Come da titolo, naturalmente io mi ficco tra questi ultimi.
Formare una compagnia di scellerati sembra difficile, ma in realtà ci si riconosce a prima vista. Cominciamo subito: primo giorno, io e i miei due amici prendiamo possesso delle nostre camere. Constatiamo che l’appartamento all’UCD è davvero buono, con due bagni, cucina e salotto, più stanze singole per ognuno di noi. Solo che le camere erano quattro. Mancava la quarta persona. Ecco che nella notte si materializza Monica, una donna di 29 anni proveniente da Barcelona, Spain. Uno dei miei amici mi viene a svegliare alle 8 (si, alle 8, l’ho odiato per questo) per dirmi che c’era una nuova (e tralascio gli altri commenti per rispetto vostro). Lei era molto socievole, abbiamo fatto subito amicizia. Diciamo che tutte le altre conoscenze scaturite in seguito sono nate grazie a lei, che ci ha presentato un suo compagno del corso di lingua: Dani, anche lui di Barcelona. Non sto qui a dirvi che tipo è Dani, 27 anni, impiegato di banca. All’apparenza un tipo tranquillo, ma in seguito ci mostrerà il suo lato primordiale. Poi, tramite Dani, tutti gli altri: Riccardo, un simpaticone e un amico; Xavi, ehm, per lui un capitolo a parte; Beppe, the King of Guinness; Alicia e Maria, from Valencia, due simpatiche ragazze; poi svariati altri che mi perdoneranno se non ricordo il nome, tra cui la giapponese; ok, lo ammetto, di molti ignoro completamente il nome; poi Charlotte, con la sua fugace apparizione.
L’arrivo in aereo.
Al momento di scendere, a Dublino, il mio amico prende qualcosa da sotto il sedile, e dice alla ragazza di dietro: "Guarda che ti è caduta la borsetta…". E questa lo guardava strano, insieme agli altri vicini… "Ma vedi che quello è il giubbotto salvagente, non una borsa" - dice lei. Avrei voluto farvi vedere la faccia del mio amico, e tutte le altre, compresa la mia.
Dani.
Col passare dei giorni le amicizie con molti si sono consolidate, fino a diventare rapporti molto gradevoli. Un giorno su tutti: Siamo in giro per locali, quando decidiamo di andarcene; c’è da dire che prima abbiamo fatto i diavoli a quattro nell’ultimo locale, sotto il piacevole effetto di Guinness & Co., nonchè il fido James. Salutiamo Maria ed Alicia, ed in seguito Riccardo. Rimaniamo noi tre più Dani, e prendiamo un taxi a Temple Bar… E qui comincia lo show personale del Danielone internazionale, ubriaco fradicio: "Te llamo Trigo por non llamarte Rodrigo" - "Se folla men que la gata en el Vatican" - "Estamo frijendo le uova con la saliva" - "La cosa esta mù mala" - "La cosa esta mù malamente" - Per poi degenerare con il tassista: "El taxista fa la ronda turistica", da ripetere molte molte volte, sperando che il tassista non capisca lo spagnolo.
Ma Dani ci delizierà con molte altre performance like this: abbiamo un filmato che tutto il mondo ci invidia, ma che abbiamo promesso di non far girare su internet. Ricordo anche la figura di merda che abbiamo fatto con le francesi, di cui avevamo parlato poco prima. Appena le vede passare in gruppo, Dani grida: "Lucaaa, mira the French girls!"…
Xavi.
Ecco il suo bel capitolo a parte. Xavi è una sorta di Pacciani versione Spanish. Le perle di Xavi: "Donde sta el puticlub" - "Quiero follar" - "You want to do it?" (ovviamente la risposta è stata no) - "Las troias las troias las troias" - e di tutto e di più. Xavi era un’ottima guida turistica, senza di lui non avremmo visto niente a Belfast. Pittoresco, ma utile. E poi non posso negare che ci ha fatto divertire con le sue sparate porno-romantiche.
Il corvo.
Anche il corvo merita un capitolo a parte. Una mattina ho sentito Monica parlare a voce alta, io ero a letto. Parlava con un mio amico, l’altro era andato già a scuola: "There is a mouse!" - E il mio amico (che non sa una parola di inglese): "Un pc, vuoi un pc?". Il siparietto è andato avanti per qualche minuto. Monica credeva che un topo avesse mangiato il suo pancarrè. Credeva. Poi è uscita anche lei verso scuola. Dopodichè mi alzo io, e trovo un foglietto a terra, vicino la mia porta. L’aveva lasciato l’altro amico andato a scuola presto. L’ho portato via con me, c’era scritto questo: "Dalla finestra della cucina è entrato un corvo stanotte. Dite a Monica, se la vedete, che il pancarrè l’ha iniziato lui. Ha pure cacato sulla finestra. Ciao." Dopo aver letto quel biglietto, mi avranno sentito ridere dal Trinity College…
Il fenomeno.
Altra serata in giro per locali, altro siparietto. Il mio amico schiappa in inglese si butta nella mischia dove c’era gente che ballava, quasi tutte ragazze. Noi altri siamo un po’ in disparte a bere qualcosa e a parlare tra di noi, facendo finta di muoverci a ritmo di musica. Ad un certo punto ecco che il mio amico acchiappa un’inglese, e questa comincia a strusciarsi… Dani osserva imperturbabile, salvo poi gridare "Mira el fenomeno" - "Es un fenomeno!"… Fatto sta che l’hanno sentito tutti, e la ragazza in questione dopo tre secondi si è dileguata. Potere di Dani.
La giapponese.
Una sera, al solito ritrovo del Pirulì (The Spire per i comuni mortali) - mi raccomando, se andate a Dublino, fatevi trovare sotto il pirulì alle 9, qualcuno arriverà… - arriva Maria con al suo seguito una giapponesina, molto carina a dire il vero. Noto subito una cosa strana: per salutare gli altri, porge la mano molto alta; ho capito subito che la voleva baciata. Così ho fatto il faccione sorridente, e gliel’ho stretta così forte che ho potuto vedere la sua smorfia di dolore. Non contenta, ha ripetuto il gesto con gli altri e le altre (la voleva baciata anche dalle ragazze, si), e tutti hanno fatto come me. Credo che la mano le faccia ancora male. Ci abbiamo riso per un bel po’, tra di noi… Poi voglio far notare la forza caratteriale delle giapponesi: zero. Qualsiasi cosa le si diceva di fare, lei la faceva. Qualsiasi parola sentiva, la ripeteva. Uno spasso per chi come me ama scherzare.
Il viaggio verso le Cliffs of Moher.
Il mio amico schiappa in inglese dapprima si beava del paesaggio, del bel viaggio in autobus, partito da Galway. A un certo punto, tra i tornanti e le stradine, vediamo la sua faccia cambiare colore. Io avevo l’iPod a manetta, quindi facevo poco caso al resto. Quando lo vedo cominciare a farmi dei strani segnali: nel linguaggio vomitesco, quello era un chiaro segnale di far fermare l’autista. Ok, scendiamo, prima volta falso allarme. Al ritorno, sempre stesso autista, la scena si ripete. Faccia nerastra, faccio fermare di nuovo l’autista. Vi risparmio i particolari. Da notare i lamenti per i giorni successivi, e le Maalox come caramelle. Da quel giorno ho appreso che le Maalox curano tutti i mali, secondo lui.
Il ritorno da Belfast.
Prima di andare via, a Dani e a qualche altro è venuta la splendida idea di fermarsi in un pub. Poi c’erano 3h30 di bus senza soste, e due pinte di Guinness non erano tanto consigliabili. Dieci minuti dopo la partenza, ecco che Dani si alza e va verso il bus driver. "Can you stop please? Can you stop please? I have to piss, now. It’s urgent!". L’autista non rispose. Dani inizia il siparietto: "Chico de puta" - "Chico de gran puta"… Passa qualche minuto, e Dani va di nuovo dall’autista, mentre noi facevamo di tutto per farlo sentire a disagio e per stimolarlo ancora di più a fare pipì. L’autista stavolta lo beffa, gli dice che si fermerà alla prima occasione. Naturalmente non si è fermato, e io incitavo Dani a fargliela davanti, così imparava. Lui naturalmente diceva bestemmie di tutti i tipi in spagnolo, fino a prendere l’amara decisione, dopo che la falsa promessa è stata fatta altre due volte. "Luca, I get off at the airport stop, I can’t take it anymore. See you at home, I will come back with a taxi."… Alla stazione dei bus di Dublino, il bus driver ha ricevuto qualche vaffanculo come ricordo della nostra comitiva.
Al casinò di Bray.
Il vostro net ha la febbre del gioco. Appena ho visto il casinò, ho voluto giocare alle slot machines. Ho perso tutto. Meno male che avevo pochi soldi liquidi. Già nervoso, decido di dilapidare i miei ultimi soldi rimasti in quelle macchine infernali dove si buttano le monete da 20 cent nella speranza che cadano tutte le altre e si vada via con le tasche piene. All’ultima moneta, il mio sogno stava per avverarsi. Cavolo, sarebbero cadute almeno 100 euro. L’ultima moneta da 20 cent rimane in bilico, e non cade nulla. Ero così incazzato che avrei voluto dare un calcio alla macchinetta. Non l’ho fatto, ma "per sbaglio" ho urtato con il ginocchio alla suddetta, facendo scattare quel maledetto allarme. Ehm, i miei amici mi hanno raccontato che i tipi della sicurezza mi guardavano in cagnesco, ma io non lo so perchè non ho avuto il coraggio di alzare la testa. Ho fatto tre passi indietro, poi mi sono girato e, sempre a testa bassa, sono sgattaiolato fuori dal casinò. Cazzo, perchè Emilio Fede ha tutto quel culo e vince sempre, e io no?
L’aereo da Malpensa a casa.
Eravamo seduti alla seconda fila di tre dopo la business class. L’ufficiale di bordo si appresta a fare le raccomandazioni di routine, con mimo dei movimenti da effettuare in caso di bisogno. Noi ci facevamo abbondantemente i cavoli nostri, quando sentiamo: "Vedo che siete attenti, eh?" - l’ufficiale aveva smesso di fare il suo lavoro per sgridarci. "E’ la quarta volta che lo faccio oggi, almeno fate finta di guardarmi, ragazzi."… Poi parte qualche battuta, le risate degli altri delle file davanti, tra cui la bellissima ragazza dietro al mio sedile. "Alla fine mi fate un applauso?". Che tipo. Alla fine glielo abbiamo fatto l’applauso, per la sua felicità. Il bello è che poi il mio amico l’ha pure preso in giro fuori l’aeroporto, mentre lui parlava al telefono: "Arrivederci, capitano" - facendo il saluto militare. Si è messo a ridere così tanto che gli si potevano tirar via i denti.
Seguirà tra poco un fotoalbum con breve descrizione dei posti visitati.
P.S. Mi riservo di aggiungere altre cose, se mi venissero in mente. Perchè mi pare manchi qualcosa, ma non ricordo proprio cosa. Mah, la mia solita memoria.