Rainman

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Ritorno da poco da quel di Ferrara, dal piccolo avamposto di parenti in terre pianeggianti.

Ritorno in treno, ovviamente si incontra gente "speciale"…

C’era un tizio più o meno della mia età, incappucciato, con gli auricolari a tutto volume - che alternava frequenti telefonate ad altissima voce a performance canore (sempre ad altissima voce, cantava "niente paura"). E mi lanciava sguardi torvi.

Era evidente che lo faceva apposta… Ma io ho adottato una tecnica che funziona sempre, ed ha smesso.

Facevo finta che non ci fosse.

La gente si deprime quando viene ignorata, e lui si è messo a dormire ed ha smesso di rompere i coglioni a me che stavo leggendo.

Ora et labora

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Volevo ricordare al buontempone che mi ha iscritto alla newsletter di Radio Maria (in foto uno screenshot) che ora siamo a Natale…

Carnevale è più in là.

Un colpo basso. Decisamente basso.

Complimenti! Adoro questo genere di vaccate!


Nella foto: la visita dello Spirito Santo nella mia stanza

P.S. Comunque bel colpo, mi sono davvero fatto due risate, chiunque tu sia.

Orso Grigio - Talefano

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Che ci siano continui disguidi sulla nostra vetusta rete telefonica, è risaputo; ma a volte succede l’impensabile

Ogni tanto anche a me viene voglia di chiamare casa, ma la Telecom ha deciso di mettermi i bastoni tra le ruote.

Compongo il solito numero, con sicurezza e autorità. (…)
- Praaaant?
Mi sono detto: questa non è mamma; non è neanche papà, ergo ho sbagliato numero.
- Mi scusi signora, ho sbagliato numero.
- Vabbuan. Cià!

Controllo il numero digitato, e mi accorgo che era corretto. Riprovo.

- Praaaant?
Poi dice fra sé e sé, ma io la sento: Mò ti fazz virar ch’è di nuav chill’i prim…
- Signora, io sto chiamando al ******… Lei che numero ha? E’ impossibile che ho sbagliato di nuovo.
- Io ho il ******…
Penso: come cazzo è possibile?
- Va bene signora, mi scusi di nuovo e buonasera.
- Cià… Aspè!
- Sì, mi dica…
- Ma sta chiamann i’ra GGermania? Si’ figl’ma?
- No signora, non chiamo dalla Germania, non sono suo figlio.
- E chini si’, allura? Sicur ca ‘u chiam i’ra GGermania? Mi sta faciann nu scherz?
- No signora, non sono io, nessuno scherzo, deve esserci qualche guasto.
- Sicuro?
- Sì.
- Cià!

Nei giorni successivi riprovai più volte, ma la risposta fu sempre la stessa

- Vafancùl!

Chi mi ha fatto le carte, mi ha chiamato vincente…

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E’ una lunga storia, mettiamola così. Da dove cominciare, se non dalla fine? Ma no, non c’è mica una fine.

Forse potrei cominciare dall’inizio. Forse. Ecco, forse è meglio di no.

Settimane di sbattimenti, di frenetici andirivieni, di sorrisi e di sbadigli. Non sapevo si riuscisse anche a (sor)ridere, mentre si sbadiglia. Ora lo so.

E poi, che dire, cerco di cavalcare l’onda. La testimonia la poca assiduità in queste pagine, la mia assenza.

Un avvenimento successo in questi giorni mi ha fatto riflettere su quanta differenza ci possa essere tra le parole e i fatti, a volte. Poi per forza bisogna comparare i due estremi: ho notato che altre volte i fatti sono meglio delle parole (o delle premesse).

Chi mi ha fatto le carte, mi ha chiamato vincente. L’ha fatto anche chi mi ha letto la mano.

Ma uno zingaro è un trucco?

Il punto è che il mio futuro non è affatto invadente - tra l’altro in quel caso mi lascerei invadere volentieri. Non ho nessuna intenzione di distruggerlo con la fantasia. Magari facciamo che continuo a costruirlo.

E mi perdoni De Gregori, se ho abusato di lui.

Il giorno del giudizio

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Sottotitolo: momenti di gloria.

E’ arrivato. E’ passato. Ora sono anche io dottore quanto basta.

Cazzo, l’hangover però rimane.

Chi se ne frega, stasera si continua! Questa laurea s’ha da festeggiare!

Dieci cose che odio di più

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Dopo un lustro dalla chiamata alle armi - ma so che hyacintgirl mi perdonerà, vero? - mi accingo ad elencare le cinque cose che odio di più (sì, ho ridotto il campo d’azione, non odio tante cose).

Altre catene in attesa: le farò tutte, non mi sono dimenticato. Ehm, se me ne scappa qualcuna tiratemi pure le orecchie. A meno che io non le abbia già fatte in precedenza. O tutte, o nessuna.

- La cosa che odio di più in assoluto è quando mi si sta col fiato sul collo. Ma proprio mi dà sui nervi.

- Odio Gigi D’Alessio. Sì, lo assimilo alle cose.

- Odio il mettermi alla prova sempre e comunque. La trovo essere una mancanza di fiducia insopportabile. Io credo in me: credeteci anche voi.

- Odio il dover porsi dei limiti che in realtà sono superabilissimi con le proprie capacità.

- Odio il finto sorriso di chi ti sta prendendo per il culo, tipico dei visi pallidi dalla lingua biforcuta. Ma me ne accorgo, state tranquilli.

Per ora basta così.

Viaggi e miraggi

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Spago sulla mia valigia non ce n’era/solo un po’ d’amore la teneva insieme/solo un po’ di rancore la teneva insieme

Quando scrissi della partenza, parlai di malinconia. Viaggiare aiuta a rientrare in contatto con se stessi, o almeno questo succede per me. Si analizzano momenti più o meno bui con grande lucidità, magari davanti ad una bella pinta di birra ghiacciata; o sotto il sole della spiaggia del Port Olimpic. Un diverso modo di interpretare la spiaggia, quello spagnolo: se vogliamo, anche l’anticamera del diverso modo di interpretare in generale la vita. In tutti i pochi posti in cui sono stato, ho notato i modi più disparati di vivere. Alcuni mi sono andati a genio, altri meno, pur adattandomi abbastanza in fretta alle nuove realtà.

Pur adorando Barcellona, il modus vivendi spagnolo mi rapisce poco, tanto più che mi trovavo più a mio agio in un pub pieno di inglesi che non con le birre in busta a Plaça Reial.

I giorni sono scorsi tranquilli, mi sono goduto la città con relativa calma: proprio quella tranquillità che in fondo cercavo. In particolare ho apprezzato le visite ai posti "alti" rispetto alla città, come Tibidabo, Park Guell e Montjuich. Barcellona vista dall’alto in tutta la sua estensione è una visione mozzafiato, forse la si riesce ad amare ancora di più che non vivendola per le strade. Dal Tibidabo si ha la visione più completa, con la montagna che guarda verso il mare e lo sguardo che riesce a perdersi oltre l’orizzonte.

Altra città che ho particolarmente apprezzato è stata Girona (Gerona in spagnolo, ma la pronuncia ufficiale è quella catalana), un gioiellino risalente agli Iberici e poi ai Romani, Visigoti, Musulmani, Carolingi, che hanno lasciato una quasi intatta muraglia difensiva e un dedalo di intricate e fantastiche stradine. Non credo che sia un caso il fatto che Girona risultasse al primo posto come qualità della vita nella classifica delle città spagnole, perché dà un senso di assoluta pace. Io dissi, non sapendo della classifica al momento del giro turistico per le vie cittadine, che gli abitanti di Girona sono sicuramente molto longevi… Si respira tranquilli in questa città, senza ombra di dubbio. Ci vivrei senza batter ciglio. Barcellona in quei giorni mi stava un pochino stretta, avevo bisogno di cambiare aria anche solo per mezza giornata. Ed ho riscoperto - nel caso ce ne fosse bisogno - quanto mi piace viaggiare.

Di fattura diversa invece la gita a Montserrat, con una mattina che inizia all’insegna della pioggia battente. Si parte da Plaça d’Espanya verso il Monastero di Montserrat, immerso in una cornice splendida di montagne dal volto umano. Ahinoi, dopo pochi minuti dall’arrivo in cima si è scatenato il diluvio, giusto il tempo di fare due foto ed una visita veloce all’interno. Dopodiché decidiamo, affamati, di rifugiarci in un bar/tavola calda. Birra e panino. Faceva un freddo cane, oltretutto. Ancora affamati, prendiamo altra roba da mangiare dopo aver pagato le altre cose… E poi due whiskey tripli (credo fossero tripli, perché il giovanotto ha vuotato la bottiglia) per ammazzare il freddo (eravamo in tenuta molto estiva). Queste ultime cose si sono scordati di farcele pagare, e noi ovviamente non abbiamo insistito. I viandanti ringraziano e sfidano pioggia e freddo (grazie, Jack), ignari del fatto che quella sarebbe stata una giornata alcolica. Al ritorno a Barcellona, sulla cremagliera del Montserrat, eravamo seduti di spalle ad una donna (dal vago accento emiliano) col suo bambino (noi eravamo allegrucci per il whiskey)… Lei diceva:
- Mo’ varda che belle montagne, che paesazgio!
- BURP!

Al mio compagno di viaggio è scappato un sonoro rutto proprio alla fine della sua frase, che ha accompagnato il susseguente religioso silenzio della signora per tutto il resto del viaggio, rotto solo dalle mie continue risate.
Dopo un periodo di riposo in albergo, decidiamo di andare prima in Plaça Reial (davvero ad un tiro di schioppo dall’hotel, così come anche il Born) e poi in un Irish pub dei dintorni. In questo lasso di tempo sono partite una lattina (in piazza, presa dai pakistani ambulanti) e tre pinte di birra. Facendo conoscenza con delle americane, il mio ego viene abbondantemente nutrito dai loro complimenti per il mio inglese privo di accento italiano o di qualsivoglia altro accento. L’alcol scioglie la lingua, si sa.

Da segnalare il tipo all’Acquario di Barcellona che per avvicinarsi troppo con la testa al giochino della ruota-che-gira-e-tu-ci-guardi-dentro-per-vedere-le-rane ha preso la ruota in piena fronte. Gli sono scoppiato davvero a ridere in faccia, non sono riuscito a trattenermi… Poi c’è un’antologia di mie freddure che non fanno ridere, ma quelle le riservo a qualche altra occasione… E diverse altre cose che non ricordo, ma che col tempo mi torneranno in mente. Uh, ma devo dirvi subito del comandante dell’aereo Milano - Lamezia! Dopo aver ricordato di tenere le cinture allacciate per tutto il volo, ha ripetuto la canonica frase anche in inglese, facendo però un po’ di confusione:
- Mi raccomand keep your seat belt on.

Alla fine arriva anche il momento di tornare, ed eccomi qua, scampato ai telegiornali.

P.S. Potete vedere qualche foto del viaggio qui (ho dovuto creare un secondo account flickr perché "l’ufficiale" è pieno). Qui invece trovate tre video sulle Fonti Magiche.

Bolle di sapone

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Quando ti trovi in una bolla di sapone, questa prima o poi esplode. Ma può anche esplodere perché la buchi dall’interno. Qualche essere umano è come i cani: se tu li bastoni loro pensano di esserselo meritato; beh, io sono uno di quelli.

Prima di partire sono sempre un po’ malinconico. Oggi lo sono in maniera particolare. Non fraintendetemi, la contentezza di partire non c’entra.

Qualcuno non vede al di là del suo naso. Il problema è che, quando tu riesci a vedere oltre, potrai scorgere cose che non ti piaceranno. Forse è meglio coltivare il proprio orticello. Forse. La vita sa essere anche crudele, purtroppo.

Intanto parto. Se tutto va bene ci vediamo a fine mese, altrimenti sentirete parlare di me in qualche telegiornale!

Buone vacanze radioattive a tutti!

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