A volte…
politica, relax, società 7 Comments »
Fonte: Corriere.it

Fonte: Corriere.it
Trad. Il lavoro è radice di morte.
Dopo qualche mese di consulenza informatica presso una grande azienda meneghina, coincidenti con i miei primi mesi di lavoro da laureato, volevo esporvi le mie riflessioni a riguardo di questa tipologia occupazionale.
Ho registrato vantaggi, svantaggi, modi di agire delle persone "interne" verso i consulenti e viceversa. Per tanto tempo ho tenuto la bocca chiusa e le orecchie tese, in modo da riuscire a cogliere quanto più possibile per imparare alcuni comportamenti.
Gli svantaggi del consulente
- E’ la puttana dell’informatica: non conosce ambienti di lavoro stabili. I colleghi vanno e vengono, lui stesso va e viene. Un ricambio continuo che in certi casi può essere esso stesso un vantaggio, ma in realtà si traduce in una confusione tremenda su chi deve fare cosa.
- L’ostruzionismo dei dipendenti veri e propri dell’azienda ospitante: sono subdoli, trattano il consulente come un pericolo da combattere, lo guardano dall’alto in basso. Ciò non dovrebbe essere così, perché se i consulenti sono lì vuol dire che spesso stanno salvando il culo di dipendenti incapaci.
- Non sente mai davvero "suo" quello che sta facendo, perché sa benissimo che tra una settimana potrebbe essere da tutt’altra parte. Perciò dopo un po’ viene a mancare la passione, perché mancano i punti di riferimento. Un conto è essere responsabile di qualcosa, un conto è sapere di essere di passaggio in quel progetto.
C’è anche qualche vantaggio significativo?
- Quando sa che è poco implicato in certe vicende lavorative, è più facile che il consulente se ne freghi altamente di quello che sta facendo: ciò comporta una perdita di produttività di tutti, perché giustamente non gliene frega un cazzo a nessuno, tanto si viene pagati comunque per un certo periodo. Poi si va in un altro posto e si sbafano altri soldi, e così via…
- Come succede dall’altra parte, anche i consulenti non vedono di buon occhio gli interni: li sfottono, inventano soprannomi di ogni genere, li scherniscono a riguardo della loro discutibile competenza; si rodono il fegato perché gli interni guadagnano più di loro. Ops, mi sa che questo alla fine non è proprio un vantaggio. Però ci si diverte un mondo.
Credo che il problema stia proprio nelle società di consulenza (a volte vere e proprie scatole cinesi di società di consulenza): prendono tanti soldi dal cliente, prendono per la gola il consulente. Consulente che altrimenti non riuscirebbe a trovare lavoro neanche nel salotto di casa sua. Il consulente si sente quindi sfruttato, e diventa sempre più fancazzista. Risultato? Un turn over elevatissimo.
L’esaltazione del concetto di flessibilità. Da non confondere con la precarietà, come fanno questi signori (le due parole vengono trattate come due lati della stessa medaglia, ma non lo sono affatto). Esaltazione che produce l’effetto opposto a quello desiderato: grande esborso di soldi da parte del cliente, piccolo introito per il consulente; mescolando le due componenti si ottiene solo merda. E la merda non diventa cioccolata.
La soluzione, a mio avviso, sarebbe: consulenti tutti liberi professionisti, con registrazione ad un elenco (non un Albo professionale, per carità, altra fregatura) consultabile da tutte le aziende. Aziende che dovrebbero prospettare a questi liberi professionisti integrazioni nel personale nel medio periodo, in modo da invogliarli e farli crescere professionalmente. Spendendo la metà dei soldi e avvalendosi di persone preparate e motivate.
Che palle.
Però non voglio andare a vivere in Spagna, eh…
Tra un po’ sarà pieno di italiani che vogliono viverci, ed avremo esattamente la stessa situazione che viviamo qui. Con l’aggiunta di tutti i problemi spagnoli, dieci anni indietro rispetto a noi in molti campi. (E poi magari qualcuno ha anche una villa in Spagna - gulp…)
Cambiare tutto per non cambiare nulla, appunto.
Ma facciamo il punto della situazione…
Credo che questa vignetta riassuma perfettamente il quadro socio-politico-economico italiano, nessun settore escluso.

(Fonte: Corriere.it)
Questa notizia sembra una novità, ma in realtà nella scuola media del mio paesino ne è andata in scena una versione addirittura migliorata rispetto a quella che possiamo leggere nell’articolo…
Solo che, con classe, le cose furono messe a tacere evitando pericolosi e sistematici tentativi di emulazione.
L’altra differenza è che l’insegnante (probabilmente, non ne sono sicuro) non si trovava in classe.
Ora di ricreazione, cinque ragazzini decidono di misurare la gittata dei propri arnesini, allenandosi con le pippe.
Giù i pantaloni.
Alzabandiera.
Posizione.
Trastullare.
Mirare.
Fuoco!
… E puntualmente sono stati scoperti, prendendo una sonora sospensione e, contestualmente, tante mazzate.
Qui leggo di una denuncia, magistratura, polizia… I soliti esagerati. Mah, basterebbe licenziare l’insegnante e dare una lezione ai ragazzi, ed il caso sarebbe chiuso.
Il risultato era largamente previsto. Forse non in questi termini trionfali, ma previsto.
I soliti exit polls truffaldini. Ma figuratevi se la gente viene a dire a voi per chi ha votato quando esce dal seggio. Suvvia.
La Lega ha fatto man bassa di voti, raggiungendo in alcuni punti del Paese percentuali che PDL e PD si sognano. Volontà popolare, la chiamano.
Anch’io la chiamo così. E come tale va rispettata, anche se a qualcuno non piace. D’altronde, se si sente la notizia di un assurdo tentato stupro in Stazione Centrale, sventato da un barbone (e chiamiamoli col nome che abbiamo sempre usato, che non è affatto dispregiativo), non me la sento di biasimare chi ha votato per un partito - l’unico - che ha promesso sicurezza e legalità.
Questo per me spiega, almeno in parte, il successo della Lega, determinante per la vittoria di Berlusconi. Pensate ad una madre, la cui figlia va in giro da sola ogni giorno, per studio o per lavoro, e la sera torna a casa tra mille pericoli: questa madre voterà Lega. Una madre tranquilla probabilmente voterebbe per un altro partito.
Pochi vincitori, tanti sconfitti, come sempre. Vince il Partito Democratico, con un’importante affermazione in tutto il territorio nazionale alla prima competizione elettorale come nuovo soggetto politico. Perdono (meritatamente e secondo natura - legge della giungla) gli n partiti insignificanti creati in questi torbidissimi anni politici.
Abbiamo sentito tante promesse, come al solito. Ora vogliamo i fatti. Dalla maggioranza come dall’opposizione. E stavolta non potranno dare la colpa agli altri, perché non ci sono altri che PD e PDL. E la Lega., che garantisce una tranquilla stabilità politica al futuro governo. Ma la garantirà davvero?
Se n’è parlato moltissimo in questi mesi, ma non tutti sanno cosa sia realmente l’Esposizione Universale (per gli amici, Expo)…
Da Wikipedia: Esposizione mondiale è il nome generico che indica diverse grandi esposizioni tenutesi fin dalla metà del XIX secolo. L’organismo ufficiale che sancisce queste esposizioni è il Bureau International des Expositions (tipicamente abbreviato in BIE). Le esposizioni approvate dal BIE sono divise in alcune tipologie: universale, e internazionale o specializzata. Dipendentemente dalla loro classificazione possono durare dai 3 ai 6 mesi. Le esposizioni universali si svolgono solitamente con minore frequenza di quelle specializzate o internazionali, perché sono più costose. Per distinguerle da fiere minori, richiedono una progettazione da zero dei padiglioni. Come risultato, le nazioni competono per creare la struttura più spettacolare o memorabile.
Esempio glorioso di monumento "ereditato" dalla città ospitante di un’Esposizione Universale (la più importante, quella che avrà anche Milano) è la Tour Eiffel (Expo 1889) - divenuta poi simbolo di Parigi. La città meneghina ha un’occasione irripetibile e irrinunciabile: sette anni di tempo per proiettarsi nel futuro. Un futuro sostenibile, ecologico, all’avanguardia tecnologica. Nel 2015 Milano sarà la capitale del mondo per circa sei mesi, e tutti sanno quanto siamo bravi noi italiani nell’organizzazione di eventi perfetti (esempio: Olimpiadi Invernali di Torino 2006).
Cosa mi piace
Mi piace l’aria di cambiamento e di rinnovamento che si respira in città. Tanti nuovi progetti, tante opere di utilità pubblica che miglioreranno ed integreranno il sistema dei trasporti. Alcuni renderanno la città più vivibile, come le centinaia di km di piste ciclabili in cantiere, altri la renderanno più attraente, come la progettazione del nuovo quartiere in zona Garibaldi. Poi le nuove linee della metropolitana, i nuovi musei (Milano è poverissima di musei, un grave handicap rispetto alle città che contano in Europa)… Tutto sembra andare nella direzione di un miglioramento generale dello status di vita.
Cosa non mi piace
Non mi piace la location di alcune delle nuove opere: il simbolo dell’evento sarà una nuova torre alta duecento metri che sorgerà nell’area della nuova Fiera di Rho-Pero; perché? Rho-Pero non è Milano, è fuori Milano. Almeno il monumento principale bisognava costruirlo in centro o nei suoi pressi… Dovrebbe essere il simbolo della città, visibile da chi visita il centro. Non facendo mezz’ora o più di metropolitana.
Speriamo bene, ci si gioca il rilancio di una nazione intera.
Cosa sta succedendo?
Accade che il motore trainante dell’economia mondiale attraversa la crisi finanziaria più grave dal (non troppo) lontano ‘29 (Grande Depressione http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_depressione), e la situazione peggiora di giorno in giorno: il Dollaro cola a picco, Wall Street segue a ruota, il prezzo del petrolio impazzisce, il prezzo dell’oro supera record su record. Due grosse banche americane sono affondate (in gran parte per causa della crisi dei mutui), fallendo in pochi giorni e venendo rilevate da qualche altro (non meno in difficoltà) gigante per quattro spiccioli…
Quali sono le cause?
Io andrei a ricercarle negli anni passati, ma sono sotto gli occhi di tutti… I conflitti in Medio Oriente (Libano-Israele/Palestina-Iraq) hanno portato a conseguenze disastrose: secondo me non è un caso che il prezzo del petrolio sia aumentato a dismisura negli ultimi anni, visto che la gran parte dell’oro nero mondiale proviene da quelle zone. Riguardi ai mutui, beh, la mia personalissima opinione è che la moda di comprare tutto a rate abbia dato il colpo di grazia ad un’economia già in declino. Le banche prestano un sacco di soldi, la gente - incosciente - si indebita fino al collo con la (effimera) tranquillità del "tanto pago a rate", concedendosi lussi che pochi anni prima non si sarebbe neanche sognata: il macchinone su tutti. Poi cosa succede? Quando arriva il momento di ripagare i debiti, magicamente ci si accorge che lo stipendio non basta più, e si precipita nell’indigenza. Magari oltre alla rata della macchina (con tutte le esose spese accessorie che un mezzo di locomozione comporta al giorno d’oggi) c’è anche un mutuo da estinguere, ed ecco che i conti NON POSSONO più quadrare. Se la gente non ripaga i debiti, le banche perdono liquidità fino a soffocare, fino al fallimento. E’ quello che è successo negli States. Appena i tassi di interesse sono cresciuti di qualche decimo di punto, la gente non ce l’ha più fatta a pagare e si è creato quel circolo vizioso che ha portato alla grave crisi che viviamo oggi. Il tutto in pochi mesi. Perché la crisi era forse prevedibile da un risparmiatore accorto, ma il patatrac è successo in pochissimo tempo.
Perché la crisi è grave?
E’ grave perché siamo nella situazione del famoso cane che si morde la coda. I cittadini non hanno liquidità, le banche non hanno liquidità, gli Stati sono anch’essi pieni di debiti. La ricchezza è concentrata in mano a pochi furbi, che - non possiamo biasimarli - si tengono stretti stretti i loro quattrini. Ma rischiano anche loro, perché quando anche le banche non ce la fanno più vuol dire che si è davvero alla frutta. In Argentina ne sanno qualcosa, tutti hanno perso tutto. Anche i generi alimentari sono un indice molto veritiero della situazione: il prezzo del grano è aumentato del 70% circa rispetto allo scorso anno, e il latte non è da meno; purtroppo, dipendendo dal petrolio, i costi di produzione aumentano a velocità insostenibile per tutti, mentre i contadini soffrono anche loro l’impoverimento dei terreni e quindi la minore produttività. L’inquinamento fa la parte del leone, l’acqua è sempre di meno e sempre più schifosa, il clima sta cambiando con rapidità.
Verso a cosa andiamo incontro?
L’Europa cerca di rimanere a galla e di non affondare rapidamente come gli Stati Uniti, ma a mio avviso è solo questione di tempo: Euro forte che blocca le esportazioni, prezzi degli immobili alle stelle, Borse che iniziano a cadere in delle picchiate assurde. Quando si spegnerà del tutto l’American Style, allora starà per morire anche l’Europa che conta. Le Tigri Asiatiche ne gioveranno per un po’, ma poi andrà tutto a puttane anche lì, non avendo più uno sbocco per le - attualmente - massicce esportazioni. Il "sistema" sta implodendo su se stesso. Lasciatemi dire che un po’ ce la siamo cercata. Anzi, più di un po’.
Quali sono le possibili soluzioni?
Chi ha un tetto sotto cui vivere e un pezzo di terra da lavorare se lo tenga ben stretto, prevedo tempi bui. Chissà, magari il cambiamento radicale mondiale "previsto" da veggenti vari e dai Maya potrebbe essere proprio questo.
Forse per dare una sterzata vigorosa bisogna muoversi astutamente in quella direzione, anticipando il disastro: un ritorno intelligente alla natura. Bisogna invertire la tendenza, facendo quel salto ecologico che il bisogno ci impone. Dobbiamo disfarci del petrolio, principalmente. Sostituirlo, rimpiazzarlo. Ci vorranno anni e anni, ma bisogna iniziare subito. Bisognerebbe iniziare dai mezzi di trasporto, tutti quanti, per poi passare alle fabbriche e ai riscaldamenti. Le energie rinnovabili tra l’altro potrebbero dare una nuova spinta all’economia. La prima cosa che poi mi viene in mente di NON fare è quella di comprare qualcosa a rate. Accendere un mutuo o un finanziamento? E’ un suicidio. Chi ci garantisce che i nostri stipendi aumenteranno? Chi ci garantisce che riusciranno a mantenerli uguali a quelli che percepiamo adesso? Il nostro debito invece siamo certi che continuerà a crescere, se l’economia va male. Non potendo emigrare su nessun altro pianeta, cerchiamo di salvare il salvabile del nostro, che abbiamo distrutto a causa della nostra avidità.
Leggendo attentamente questo articolo, si possono fare delle considerazioni molto interessanti in proposito. Le motivazioni della fuga possono essere molteplici, cerchiamo di evidenziarne qualcuna:
- Ricerca di nuovi stimoli, in un campo non propriamente prodigo in tal senso - e totalmente stagnante in Italia;
- Salari generosi, totalmente assenti dallo scenario di un Paese in declino come il nostro (lo stipendio di un lavoratore dipendente è cresciuto solo dello 0,3%, dal 2000);
- Aziende tartassate, che scelgono il flessibile sistema irlandese. Se le aziende principali (Apple, IBM, Microsoft, Google) del campo IT hanno la loro base principale in Irlanda, il richiamo è consequenziale e forte.
Se a tutto questo aggiungete il mito dell’Isola di Smeraldo, la frittata è fatta.
L’Irlanda galoppa, i grandi arrancano.
Salta subito agli occhi la differenza di valutazione dei consulenti, ad esempio: in Italia si guadagnano in genere - con una certa seniority acquisita - 1500 euro al mese. In Irlanda arrivano a pagare dalle 150 alle 1000 euro al giorno per lo stesso lavoro.
La domanda di gente specializzata è altissima, e l’offerta ancora sostanzialmente scarsa. Da bravi economisti quali siete, le considerazioni finali fatele voi in base a questi dati.