Non aprite quella porta

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Tanto per esordire col botto, posso dire che l’unico essere di un certo valore in quella casa era il cane, di cui avevo una paura fottuta. Un rottweiler di nome Jazz, vincitore di numerosi premi in giro per tutta la terra di Sua Maestà e con un pedigree da far venir sonno a leggerlo.

Avevo compiuto diciotto anni da poco quando decisi di partire da solo per Londra, potete vedere che pivellino che ero. Andai e basta. Non me ne sono mai pentito, è stata una bellissima esperienza.

pazzi

Lei si chiama (ehm, penso sia ancora viva ma non ci giurerei) Tracy, il suo convivente (sulla sua sopravvivenza ho qualche dubbio in più) non ricordo affatto come si chiamasse, suo figlio (potrebbe essere lui l’assassino, di lui non ho foto per fortuna) neanche, e sua figlia si chiama Pebbles (si potrebbe fare un post a parte su di lei). Si, Pebbles come quella dei Flintstones. Tracy era fissata con i Flintstones. Poster dappertutto. Insieme a quelli di Dennis Wise (allora giocatore del Chelsea). Ah, quello all’estrema sinistra sono io, in assetto da partenza con marsupio d’ordinanza (chissà cosa conteneva, e dire che io non uso mai marsupi, li ho sempre odiati. Ma se quella volta ce l’avevo vuol dire che non potevo farne a meno. Tra l’altro avevo indosso i vestiti di quando ero partito, potete infatti notare lo stato delle cose)… Era l’ultimo giorno, appena prima di partire, 6 agosto 2000.

Finite le presentazioni, cominciamo dall’inizio…
Con Tracy le cose furono chiare fin da subito. Ci venne a prendere con la sua Opel cabrio e ci diede lezioni di guida aggressiva per le strade inglesi; così capimmo come guidano gli inglesi. Ci fece vedere in 10 secondi netti la strada da fare per arrivare a prendere l’autobus e poi la metro. Sapete che successe la sera? Ovviamente ci perdemmo, ma lo racconterò dopo. Appena entrati in casa, Jazz venne a darmi il benvenuto cercando di addentarmi. Riuscii ad evitarlo con uno scatto felino. Una volta entrati, capimmo seriamente come stavano le cose: insieme a noi rientrò l’hooligan (si, era un hooligan, lo scoprimmo subito) con una cassa di birra da 66cl, 24 bottiglie di Bud. Tracy disse subito che a lei non piaceva la birra, poi scoprimmo il perchè: beveva solo superalcolici (si scolò una bottiglia di limoncello portata da uno di noi in dieci minuti, come aperitivo, ma la sua passione era il whiskey), ma in quantità industriali. In compenso la birra il tipetto se la ciucciava in una sola serata. Ogni mattina quando uscivo potevo constatare la presenza della cassa vuota davanti la porta. Tracy ci disse, visto che era la prima sera, di tornare entro mezzanotte, e dalla sera dopo ci avrebbe dato le chiavi di casa. Noi uscimmo tranquilli, ma la lezione di viabilità di quella pazza servì a poco. All’andata tutto ok, ma poi al ritorno chi cazzo si ricordava la fermata giusta? Scendemmo a quella sbagliata e ci perdemmo, e come d’incanto arrivò la solerte polizia. Chefatedoveandatechisietedadovevenite? Ahitaliani, c’era d’aspettarselo, orafilateacasaoviarrestiamoquisiamoininghilterra, cercatedifilaredritto. Con la coda tra le gambe, ci facemmo indicare la via giusta e tornammo in ritardo di ben mezz’ora. Tracy tuttavia la prese bene, e ci diede le chiavi. Questo fu l’arrivo in trincea. Quella stessa sera conoscemmo questo tipo che vedete in foto, il barista del primo pub in cui misi piede e che poi diventò il mio luogo preferito. Malfamato al punto giusto, ma pieno di simpaticoni ubriachi. Anche col barista diventammo amiconi, a suon di corna e diti medi. Pare che si divertissero così, e io mi adeguai.

Quando, alle 6.30, era pronta la colazione, Tracy mandava Pebbles a chiamarci. Boyyyssss, breakfast!!! Guiseppi, other Guiseppi, Sergio and the boy who’s afraid of dog (che ero io). Tutte le mattine questa filastrocca. Pebbles imparò finalmente il mio nome solo una sera in cui stavo poco bene, poco prima di andare via, perchè passammo tutta la serata insieme. Mi raccontò tutta la vita di tutti i personaggi che ci ospitavano. Un delirio.

Notai subito che c’era una stanza col lucchetto (da qui il titolo del post) di fianco alla nostra. Scoprii qualche giorno dopo che si trattava dell’antro del potenziale killer, che vidi solo giorni dopo essere arrivato. Un personaggio misterioso, ma io dovevo saperne di più. Così cominciai ad indagare, e scoprii che era uno studente modello e l’orgoglio della famiglia… Ma non mi bastava, dovevo entrare in quella stanza: purtroppo però era sempre chiusa con quel dannato lucchetto. I dialoghi con lui si limitavano a "bye", "hi", "see later": un tipo molto socievole. Però un giorno commise un errore, scese in salotto lasciando la porta semichiusa. A-ha! Entrai di soppiatto e vidi che quella stanza non aveva niente a che vedere col resto della polverosissima casa. Un concentrato di tecnologia, di arte e di… Calcio. Tifosissimo del Liverpool, in aperto contrasto con il resto della famiglia. Ci credo che teneva il lucchetto, era lui a rischiare la vita. Io mi aspettavo chissà quali resti umani messi in dei vasetti… Mah, rimasi anche un po’ deluso.

L’hooligan era invece un tipo alla mano, direi il più normale della famiglia. Ed ho detto tutto. Una volta ha persino risposto ad una domanda. L’unica volta che ho visto Tracy veramente interessata a quello che facevamo è stato quando uno che era con me si era fatto il piercing al labbro. Lei ce l’aveva alla lingua, così gli diede un paio di suggerimenti.

Un giorno pensai: i vicini saranno "normali"… Ma quando conobbi il tizio della porta accanto, pensai di essere stato fortunato a non abitare lì. Forse quella casa non aveva mai visto uno straccio per la polvere, e soprattutto non aveva mai visto un essere umano. Perchè quel tipo non era umano. Vi dico solo che da quel giorno lo evitai come la peste.

Quando entrai nel Jack Stam’s Pub per la prima volta mi sentii subito gli occhi dei clienti e del barista addosso. Avevano fiutato lo straniero. Io mi sentivo perfettamente a mio agio, per contro. Bastava assecondarli. Un tizio mi propose di giocarci una birra a biliardo. Io dissi di si, e cominciò a giocare lui: non feci nemmeno un tiro, imbucò le palle una dietro l’altra. Notevole anche quella sera in cui giocavano a rugby fuori dal locale, con una palla umana. Ma il bello è che rideva anche la palla. Il migliore era il nonnetto che diceva di aver lavorato alla Lamborghini qui in Italia. Peccato che non parlasse una parola di italiano, quindi mi venne qualche dubbio in proposito.

Feci amicizia un po’ con tutti, ed alla fine mi trovavo bene anche con Tracy & company. Mi lasciava libero di fare tutto ciò che volevo, tranne una cosa su cui era stata molto categorica: never want to see italian girls in my house, ’cause italian girls are all bitches. Io non me la sentii di contraddirla, e non contravvenni alle sue avvertenze (potete notare che braccio che si ritrovava).

Dei momenti mangerecci ho già parlato in precedenti posts, quindi sorvolo. Un giorno tornai a casa ad un orario strano, e sentii una discussione molto colorita tra Tracy e consorte. Quella volta imparai molte parole inglesi, e di certo non le più romantiche. Poi iniziai a sentire cose che sbattevano per terra, ma in seguito scoprii che non era come credevo: era Tracy che picchiava selvaggiamente il malcapitato. Lei se la cavò con un piccolo livido, lui non lo vidi quasi per quattro giorni. E quando tornò non era messo proprio bene bene. Ma quando sentii "Mooom, the boy who’s afraid of dog is upstairs!" mi venne una scagazza addosso che voi non immaginate. Era quella stronzetta che mi aveva visto entrare ad aver fatto la spia. Io decisi di svignarmela, e passai noncurante davanti ad una Tracy incazzatissima che mi guardava in cagnesco. Per fortuna filò tutto liscio, altrimenti mi sarei beccato la mia bella dose di mazzate.

Certo che se venisse a sapere di quante copie abbiamo fatto delle sue chiavi… Ci intimò di usare solo quella che ci aveva dato lei, invece ne tenevamo una in bella vista in giardino per quando tornavamo a casa separati, e altre due ce le scambiavamo tra di noi. Poi le facemmo sparire con arte, chissà se hanno subito qualche furto da allora…

Una delle ultime sere presi la paura più grossa: noi eravamo in quattro, ormai a casa, quando una macchina ci tagliò la strada, il guidatore tirò il freno a mano e si mise di traverso davanti a noi. Noi, all’unisono: "Cazzo". Scese un energumeno molto ubriaco che ci domandò "do you know Gianluca Vialli?" per diverse volte, fino a quando presi coraggio e dissi -mentendo- che non lo conoscevo. Lui non poteva prendere pace, diceva che era impossibile essere italiani e non conoscere Vialli. Poi lasciò perdere, e sgommò via con la sua golf scassata. Pensate un po’ ai problemi degli inglesi: non conoscere Vialli era grave.

Da tenere a mente anche uno dei tutor, un tal Vito. Vito doveva badare a noi durante le uscite serali, insieme a Tiziana. Ma quando capirono che avevamo formato un gruppetto dei più grandicelli, iniziarono a fare baldoria come e più di noi studenti. Erano uno spettacolo, mi facevano morire dalle risate. Una sera Vito disse che non si sentiva bene, e che sarebbe rimasto a casa… Ihih, lo sorprendemmo nei pressi di Covent Garden con la bella professoressa del nostro corso di inglese, Hellen. Al nostro "Eh lupo!" Hellen (che capiva l’italiano) lo piantò in asso. Ancora mi viene da ridere al pensiero. Lui si incazzò terribilmente, ma questo è un dettaglio trascurabile.

Da ricordare anche quando un mio coinquilino cadde dalle scale mobili della fermata di Baker Street, facendosi 30 metri di scale tutte in ginocchio. Si vergognava così tanto di essere caduto che iniziò a bestemmiare in inglese almeno per non far capire di essere italiano. Ve la immaginate una stazione della Tube piena di gente che deride una persona? Ecco, c’era proprio quel quadretto. Una volta mi cadde un pezzettino di ferro dalle mani all’ultimo gradino della scala, sempre a Baker Street (eravamo sempre lì perchè c’era il college in cui studiavamo): quella diavoleria andò proprio ad infilarsi tra i denti della scala, così si bloccò tutto e qualche persona in coda prese un bel capitombolo a causa dello strattone. Poi non so più niente perchè quando capii che gli altri avevano capito di chi era la colpa me la diedi a gambe. Istinto di sopravvivenza. O fifa, come preferite. Per fortuna che c’era la regola dello stand on the right e la mania delle code, quindi la mia uscita fu velocissima trovando il campo libero.

Me ne capitarono di tutti i colori (purtroppo non posso raccontare tutto), ma mi divertii come un matto.

Uhm, ok, vi racconto perchè in quella foto ero stralunato… Si, lo so, non ero messo bene nemmeno in quella col barista, ma lì ho la scusante dell’alcool. La notte prima di partire non la passammo in casa, in realtà tornammo poco prima di farci accompagnare all’autobus per l’aeroporto. Dormimmo in un parco, tutti insieme, vicino all’Hotel Ritz. Solo ora mi rendo conto che non mi ero nemmeno ficcato bene la camicia nei pantaloni, ihihih…

Ah, le foto si autodistruggerano tra un po’ di tempo, non vorrei che Tracy le vedesse e mi venisse a picchiare qui. Sapete com’è, c’è questa privacy e cerchiamo di far finta di rispettarla.

New Hyde, old story

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Il dr. Jeckyll/mr. Hyde in chiave moderna prima o poi doveva fare la sua comparsa.
Siamo in Inghilterra, Derek Rogers soffre di una rara malattia cerebrale che di notte lo fa diventare violento e pericoloso. E pensare che si tratta di un tranquillo pensionato settantenne inglese.

Appena si addormenta, il suo cervello invece di rilassare i muscoli invia impulsi violenti che inducono il signor Rogers a diventare un pericoloso sonnambulo. Al suo risveglio non ricorda assolutamente nulla - come tutti i sonnambuli, ma deve andare tre volte a settimana al pronto soccorso a farsi medicare i danni che si provoca durante il sonno. Si alza, distrugge tutto quello che gli si para davanti ed urla contro la moglie.

Per la cronaca, i medici hanno trovato una cura, che gli costa ventimila euro l’anno. Ma la cosa che mi fa riflettere è un’altra: dicono che la sua malattia sia unica in Europa.

Forse perché non conoscono Tracy, la mia host-mom durante la permanenza londinese. Tsk. Altro che mr. Hyde, quella era un caterpillar. Il suo convivente ne sapeva qualcosa, ihihih…

Turisti molto per caso

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Oggi sono andato a ritirare delle cose in uno studio di analisi, e poi visto che c’ero, dato che è lì vicino, sono andato alla mia solita agenzia di viaggi a prelevare qualche nuovo catalogo.

Dopo aver fatto un paio di giri in tondo tra strade chiuse e problemi vari, abbiamo scoperto che l’agenzia ha cambiato locazione. Ok, sbattimento per nulla. Così andiamo al nuovo indirizzo. Io e il mio compagno di viaggi, ovviamente. Non parlavo al plurale come il Divino Otelma.

Siamo entrati, e dentro c’era uno scatafascio.

Allorchè, davanti agli altri clienti (degli argentini allocchi che non si sono presentati in aeroporto il giorno dell’imbarco e volevano cambiare data recuperando il biglietto: poveracci, non hanno ancora capito che devono ripagarlo se vogliono partire), mi sono lanciato in un:
- Eva, vedo che i lavori qui procedono alla svelta!

Lei, che ha un ottimo senso dell’umorismo, ha risposto:
- Eh, magari se vuoi venire ad aiutare…

Poi mi ha raccontato tutte le vicende di falegnami, furgoni e vetrai che fanno procedere i lavori a rilento. Si lamentava soprattutto del gentilissimo falegname (così lo chiamava suo marito, si lamentava) che le ha cambiato la serratura del negozio per la modica cifra di centocinquanta euro. Eva è spagnola, dovreste sentire come dice sticazzi.
- Sticassi, così sono gentile anche io!

Quell’agenzia (CTS) mi piace perchè c’è sempre un clima amichevole e sorridente. Lei ha chiesto dove volessimo andare, ma quando ha capito che non sappiamo neanche da dove veniamo ha fatto un po’ di preventivi random. Sbagliava sempre mouse. Gliel’ho fatto notare, ovviamente. Stava con tre pc su una scrivania formata da una tavola su due cavalletti di legno. Non ci sono stato molte volte, ma è una tipa da botta e risposta con la battuta sempre pronta. Il bello è che si ricorda ogni volta di noi, nonostante la folta clientela… Pare che sia decisa a mandarci a Barcellona. Ma tutti gli altri preventivi li ha fatti per il Nord e Centro Europa.

Voi che dite, resto a casa che è meglio?

Napoli

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Quanto mi piace.

Ogni volta che ci torno mi diverto tantissimo e ne scopro un nuovo pezzettino. Sarà perchè rimango sempre per pochissimo tempo, e posso fare poche cose alla volta.
Ho visto tante città, ma Napoli è diversa. Ha qualcosa di particolare che la distingue da tutte le altre, che non saprei descrivere. Non per niente l’ho sempre considerata come la più bella città italiana tra quelle che conosco.

Vedi Napoli e poi muori. Tiè, ci tengo a tornarci ed a rivederla.

Pur essendo stanco morto dopo quasi due giorni di fuoco per le scarpe, è stato bello staccare un po’ la spina…

Ora il problema sarà reinserirla. Ehm.

Viva le vacanze!

Grampasso

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Oggi vi voglio parlare di un personaggio misterioso che ha accompagnato la mia permanenza in Irlanda.

Si tratta di un tipo solitario, da noi affettuosamente soprannominato Grampasso per la sua attitudine ad evitare gli autobus ed a girare tutta Dublino completamente a piedi, a botte di 10-15 km al giorno. Da solo, ovviamente.

Costui aveva preso l’aereo di andata con noi, eravamo quasi vicini di posto. Ma ovviamente per me era solo un perfetto sconosciuto, così come tutti gli altri. Quindi non ci feci molto caso e lo dimenticai.

Una volta arrivati in terra di Smeraldo, non lo vidi per un po’.

Fino a quando non mi accorsi che stranamente in ogni posto in cui mi trovavo c’era sempre la stessa persona che casualmente era lì. Ok, mi sono detto: "coincidenze".

Una volta, due, tre, quattro. Nella cattedrale di Christ Church mi accorsi che questo tizio mi seguiva dappertutto nella chiesa. Quindi scesi nelle catacombe e, abracadabra, apparve anche lui.

Non vi nascondo che ho cominciato a temerlo, chiedendomi per quale motivo mi stesse seguendo a debita distanza da qualche giorno… Ma ancora una volta mi dissi che era una coincidenza, e andai via.

Visita alla Guinness Storehouse: dopo una mezza giornata a girare la fabbrica, decidiamo di salire all’ultimo piano (edificio più alto di Dublino) per godere del bellissimo panorama e di una (magari due) birra fresca. Dopo due secondi, chi arriva? Tirate ad indovinare.

Grampasso.

Io prendo tre birre con un solo biglietto (che maestrìa, eh?). Grampasso prende la sua, ed inizia ad avvicinarsi. Sempre più vicino. Ad un certo punto prende coraggio e viene a parlarci.

Grampasso: Ragazzi, scusate. Io ero nell’aereo con voi. Volevo chiedervi una cosa…
Io - dentro di me: Cazzo, ecco dove ti avevo già visto, brutto stronzo.
Io: Ciao, dimmi pure!
Grampasso: Sono giorni che cerco le altre persone che stavano sull’aereo per chiedervi se a voi sono arrivati i bagagli. Mi hanno perso tutto!!!
Io - dentro di me: Ecco perchè eri vestito sempre uguale quando ci seguivi. Io già pensavo ad un serial killer. Mi hai fatto cagare addosso!
Io: (toccandomi) Mi dispiace per i tuoi bagagli, a noi è arrivato tutto in ordine.
(…)
Grampasso: Ok, ci vediamo in giro ragazzi, ciao!
Io: Ciao!

Da quel giorno non ci ha più seguito, magari passò alla potenziale vittima successiva.

Lo vidi di sfuggita un altro paio di volte in tutto, ma Grampasso aveva una falcata troppo esagerata per me, non lo raggiunsi. Ed io cammino veloce, di solito.

Ma, dico io, invece di seguirci per giorni facendoci pensare a tutte le morti possibili che ci aspettavano, perchè non è venuto a chiederlo subito?

Non lo sapremo mai, ma intanto Grampasso si è conservato un posto nei miei ricordi come mio potenziale assassino nelle catacombe di Christ Church.

Fly Away.

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Io voglio andare in Australia. Ho deciso.

Per un tempo indefinito. Un giorno, un mese, un anno: fino a quando ne ho abbastanza, tanto per essere chiari. Se mi stanco subito, vengo via subito, altrimenti potrei restarci all’infinito.

Perchè proprio l’Australia? Boh.
Forse perchè mi ha sempre affascinato, forse perchè c’è uno stile di vita anglosassone trapiantato in un posto esotico, near the tropic. Forse semplicemente perchè è lontana.

Intanto c’è un piccolo problema. Cazzo, un biglietto di sola andata costa circa 1200 euro. Non è che li regalino… Spendendo questi soldi per andare, poi bisogna restare almeno sei mesi per aver fatto un buon investimento. Lo so, spunta il piccolo affarista mancato che è in me. Però qualche conto bisogna pur farlo, anche se si va via all’avventura. Prima di trovare lavoro non si può morire di fame. E bisogna pur dormire da qualche parte.

Per questo ho deciso di comprarmi un salvadanaio, ihih. Di quelli che non si aprono, perchè sennò imbroglio e spendo tutto. Qualcuno viene a farmi compagnia tra i canguri?

Sano e salvo (e con tanti snow-dollari).

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Eccomi di ritorno dal mio viaggio, ehm, d’affari. Entrare in Colombia è facile, è l’uscirne che è complicato. Pensate che per nascondere la merce mi sono portato LUI in persona, quello che stava dietro a tutto questo.

Siccome per passare la dogana bisognava infilarsi i bulbi per via rettale (nel culo, per i più diretti), e a me sinceramente la cosa faceva un po’ schifo, si è offerto lui di farlo al posto mio, con queste testuali parole:

"Per tanto tempo l’ho infilato per via rettale a tutti voi, ora è arrivato il tempo di fare la mia parte. Cribbio!"

Che ometto, eh? Chiaramente non abbiamo più avuto problemi alla frontiera, lui è amico di tutti, un vero esperto di politica internazionale

Una sorta di karma nazionale.

Ok, l’ho sfottuto abbastanza.

Sfacchinate & viaggio della speranza a parte, sono ancora tutto intero, e con risultati tutto sommato positivi. Non mi posso lamentare, amici.

A parte una cosa: all’atto di prendere il regionale Paola-Cosenza, ho avuto un piccolo problema. Ho trovato un acaro sulla porta, che mi ha vietato l’ingresso in carrozza: "festa privata", ha detto. In effetti… Sembrava davvero l’acar-pub, con tutta quella polvere. Mi sono fatto il viaggio in piedi, vicino la porta di uscita. Non ho avuto il coraggio di sedermi. Meno male che sono stati solo venti minuti. Puah.

Net@work.

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Gentili signore e signori, buonasera.

No, non sono il mitico Adriano De Zan. Era giusto per fare un ingresso alla sua maniera.

Vi lascio per qualche giorno, parto per un viaggio di affari. Si, ho ottenuto quel lavoro, mi hanno assunto come corriere della droga, in Colombia. Dovrò fare la spola tra Medellin e Borgo Panigale (non chiedetemi perchè ho messo Borgo Panigale, è il primo paesino che mi è venuto in mente tra tutti quelli italiani, che non se la prendano gli abitanti).

A quanto pare si tratta del business del momento.

Più coca per tutti.

Si, state immaginando bene. C’è LUI dietro tutto questo.

Vabbè, ritorno, ehm, serio. Stasera lascerò le verdi e assolate (oh, sembra di nuovo estate, viene voglia di andare al mare) colline Calabre per un viaggetto semi-lavorativo di tre giorni nell’umida Pianura Padana, in quel di Milano. Comportatevi male in mia assenza, come sempre.

Ci risentiamo domenica, gente!

P.S. Lascio un saluto particolare con una canzone dei Rolling Stones, Angie. Bye bye!


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