Cose già viste

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Questa notizia sembra una novità, ma in realtà nella scuola media del mio paesino ne è andata in scena una versione addirittura migliorata rispetto a quella che possiamo leggere nell’articolo…

Solo che, con classe, le cose furono messe a tacere evitando pericolosi e sistematici tentativi di emulazione.
L’altra differenza è che l’insegnante (probabilmente, non ne sono sicuro) non si trovava in classe.

Ora di ricreazione, cinque ragazzini decidono di misurare la gittata dei propri arnesini, allenandosi con le pippe.
Giù i pantaloni.
Alzabandiera.
Posizione.
Trastullare.
Mirare.
Fuoco!

… E puntualmente sono stati scoperti, prendendo una sonora sospensione e, contestualmente, tante mazzate.

Qui leggo di una denuncia, magistratura, polizia… I soliti esagerati. Mah, basterebbe licenziare l’insegnante e dare una lezione ai ragazzi, ed il caso sarebbe chiuso.

L’Eletto

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Il risultato era largamente previsto. Forse non in questi termini trionfali, ma previsto.

I soliti exit polls truffaldini. Ma figuratevi se la gente viene a dire a voi per chi ha votato quando esce dal seggio. Suvvia.

La Lega ha fatto man bassa di voti, raggiungendo in alcuni punti del Paese percentuali che PDL e PD si sognano. Volontà popolare, la chiamano.
Anch’io la chiamo così. E come tale va rispettata, anche se a qualcuno non piace. D’altronde, se si sente la notizia di un assurdo tentato stupro in Stazione Centrale, sventato da un barbone (e chiamiamoli col nome che abbiamo sempre usato, che non è affatto dispregiativo), non me la sento di biasimare chi ha votato per un partito - l’unico - che ha promesso sicurezza e legalità.
Questo per me spiega, almeno in parte, il successo della Lega, determinante per la vittoria di Berlusconi. Pensate ad una madre, la cui figlia va in giro da sola ogni giorno, per studio o per lavoro, e la sera torna a casa tra mille pericoli: questa madre voterà Lega. Una madre tranquilla probabilmente voterebbe per un altro partito.

Pochi vincitori, tanti sconfitti, come sempre. Vince il Partito Democratico, con un’importante affermazione in tutto il territorio nazionale alla prima competizione elettorale come nuovo soggetto politico. Perdono (meritatamente e secondo natura - legge della giungla) gli n partiti insignificanti creati in questi torbidissimi anni politici.

Abbiamo sentito tante promesse, come al solito. Ora vogliamo i fatti. Dalla maggioranza come dall’opposizione. E stavolta non potranno dare la colpa agli altri, perché non ci sono altri che PD e PDL. E la Lega., che garantisce una tranquilla stabilità politica al futuro governo. Ma la garantirà davvero?

L’Esposizione Universale

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Se n’è parlato moltissimo in questi mesi, ma non tutti sanno cosa sia realmente l’Esposizione Universale (per gli amici, Expo)…

Da Wikipedia: Esposizione mondiale è il nome generico che indica diverse grandi esposizioni tenutesi fin dalla metà del XIX secolo. L’organismo ufficiale che sancisce queste esposizioni è il Bureau International des Expositions (tipicamente abbreviato in BIE). Le esposizioni approvate dal BIE sono divise in alcune tipologie: universale, e internazionale o specializzata. Dipendentemente dalla loro classificazione possono durare dai 3 ai 6 mesi. Le esposizioni universali si svolgono solitamente con minore frequenza di quelle specializzate o internazionali, perché sono più costose. Per distinguerle da fiere minori, richiedono una progettazione da zero dei padiglioni. Come risultato, le nazioni competono per creare la struttura più spettacolare o memorabile.

Esempio glorioso di monumento "ereditato" dalla città ospitante di un’Esposizione Universale (la più importante, quella che avrà anche Milano) è la Tour Eiffel (Expo 1889) - divenuta poi simbolo di Parigi. La città meneghina ha un’occasione irripetibile e irrinunciabile: sette anni di tempo per proiettarsi nel futuro. Un futuro sostenibile, ecologico, all’avanguardia tecnologica. Nel 2015 Milano sarà la capitale del mondo per circa sei mesi, e tutti sanno quanto siamo bravi noi italiani nell’organizzazione di eventi perfetti (esempio: Olimpiadi Invernali di Torino 2006).

Cosa mi piace

Mi piace l’aria di cambiamento e di rinnovamento che si respira in città. Tanti nuovi progetti, tante opere di utilità pubblica che miglioreranno ed integreranno il sistema dei trasporti. Alcuni renderanno la città più vivibile, come le centinaia di km di piste ciclabili in cantiere, altri la renderanno più attraente, come la progettazione del nuovo quartiere in zona Garibaldi. Poi le nuove linee della metropolitana, i nuovi musei (Milano è poverissima di musei, un grave handicap rispetto alle città che contano in Europa)… Tutto sembra andare nella direzione di un miglioramento generale dello status di vita.

Cosa non mi piace

Non mi piace la location di alcune delle nuove opere: il simbolo dell’evento sarà una nuova torre alta duecento metri che sorgerà nell’area della nuova Fiera di Rho-Pero; perché? Rho-Pero non è Milano, è fuori Milano. Almeno il monumento principale bisognava costruirlo in centro o nei suoi pressi… Dovrebbe essere il simbolo della città, visibile da chi visita il centro. Non facendo mezz’ora o più di metropolitana.

Speriamo bene, ci si gioca il rilancio di una nazione intera.

It’s the end of the world (as we know it)

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Credo che questo geniale titolo dei R.E.M. di quasi venti anni fa rispecchi in maniera esaustiva la situazione che il mondo si sta trovando ad affrontare in questi ultimi tempi. Parlo della crisi economico-socio-energetica che affligge il pianeta, ed in particolare gli Stati Uniti d’America.

Cosa sta succedendo?
Accade che il motore trainante dell’economia mondiale attraversa la crisi finanziaria più grave dal (non troppo) lontano ‘29 (Grande Depressione http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_depressione), e la situazione peggiora di giorno in giorno: il Dollaro cola a picco, Wall Street segue a ruota, il prezzo del petrolio impazzisce, il prezzo dell’oro supera record su record. Due grosse banche americane sono affondate (in gran parte per causa della crisi dei mutui), fallendo in pochi giorni e venendo rilevate da qualche altro (non meno in difficoltà) gigante per quattro spiccioli…

Quali sono le cause?
Io andrei a ricercarle negli anni passati, ma sono sotto gli occhi di tutti… I conflitti in Medio Oriente (Libano-Israele/Palestina-Iraq) hanno portato a conseguenze disastrose: secondo me non è un caso che il prezzo del petrolio sia aumentato a dismisura negli ultimi anni, visto che la gran parte dell’oro nero mondiale proviene da quelle zone. Riguardi ai mutui, beh, la mia personalissima opinione è che la moda di comprare tutto a rate abbia dato il colpo di grazia ad un’economia già in declino. Le banche prestano un sacco di soldi, la gente - incosciente - si indebita fino al collo con la (effimera) tranquillità del "tanto pago a rate", concedendosi lussi che pochi anni prima non si sarebbe neanche sognata: il macchinone su tutti. Poi cosa succede? Quando arriva il momento di ripagare i debiti, magicamente ci si accorge che lo stipendio non basta più, e si precipita nell’indigenza. Magari oltre alla rata della macchina (con tutte le esose spese accessorie che un mezzo di locomozione comporta al giorno d’oggi) c’è anche un mutuo da estinguere, ed ecco che i conti NON POSSONO più quadrare. Se la gente non ripaga i debiti, le banche perdono liquidità fino a soffocare, fino al fallimento. E’ quello che è successo negli States. Appena i tassi di interesse sono cresciuti di qualche decimo di punto, la gente non ce l’ha più fatta a pagare e si è creato quel circolo vizioso che ha portato alla grave crisi che viviamo oggi. Il tutto in pochi mesi. Perché la crisi era forse prevedibile da un risparmiatore accorto, ma il patatrac è successo in pochissimo tempo.

Perché la crisi è grave?
E’ grave perché siamo nella situazione del famoso cane che si morde la coda. I cittadini non hanno liquidità, le banche non hanno liquidità, gli Stati sono anch’essi pieni di debiti. La ricchezza è concentrata in mano a pochi furbi, che - non possiamo biasimarli - si tengono stretti stretti i loro quattrini. Ma rischiano anche loro, perché quando anche le banche non ce la fanno più vuol dire che si è davvero alla frutta. In Argentina ne sanno qualcosa, tutti hanno perso tutto. Anche i generi alimentari sono un indice molto veritiero della situazione: il prezzo del grano è aumentato del 70% circa rispetto allo scorso anno, e il latte non è da meno; purtroppo, dipendendo dal petrolio, i costi di produzione aumentano a velocità insostenibile per tutti, mentre i contadini soffrono anche loro l’impoverimento dei terreni e quindi la minore produttività. L’inquinamento fa la parte del leone, l’acqua è sempre di meno e sempre più schifosa, il clima sta cambiando con rapidità.

Verso a cosa andiamo incontro?
L’Europa cerca di rimanere a galla e di non affondare rapidamente come gli Stati Uniti, ma a mio avviso è solo questione di tempo: Euro forte che blocca le esportazioni, prezzi degli immobili alle stelle, Borse che iniziano a cadere in delle picchiate assurde. Quando si spegnerà del tutto l’American Style, allora starà per morire anche l’Europa che conta. Le Tigri Asiatiche ne gioveranno per un po’, ma poi andrà tutto a puttane anche lì, non avendo più uno sbocco per le - attualmente - massicce esportazioni. Il "sistema" sta implodendo su se stesso. Lasciatemi dire che un po’ ce la siamo cercata. Anzi, più di un po’.

Quali sono le possibili soluzioni?
Chi ha un tetto sotto cui vivere e un pezzo di terra da lavorare se lo tenga ben stretto, prevedo tempi bui. Chissà, magari il cambiamento radicale mondiale "previsto" da veggenti vari e dai Maya potrebbe essere proprio questo.
Forse per dare una sterzata vigorosa bisogna muoversi astutamente in quella direzione, anticipando il disastro: un ritorno intelligente alla natura. Bisogna invertire la tendenza, facendo quel salto ecologico che il bisogno ci impone. Dobbiamo disfarci del petrolio, principalmente. Sostituirlo, rimpiazzarlo. Ci vorranno anni e anni, ma bisogna iniziare subito. Bisognerebbe iniziare dai mezzi di trasporto, tutti quanti, per poi passare alle fabbriche e ai riscaldamenti. Le energie rinnovabili tra l’altro potrebbero dare una nuova spinta all’economia. La prima cosa che poi mi viene in mente di NON fare è quella di comprare qualcosa a rate. Accendere un mutuo o un finanziamento? E’ un suicidio. Chi ci garantisce che i nostri stipendi aumenteranno? Chi ci garantisce che riusciranno a mantenerli uguali a quelli che percepiamo adesso? Il nostro debito invece siamo certi che continuerà a crescere, se l’economia va male. Non potendo emigrare su nessun altro pianeta, cerchiamo di salvare il salvabile del nostro, che abbiamo distrutto a causa della nostra avidità.

Perché i giovani scappano?

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Leggendo attentamente questo articolo, si possono fare delle considerazioni molto interessanti in proposito. Le motivazioni della fuga possono essere molteplici, cerchiamo di evidenziarne qualcuna:

- Ricerca di nuovi stimoli, in un campo non propriamente prodigo in tal senso - e totalmente stagnante in Italia;

- Salari generosi, totalmente assenti dallo scenario di un Paese in declino come il nostro (lo stipendio di un lavoratore dipendente è cresciuto solo dello 0,3%, dal 2000);

- Aziende tartassate, che scelgono il flessibile sistema irlandese. Se le aziende principali (Apple, IBM, Microsoft, Google) del campo IT hanno la loro base principale in Irlanda, il richiamo è consequenziale e forte.

Se a tutto questo aggiungete il mito dell’Isola di Smeraldo, la frittata è fatta.
L’Irlanda galoppa, i grandi arrancano.
Salta subito agli occhi la differenza di valutazione dei consulenti, ad esempio: in Italia si guadagnano in genere - con una certa seniority acquisita - 1500 euro al mese. In Irlanda arrivano a pagare dalle 150 alle 1000 euro al giorno per lo stesso lavoro.

La domanda di gente specializzata è altissima, e l’offerta ancora sostanzialmente scarsa. Da bravi economisti quali siete, le considerazioni finali fatele voi in base a questi dati.

Ho fatto due conti…

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… E non tornano, decisamente. E’ da tanto che non parlo di qualcosa di serio, voglio approfittarne per farlo nel momento in cui la corsa alla Casa Bianca ha il suo punto di partenza… Hillary Clinton, Barak Obama, Rudolph Giuliani, forse Michael Bloomberg: questi sono i nomi forti; gli altri, come al solito usciranno nell’indifferenza generale. Ci sarà di certo qualche sorpresa negli stati meno "forti", ma alla fine i valori saranno quelli.

Ma teniamo per un momento tutto in sospeso, tornerò tra poco sulla questione.

Voglio prima dare uno sguardo a quello che succede nel mondo. All’ultimo avvenimento, in particolare: Turchia attaccata dai Curdi. Già nel titolo posso notare un’imperfezione: i Curdi non stanno attaccando, bensì rispondono a degli attacchi mirati subiti per mano degli stessi turchi in congiunzione con gli americani. In territorio iracheno, non turco, cosa da non sottovalutare.

Qualche anno fa, c’era Saddam: pulizia etnica e sostanziale libertà religiosa.
Oggi, ci sono gli Stati Uniti: rimasta la pulizia etnica, persa la libertà religiosa poiché abbiamo uno Stato fortemente estremista.

Riflettiamo sugli errori commessi dall’Occidente, quindi. Errori di cui gran parte della responsabilità ricade sugli USA.

Fatto questo piccolo excursus, torniamo negli States. Il primissimo round delle Primarie, nello Stato dell’Iowa - poco indicativo per la verità -, ha tirato comunque fuori i primi risultati oggettivi.
Obama da una parte (Democratici), Huckabee dall’altra (Repubblicani): questi i vincitori delle consultazioni; in modo anche piuttosto netto, nell’ordine dei dieci punti percentuali. Solo terza Hillary, solo sesto Giuliani.

Il dato veramente importante, a cui voglio riallacciarmi, è però l’affluenza alle urne: elevatissima.
Gli Stati Uniti ci hanno abituati a scarse partecipazioni al voto, con percentuali di astenuti che da noi sarebbero impensabili. Stavolta vanno a votare in massa, e non dimentichiamo che siamo solo alle Primarie: il Presidente verrà eletto a novembre. Questo vuol dire che i cittadini hanno preso coscienza della situazione? Parliamoci chiaro: gli States non sono più visti come i più fighi dell’universo, e "Lamerica" non è più un così bel sogno. Questo a causa dei vistosi errori strategici post undici settembre, a mio avviso. Una bella lavata di immagine potrebbe darla Obama, e su di lui voglio soffermarmi un attimo: la popolazione di colore residente negli USA è in genere refrattaria alle elezioni, ma stavolta potrebbe andare in massa alle urne. L’occasione di avere un Presidente nero è troppo ghiotta. Non tanto per motivi razziali, quanto per segnare un vero e proprio cambio epocale di rotta. L’altra soluzione è il Presidente donna, che però sa tanto di minestra riscaldata, a causa del cognome altisonante. Comunque, rispetto a questi di Bush, quelli di Clinton furono ottimi governi anche a livello di immagine all’estero. La nota dolente viene dall’altra parte, quella repubblicana: Giuliani è uno tosto, viene dalla città per eccellenza, New York. Sindaco molto amato e dalle idee conservatrici ma non troppo. Il risultato dell’Iowa però lo penalizza tanto, potrebbe essere una mazzata per lui. Potrebbe anche scendere in campo l’attuale sindaco di NY, il multimiliardario Bloomberg: ma un capo del Governo proprietario di molti media è una cosa già vista, noi purtroppo ne sappiamo qualcosa. Gli altri sono o predicatori o veterani di guerra, perciò dire conservatori è dire poco.

Tirando le somme, per me chi tra Barak Obama e Hillary Clinton uscirà vincitore dalle Primarie sarà il Presidente virtuale degli Stati Uniti. La palla passa ora al New Hampshire, primo vero banco di prova, sempre decisivo per le elezioni. Quel voto sarà molto indicativo sui valori reali dei candidati. Staremo a vedere.

La Sindrome dello Scarrafoneâ„¢

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Since world is world, l’animale uomo è stato coinvolto (più o meno passivamente) in flussi migratori di massa. Non solo di massa, poiché possiamo registrare anche fenomeni di nomadismo solitario.

Oggi vi esporrò il mio trattato sulla Sindrome dello Scarrafone™, che colpisce qualche esemplare di maschio medio-adulto Meridionale quando si trova ad emigrare nel famigerato Nord.

Dopo, leggere attentamente anche le avvertenze. Di questi tempi, non si sa mai…

Come colpisce?
La Sindrome dello Scarrafone™ colpisce in modo subdolo, comunque non senza avvisaglie nei giorni precedenti il sopraggiungere della malattia. I soggetti a rischio, tuttavia, non prestano attenzione al malessere (il maschio Meridionale medio-adulto è notoriamente capoccione) e ne restano imbrigliati mani e piedi.

Quali sono i sintomi?
Dapprima abbiamo un entusiasmo fuori norma per l’approccio alla metropoli; l’idillio dura però poche ore, un giorno al massimo. Da questo punto in poi è un alternarsi di musi lunghi e teste basse, non appena il pensiero si rivolge verso mammà (si verifica l’assioma affermante che "ogni scarrafone è bell’a mamma soja"). Già a questo punto, il nostro scarrafone dovrebbe rendersi conto che sta per cadere in un pozzo senza fondo, che lo porterà alla malattia vera e propria. Ovviamente non se ne accorgerà.

La fase di incubazione

In questa fase lo scarrafone crede di potercela fare, ed a tratti ci riesce. Tuttavia, lo scarrafone più debole inizia a sentirsi perseguitato dal mondo Settentrionale, mischiando al suo virus un’altra malattia fulminante: la Sindrome del Terrone. La combinazione delle due sindromi può essere devastante, perché oltre al pensiero opprimente di mammà che prepara manicaretti di ogni tipo, abbiamo il pensiero opprimente della gente del Nord che disprezza il povero scarrafone. Questo ovviamente è tutto nella sua testa, altrimenti non sarebbe una malattia ma un disastro sociale.

La malattia
Quando la Sindrome dello Scarrafone™ si scatena in tutta la sua potenza, infine, il paziente sente l’impulso irrefrenabile di tornarsene da mamma sua, mollando casa e lavoro. Il più delle volte resiste e finisce in analisi, altre volte corre ad attaccarsi alla sottana di mammà, abbandonando il campo. Vediamo le cure attualmente disponibili per questa sindrome.

Le cure
Si segnalano casi sporadici di scarrafoni guariti completamente, tuttavia la ricerca ha ancora molto da fare in questo campo. Le nuove frontiere genetiche spingono gli scenziati a prelevare geni di scarrafone sano e ad impiantarli nei soggetti a rischio, stroncando così il morbo sul nascere. Perché non tutti gli scarrafoni si ammalano nel processo di emigrazione, ambientandosi subito nella nuova realtà. Sembra che questa sia l’unica strada da percorrere. Oppure gli psicofarmaci: pìgliate ‘na pastiglia.

L’impegno sociale
La Sindrome dello Scarrafone™ viene presa in seria considerazione da questo blog, che lancia una raccolta fondi in favore della SOS (Salviamo ‘O Scarrafone). Potete sovvenzionarla cliccando qui.

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Avvertenze: spero che nessuno se la prenda, è solo una caricatura scherzosa del ritratto sociale che ho osservato nei miei primi giorni di permanenza nel profondo Nord. Ah, dimenticavo: io non ne sono affetto, per fortuna.

Ho visto cose che voi umani…

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Tra un impegno e l’altro, trovo il tempo di leggere il Corriere e mi imbatto in queste notizie bislacche, e non posso non parlarne.

Durante una cerimonia per ricordare il defunto papa Giovanni Paolo II è stato acceso un falò dal quale si sarebbero sprigionate delle fiamme assumenti le sembianze di Wojtyla. Potete vedere qui una foto.

Sapete che ieri, nella fiamma del gas della cucina, ho visto il baffuto vecchietto della birra Moretti?

Insomma, tralasciando l’ovvia ipotesi del fotoritocco, io in quelle fiamme potrei riconoscere chiunque. Non vedo proprio nessun elemento distintivo dell’ex papa. Anzi, vi dirò di più, io noto una somiglianza molto più netta con la statua della libertà. E sono sicuro che ognuno vedrà qualcosa di diverso in quelle immagini.

Smettiamola di fare i creduloni, altro che miracolo


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