We’re just two lost souls swimmin’ in a fishbowl

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In silenzio, accompagnato da brividi.

Mentalità del Sud vs. Mentalità del Nord (acquisita)

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Sempre mio padre, sempre al telefono.

Arriva una telefonata: è un suo vecchio amico, un ex collega. Questo tipo si è trasferito armi e bagagli in provincia di Pavia, molti anni addietro.

Mio padre parla forte al telefono, lo si sente distintamente anche da lontano. Quell’altro parlava forte pure, così casualmente ho udito la loro conversazione… Ne riporto i punti salienti, visto che hanno parlato più di mezz’ora:

[...]
Mio padre: allora tutto bene! Mi fa piacere che hai chiamato, erano un paio di anni che non ci sentivamo… E le figlie, le hai sistemate?
Amico: eh diciamo di sì, una convive e l’altra ha appena finito gli studi.
Mio padre: ah, quindi ce le hai tutte e due in casa ancora…
Amico: no, veramente una convive.
Mio padre: sì ma non è sposata, quindi ce l’hai in casa.
Amico: ma no, convive, mica sta più in casa mia.
Mio padre: ehhh ma fino a quando non le sposi restano sempre in casa, dico bene io. Restano sempre un problema tuo. Se non è sposata, vuol dire che è in casa.
Amico: ehm, senti, domenica mi venite a trovare al mare che sto in ferie giù a (omissis)?
Mio padre: (e insiste, ndn) quindi tutte e due le figlie sono pure con te.
Amico: no, veramente nessuna delle due… Sai, vanno per cavoli loro.
Mio padre: già, questi figli moderni…
[...]

Io ero piegato in due dalle risate, vi dico solo questo.

What’s the frequency, Ken(NET)h? - Reloaded

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free music

Ci risiamo. Altro giro di calendario. Stavolta i rintocchi della campana della vita sono venticinque. Ebbene sì, a venticinque ci sono arrivato, nonostante malocchio e bambole voodo.
La citazione che scrissi l’anno scorso è ancora validissima, me la suggerì il caro Oscar: "l’unica grazia che possiede il passato, è quella di essere passato".
Rileggendo quello che ho scritto, mi pare che in questi dodici mesi qualcosa si sia mosso. Altre storie da raccontare, altre delusioni vissute, altri momenti felici. Università che volge al termine. Un anno intenso, sicuramente.
Cammino ancora sullo stesso percorso, ma sto molto più in avanti di prima: è il naturale volgere delle cose, direbbe qualcuno. Non so se esserne contento o deluso. Ora attraverso un percorso più ricco, ma ugualmente incompiuto in parte.

L’anno scorso un commento mi colpì molto, lasciato da questa blogger:

Tanti Auguri Net!
Come potevo mancare?!?
Non ho mai vissuto il tuo stato d’animo, sono sempre stata un “caparbio carro armato” profondamente coerente con me stessa, ma lo conosco bene perché l’ho vissuto insieme ad alcune delle persone a cui tengo di più.
Allora ecco un piccolo consiglio, consideralo il mio regalo di compleanno per te: fermati, ritrova te stesso, sfrutta il prossimo viaggio in Irlanda per capire cosa vuoi dalla tua vita e appena tornerai a casa mettiti sotto per realizzare ciò in cui credi.
Sarà difficile, probabilmente deluderai qualcuno, ci saranno tante salite, ma tieni sempre davanti agli occhi quello a cui tieni di più, e vedrai che ci riuscirai.
Buon compleanno,
Simo

Voglio ringraziarla adesso, perché davvero non ho mai perso di vista quello che volevo. O meglio, col tempo ho capito davvero cosa volevo, in tutti i sensi.

Continuo a vivere di emozioni, emozioni forti. Abilmente celate dietro quella maschera di cristallo che mi avvolge. Chi mi conosce a fondo (poche persone per la verità, e non è una questione temporale) sa benissimo dei momenti complicati a livello emotivo che ho dovuto affrontare, della paura di vedersi crollare tutto addosso in pochi istanti. Momenti difficili vissuti in modo convulso. Quelli appena passati sono stati mesi duri, ma sono riuscito a rimettere la testa fuori dalla sabbia.

Tu sai benissimo quanto io sia scostante in certi momenti, ma è qualcosa che sfugge al mio volere. Mezze parole non dette, far finta che vada tutto bene quando invece non va bene affatto. Io faccio del mio meglio, che non sempre corrisponde al meglio assoluto. Faccio fatica a reagire in modo rabbioso, ho imparato il cattivo costume di incassare il colpo senza un lamento. Rimane solo il segno dentro di me, ma nessuno può vederlo. Venticinque anni passati a sorridere agli altri. Soffro in silenzio, quando soffro. Specie se nessuno mi porge una mano. Cerca di sopportarmi, ne vale la pena. Sono un fottuto malinconico. Ma tu sai che il sorriso - quello vero - non mi è mai mancato, ed un semplice pensiero felice (che magari mi tiene sveglio tutta la notte, come ben sai) può scacciare via di colpo tutta la nebbia addensatasi nella mente.

Mi preparo a cambiamenti radicali: i cambiamenti non mi hanno mai fatto paura, non cominceranno adesso. Spero di trovare il giusto ordine delle cose, voglio rendere possibile ciò che sembra impossibile. E’ tutto così dannatamente complicato, ma ce la farò. Spesso ciò che sembra lontano è più vicino di quanto crediamo. Basta allungare una mano.

P.S. Ora, tu che ti sei dimenticato il compleanno di questo vecchietto, sappi che perirai tra le fiamme!

I was there

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Qualcuno ha detto che non si era mai vista una tromba d’aria a Venezia.

Qualcuno bestemmiava più di Germano Mosconi posseduto.

Qualcuno ha preso una grandinata in testa.

Qualcuno piangeva. Qualcuno si è fatto male perché in testa non ha preso soltanto la grandinata.

Il sottotitolo di questo post è "Oltre il danno, la beffa", ed il perché lo capirete verso la fine. Qualcuno, come me, si è fatto mille chilometri per assistere al concerto dei Pearl Jam, letteralmente spazzato via dagli eventi atmosferici e dalla noncuranza con cui sono state montate quelle torri. La cosa divertente è che, dopo la bufera, i pochi di noi rimasti dinanzi alle transenne erano felici perché ci si trovava in prima fila. Nessuno di noi si era accorto del disastro accaduto appena alle nostre spalle. Che culo. Un culo bagnatissimo, ma almeno non rotto. Una certa persona si è tirata ripetutamente la sfiga addosso, quindi la prossima volta che la vedrò mi toccherò. Pensate, andando via ha anche avuto il coraggio di chiedere a me, mumucs e rafunz se volessimo un po’ d’acqua.
- Ancora acqua? Non ti pare che ne abbiamo presa abbastanza per oggi?

Per la cronaca, a mezzanotte, quando sono riuscito a tornare in quel di Ferrara, avevo ancora il culo bagnato.
Considerate anche la fortuna di aver incontrato in stazione a Mestre proprio quel parente a cui non avevo detto nulla del mio arrivo.
- E tu che ci fai qua?
- Ehm, passeggiatina. Oggi era bel tempo, sai…

Quando sono arrivato infatti faceva piuttosto caldo, c’era pure il sole. L’occhio del ciclone. Ma io so cosa è stato a fare incazzare Zeus: le esibizioni dei due gruppi precedenti la lineup principale. E’ proprio quella la beffa: maporcaputtanaladra, ho dovuto asciugare il sangue dalle orecchie mentre ascoltavo "Le Mani" e quell’altro gruppo di peticultori di cui per fortuna non conosco il nome.
- Ma ora mi rifarò - pensavo.
Illuso.
Mentre i "My Chemical Romance" salivano sul palco, è arrivata una pioggia così fitta in orizzontale (subito seguita da grandine) che dopo pochi minuti mi sono ritrovato le maniche del giubbino impermeabile così piene d’acqua e ghiaccio da poter innaffiare tutti i cactus del Sahara. Mentre le torri cadevano a causa del vento (siamo sicuri che sia stata proprio colpa del vento?). Stavamo per andare a ripararci proprio lì. Fiut.

Comunque sorrido perché ho conosciuto tre persone simpaticissime, unica nota positiva del piccolo grande viaggio della speranza attraverso lo stivale. Persone assolutamente da rivedere.

Domani mi scade anche la tessera per i viaggi illimitati con le Ferrovie.
Il controllore, girando e rigirando la mia tessera: questo è l’ultimo, eh?
Mia risposta detta: eggià, da domani straccio la tessera.
Mia risposta pensata: abbbello, almeno cerco di fregarvi fino a fine anno.

P.S. Sul regionale Paola-Cosenza, oggi, ho incontrato senza ombra di dubbio le due specie viventi più stupide al mondo. Gente (ehm, scusate il complimento) che grida "Barabbaaaa" e "Pizzichèèèè" (tra le altre cose… Che cazzo vuol dire pizzichè? Mah) dal finestrino - in galleria, non si era mai vista nemmeno a queste latitudini. Bisogna studiarli per bene, quei tipi.

Taglio net-to

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Non andavo dal barbiere da almeno otto anni: io i capelli me li sono sempre tagliati da solo. Bella forza, ci passavo il tagliacapelli.

Fino ad oggi.

I miei capelli erano diventati piuttosto lunghi (rispetto a prima, lunghissimi) e non riuscivo più ad aggiustarmeli bene da solo, così ho deciso di andare dal barbiere per dare una spuntatina.

Naturalmente, dovendo sceglierne uno, sono andato da quello di cui si dicono le peggio cose. Sono fatto così, mi piace l’avventura.

Ben conscio di un fatterello successogli qualche tempo fa:
Cliente: Gelsomino (nome in codice), mi dai una spuntatina ai capelli?
*Gelsomino prende il tagliacapelli, ma è un po’ distratto: glieli taglia a zero per tutta una striscia, sulla nuca.*
Gelsomino: vuoi un panzerotto?
Cliente: no, perché? Finisci di farmi i capelli adesso, poi vediamo…
Gelsomino: veramente, lo vuoi un panzerotto?
Cliente: ma perché mi vuoi dare questo panzerotto proprio adesso?
Gelsomino: guarda, non arrabbiarti, ma devo tagliarti a zero tutti i capelli.
Cliente: @#°çé§å∫∞ (censura per i lettori impressionabili)

Voleva comprargli il panzerotto per addolcire la pillola…

Torniamo a noi:
Io: Gelsomino, mi raccomando, giusto una spuntatina.
Gelsomino: non ti preoccupare, te li spunto solo un po’.

Sgrunt.

You might have laughed if I told you

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It’s quiet now
And what it brings
Is everything

Comes calling back
A brilliant night
I’m still awake

Neanche a farlo apposta, sono andato a dormire dopo aver pubblicato questa canzone. Ma non ho chiuso occhio. I’m still awake per davvero, mi sono addormentato alle cinque.

Un pensiero fisso. Un desiderio fisso. Avete presente il momento in cui si esprime un desiderio quando si vede una stella cadente?
Quando non si hanno esitazioni nell’esprimerlo. Quando sai perfettamente cosa vorresti.

Io non ho fatto altro che vedere stelle cadenti, stanotte. Ma la richiesta era sempre la stessa.

At my most beautiful

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Il tempo scorre
. E’ un cavaliere che passa inesorabilmente: a volte lentamente, a volte velocemente, e non torna mai indietro. Così recitava un antico indovinello.

Il tempo scorre. Ultimamente scorre veloce, non si riesce a stargli dietro. Ma bisogna rincorrerlo, prenderlo, cavalcarlo. Stando attenti a non farsi disarcionare. Da buon alleato può trasformarsi nel peggior nemico. Sempre lui. Uno, nessuno e centomila.

Il tempo scorre. Anche mentre il mondo va a rotoli, anche mentre gli uomini uccidono senza pietà altri uomini nascondendosi dietro ad ideologie della Domenica (non é proprio casuale l’accostamento). Lui non ci aspetta, ci osserva indifferente. Forse ride pensando a quello che l’uomo sta facendo al genere umano stesso. Ma lui non impedirà il nostro suicidio, non si cura dei volgari affari terreni.

Il tempo scorre. Mi fa perdere nei miei pensieri, lentamente. Faccio fatica a ritrovare il corretto battere dei secondi. Apri gli occhi. Chiudi gli occhi. Passa meno di un secondo. Eppure un altro se ne é andato via, e sono sempre immerso nei miei pensieri.

Il tempo scorre. Divide et impera*. Il tempo non si può dividere. Al massimo si può organizzare. Ma alla fine é lui a decidere. Per farti capire che non sei tu a reggere l’impero, ma ti ritrovi ad essere una pedina nel suo scacchiere.

Il tempo scorre. Il suo passo é felpato, non lo senti arrivare. Il tuo tempo. Così come non senti arrivare la tua ora. Cerchi di viverlo al meglio, per quanto ti é possibile. Con le persone che ami, che hai amato, che amerai.

Il tempo scorre, ed io cerco di cavalcarlo come posso. At my most beautiful.

I read bad poetry
Into your machine
I save your messages
Just to hear your voice
You always listen carefully
To awkward rhymes
You always say your name,
Like I wouldn’t know it’s you,
At your most beautiful

La canzone legata al tempo per eccellenza sarebbe Time dei Pink Floyd, un capolavoro. Ma io per stasera mi affido ad un altro capolavoro, che considero la canzone più romantica mai scritta da Michael Stipe. At my most beautiful, appunto, tratta dall’album UP. Perché é così che vedo il tempo, romanticamente.

*Divide et impera: Ossimorosa mi ha fatto tornare in mente quest’antica filosofia risalente all’Impero Romano. La metto qui per tanti motivi.

Netscursione: Cozzo del Pellegrino

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Oggi sono tornato a fare un’escursione in montagna dopo secoli che non ci andavo. Mi sono aggregato agli Amici della Montagna, esperienza sicuramente da ripetere in futuro. Meta della "missione" é stato il Cozzo del Pellegrino (1987 mt. s.l.m.), nel Parco Nazionale del Pollino. Siamo partiti da quota 1351 mt., con l’intento di raggiungere la cima da cui si vede un panorama fantastico. E ritorno, ovviamente. Purtroppo le nostre speranze si sono infrante contro la neve, che non pensavamo di trovare in simili quantità in quota… Ne ho misurati 40 cm sul sentiero in un punto in cui non ce n’era ancora tantissima. Più in la si vedeva chiaramente che l’accumulo sfiorava il metro in alcuni punti: impresa impossibile per come eravamo attrezzati (male, per una passeggiata).

In ogni caso é stata una giornata davvero ottima, a parte qualche nuvoletta di troppo nel pomeriggio. Tanta aria pura (a parte la cacca delle vacche, ma fa parte del pacchetto anche quella), tanta natura selvaggia da ammirare. Il percorso non era di quelli complicati, solo poco più impegnativo di una normale passeggiata in salita. A parte le incognite meteo…

Potete vedere qualche foto dell’escursione qui.


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