestava a vincere incontrastato anche il Tour de France. Ma qualcuno l’ha voluto fuori, inventandosi accuse assurde che non stavano nè in cielo nè in terra. Poi il Tour, ricordiamolo, è stato vinto da un VERO dopato. E Basso l’ha guardato in tv, innocente. Non ha potuto disputare nemmeno i Mondiali. Sempre da innocente.

Poteva essere un anno in cui sarebbe entrato nella storia, insieme a pochi altri eletti, e con lui lo sport italiano. Invece è quasi stato la rovina della sua carriera. Chi gli restituirà il Tour mancato? L’anno prossimo sarà un anno più vecchio, e non si sa se ritroverà quella condizione fisica.

Nessuno lo ripagherà di questo, e me ne dispiace. Però ora ha dato un bello schiaffo morale ai suoi detrattori, e a quegli sciocchi della Societè du Tour de France.

Sport&Famiglia.

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Tempo fa parlai del ritiro di Andre Agassi, e di quale meraviglioso campione fosse stato dentro e fuori dal campo.

Ieri i coniugi Agassi hanno fatto un altro gesto (nella persona della moglie, la mitica ex regina del tennis Steffi Graf) da mettere in risalto.

Agassi ha deciso di mettere all’asta due racchette: la prima e l’ultima che ha usato nella sua lunga carriera. Ebbene, con un’offerta al cardiopalma proprio nei secondi finali, Steffi ha "ricomprato" quelle racchette per l’importante cifra di 360 mila dollari, riportandole a casa. E soprattutto ha contribuito con un congruo assegno all’11ª edizione del Grand Slam for Children, un appuntamento benefico organizzato dallo stesso Agassi alla MGM Arena di Las Vegas, che in totale ha raccolto quasi 7 milioni di euro.

Steffi ha dichiarato che "quelle racchette penso rimarranno con noi", e Andre ha risposto che "In fondo sono solo soldi, quindi grazie".

Sono solo soldi, bravo Andre. Grazie a te, ed a quelli come te. Che i soldi ce li hanno, ma cercano anche di aiutare chi ne ha bisogno.


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