L’Esposizione Universale

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Se n’è parlato moltissimo in questi mesi, ma non tutti sanno cosa sia realmente l’Esposizione Universale (per gli amici, Expo)…

Da Wikipedia: Esposizione mondiale è il nome generico che indica diverse grandi esposizioni tenutesi fin dalla metà del XIX secolo. L’organismo ufficiale che sancisce queste esposizioni è il Bureau International des Expositions (tipicamente abbreviato in BIE). Le esposizioni approvate dal BIE sono divise in alcune tipologie: universale, e internazionale o specializzata. Dipendentemente dalla loro classificazione possono durare dai 3 ai 6 mesi. Le esposizioni universali si svolgono solitamente con minore frequenza di quelle specializzate o internazionali, perché sono più costose. Per distinguerle da fiere minori, richiedono una progettazione da zero dei padiglioni. Come risultato, le nazioni competono per creare la struttura più spettacolare o memorabile.

Esempio glorioso di monumento "ereditato" dalla città ospitante di un’Esposizione Universale (la più importante, quella che avrà anche Milano) è la Tour Eiffel (Expo 1889) - divenuta poi simbolo di Parigi. La città meneghina ha un’occasione irripetibile e irrinunciabile: sette anni di tempo per proiettarsi nel futuro. Un futuro sostenibile, ecologico, all’avanguardia tecnologica. Nel 2015 Milano sarà la capitale del mondo per circa sei mesi, e tutti sanno quanto siamo bravi noi italiani nell’organizzazione di eventi perfetti (esempio: Olimpiadi Invernali di Torino 2006).

Cosa mi piace

Mi piace l’aria di cambiamento e di rinnovamento che si respira in città. Tanti nuovi progetti, tante opere di utilità pubblica che miglioreranno ed integreranno il sistema dei trasporti. Alcuni renderanno la città più vivibile, come le centinaia di km di piste ciclabili in cantiere, altri la renderanno più attraente, come la progettazione del nuovo quartiere in zona Garibaldi. Poi le nuove linee della metropolitana, i nuovi musei (Milano è poverissima di musei, un grave handicap rispetto alle città che contano in Europa)… Tutto sembra andare nella direzione di un miglioramento generale dello status di vita.

Cosa non mi piace

Non mi piace la location di alcune delle nuove opere: il simbolo dell’evento sarà una nuova torre alta duecento metri che sorgerà nell’area della nuova Fiera di Rho-Pero; perché? Rho-Pero non è Milano, è fuori Milano. Almeno il monumento principale bisognava costruirlo in centro o nei suoi pressi… Dovrebbe essere il simbolo della città, visibile da chi visita il centro. Non facendo mezz’ora o più di metropolitana.

Speriamo bene, ci si gioca il rilancio di una nazione intera.

It’s the end of the world (as we know it)

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Credo che questo geniale titolo dei R.E.M. di quasi venti anni fa rispecchi in maniera esaustiva la situazione che il mondo si sta trovando ad affrontare in questi ultimi tempi. Parlo della crisi economico-socio-energetica che affligge il pianeta, ed in particolare gli Stati Uniti d’America.

Cosa sta succedendo?
Accade che il motore trainante dell’economia mondiale attraversa la crisi finanziaria più grave dal (non troppo) lontano ‘29 (Grande Depressione http://it.wikipedia.org/wiki/Grande_depressione), e la situazione peggiora di giorno in giorno: il Dollaro cola a picco, Wall Street segue a ruota, il prezzo del petrolio impazzisce, il prezzo dell’oro supera record su record. Due grosse banche americane sono affondate (in gran parte per causa della crisi dei mutui), fallendo in pochi giorni e venendo rilevate da qualche altro (non meno in difficoltà) gigante per quattro spiccioli…

Quali sono le cause?
Io andrei a ricercarle negli anni passati, ma sono sotto gli occhi di tutti… I conflitti in Medio Oriente (Libano-Israele/Palestina-Iraq) hanno portato a conseguenze disastrose: secondo me non è un caso che il prezzo del petrolio sia aumentato a dismisura negli ultimi anni, visto che la gran parte dell’oro nero mondiale proviene da quelle zone. Riguardi ai mutui, beh, la mia personalissima opinione è che la moda di comprare tutto a rate abbia dato il colpo di grazia ad un’economia già in declino. Le banche prestano un sacco di soldi, la gente - incosciente - si indebita fino al collo con la (effimera) tranquillità del "tanto pago a rate", concedendosi lussi che pochi anni prima non si sarebbe neanche sognata: il macchinone su tutti. Poi cosa succede? Quando arriva il momento di ripagare i debiti, magicamente ci si accorge che lo stipendio non basta più, e si precipita nell’indigenza. Magari oltre alla rata della macchina (con tutte le esose spese accessorie che un mezzo di locomozione comporta al giorno d’oggi) c’è anche un mutuo da estinguere, ed ecco che i conti NON POSSONO più quadrare. Se la gente non ripaga i debiti, le banche perdono liquidità fino a soffocare, fino al fallimento. E’ quello che è successo negli States. Appena i tassi di interesse sono cresciuti di qualche decimo di punto, la gente non ce l’ha più fatta a pagare e si è creato quel circolo vizioso che ha portato alla grave crisi che viviamo oggi. Il tutto in pochi mesi. Perché la crisi era forse prevedibile da un risparmiatore accorto, ma il patatrac è successo in pochissimo tempo.

Perché la crisi è grave?
E’ grave perché siamo nella situazione del famoso cane che si morde la coda. I cittadini non hanno liquidità, le banche non hanno liquidità, gli Stati sono anch’essi pieni di debiti. La ricchezza è concentrata in mano a pochi furbi, che - non possiamo biasimarli - si tengono stretti stretti i loro quattrini. Ma rischiano anche loro, perché quando anche le banche non ce la fanno più vuol dire che si è davvero alla frutta. In Argentina ne sanno qualcosa, tutti hanno perso tutto. Anche i generi alimentari sono un indice molto veritiero della situazione: il prezzo del grano è aumentato del 70% circa rispetto allo scorso anno, e il latte non è da meno; purtroppo, dipendendo dal petrolio, i costi di produzione aumentano a velocità insostenibile per tutti, mentre i contadini soffrono anche loro l’impoverimento dei terreni e quindi la minore produttività. L’inquinamento fa la parte del leone, l’acqua è sempre di meno e sempre più schifosa, il clima sta cambiando con rapidità.

Verso a cosa andiamo incontro?
L’Europa cerca di rimanere a galla e di non affondare rapidamente come gli Stati Uniti, ma a mio avviso è solo questione di tempo: Euro forte che blocca le esportazioni, prezzi degli immobili alle stelle, Borse che iniziano a cadere in delle picchiate assurde. Quando si spegnerà del tutto l’American Style, allora starà per morire anche l’Europa che conta. Le Tigri Asiatiche ne gioveranno per un po’, ma poi andrà tutto a puttane anche lì, non avendo più uno sbocco per le - attualmente - massicce esportazioni. Il "sistema" sta implodendo su se stesso. Lasciatemi dire che un po’ ce la siamo cercata. Anzi, più di un po’.

Quali sono le possibili soluzioni?
Chi ha un tetto sotto cui vivere e un pezzo di terra da lavorare se lo tenga ben stretto, prevedo tempi bui. Chissà, magari il cambiamento radicale mondiale "previsto" da veggenti vari e dai Maya potrebbe essere proprio questo.
Forse per dare una sterzata vigorosa bisogna muoversi astutamente in quella direzione, anticipando il disastro: un ritorno intelligente alla natura. Bisogna invertire la tendenza, facendo quel salto ecologico che il bisogno ci impone. Dobbiamo disfarci del petrolio, principalmente. Sostituirlo, rimpiazzarlo. Ci vorranno anni e anni, ma bisogna iniziare subito. Bisognerebbe iniziare dai mezzi di trasporto, tutti quanti, per poi passare alle fabbriche e ai riscaldamenti. Le energie rinnovabili tra l’altro potrebbero dare una nuova spinta all’economia. La prima cosa che poi mi viene in mente di NON fare è quella di comprare qualcosa a rate. Accendere un mutuo o un finanziamento? E’ un suicidio. Chi ci garantisce che i nostri stipendi aumenteranno? Chi ci garantisce che riusciranno a mantenerli uguali a quelli che percepiamo adesso? Il nostro debito invece siamo certi che continuerà a crescere, se l’economia va male. Non potendo emigrare su nessun altro pianeta, cerchiamo di salvare il salvabile del nostro, che abbiamo distrutto a causa della nostra avidità.

Perché i giovani scappano?

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Leggendo attentamente questo articolo, si possono fare delle considerazioni molto interessanti in proposito. Le motivazioni della fuga possono essere molteplici, cerchiamo di evidenziarne qualcuna:

- Ricerca di nuovi stimoli, in un campo non propriamente prodigo in tal senso - e totalmente stagnante in Italia;

- Salari generosi, totalmente assenti dallo scenario di un Paese in declino come il nostro (lo stipendio di un lavoratore dipendente è cresciuto solo dello 0,3%, dal 2000);

- Aziende tartassate, che scelgono il flessibile sistema irlandese. Se le aziende principali (Apple, IBM, Microsoft, Google) del campo IT hanno la loro base principale in Irlanda, il richiamo è consequenziale e forte.

Se a tutto questo aggiungete il mito dell’Isola di Smeraldo, la frittata è fatta.
L’Irlanda galoppa, i grandi arrancano.
Salta subito agli occhi la differenza di valutazione dei consulenti, ad esempio: in Italia si guadagnano in genere - con una certa seniority acquisita - 1500 euro al mese. In Irlanda arrivano a pagare dalle 150 alle 1000 euro al giorno per lo stesso lavoro.

La domanda di gente specializzata è altissima, e l’offerta ancora sostanzialmente scarsa. Da bravi economisti quali siete, le considerazioni finali fatele voi in base a questi dati.

Another Little Big Horn.

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Che sia partita la Reconquista?

Gli Indiani d’America hanno messo a segno un gran colpo finanziario, per la modica somma di 965 milioni di dollari. La tribù dei Seminole (Florida) ha comprato la famosissima catena di locali Hard Rock Cafè, che comprende 124 ristoranti in tutto il mondo, più quattro hotel e due casinò, nonchè la più grande collezione esistente di oggetti e strumenti musicali legati al mondo del rock.

«Questo è un momento di orgoglio per la tribù dei Seminole della Florida e per tutte le tribù indiane», ha detto il capo del concilio tribale dei Seminole.

E te credo, dopo tanti schiaffoni presi dagli inglesi e dai loro derivati…

Anche Ginocchio Spellato approva l’operazione. Ha rilasciato una breve dichiarazione: "Augh. Io salutare con affetto fratelli di tribù Seminole per grande operazione finanziaria. Io sperare loro fare mangiare me gratis in locali Seminole. Piedi Doloranti sempre pronti quando trattare di non fare fatica."

Il senso degli affari.

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Qualcuno pensava che il fiuto per gli affari di Zio Paperone fosse una leggenda?

Sbagliato.

C’è qualcuno con un olfatto finissimo.

Il gruppo newyorkese dei Velvet Underground ha fatto felice un signore canadese. Costui ha comprato un LP al mercatino per l’irrisoria cifra di 75 centesimi.

L’ha rivenduto poi su eBay per l’altrettanto irrisoria (per il signore del mercatino di sicuro, lo irride alla grande) di 130mila dollari.

No, non ho sbagliato a scrivere.

Il signore in questione si chiama Warren Hill, e comprò questo vecchio vinile -insieme ad altri due- nel 2002 in un mercatino di New York. All’inizio non capì cosa avesse in mano. Era pur sempre un LP raro, però in quella versione non ne esistevano molte altre copie, e lo scoprì presto. Era in realtà una copia-pilota, che di solito vengono stampate per uso interno. Arrangiamenti diversi, tracklist diversa, insomma un gioiello dei Velvet Underground + Nico.

Giusto per informazione, ricordo che si tratta -nella versione poi messa in vendita- del primo album dei Velvet Underground: quello con Sunday Morning, per intenderci. Quello con la copertina disegnata da Andy Warhol (tra l’altro Andy era anche produttore e primo supporter della band), la famosa Banana.

Questo è il fiuto per gli affari. O se volete, chiamiamolo pure culo.

Brava.

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Se c’è uno dei pochi elementi di cui l’Italia contemporanea può andare fiera, questa è Rita Levi Montalcini.

La quale ha detto una cosa sacrosanta:

"La ricerca è il vero motore di un Paese moderno".

Lei ha dichiarato che non voterà questa Finanziaria, poichè toglie ancora altri soldi alla ricerca scientifica, già povera di risorse di suo e saccheggiata alla grande dal governo precedente.

La Montalcini dice che l’Italia ha tanto capitale umano, e scarse materie prime: per cui, se non si finanzia la ricerca, il Paese affonda.

Spero che gli altri senatori a vita seguano il suo esempio, facendo andare in minoranza il governo al Senato e costringendolo a cambiare registro, aumentando i fondi destinati alla ricerca. Non è possibile che una tra le nazioni più ricche al mondo non si preoccupi del futuro.

Dove troviamo i soldi? Io qualche idea ce l’avrei…

Intanto evitiamo di spendere soldi in, ahemm, "missioni di pace", così recuperiamo diversi miliardi di euro. Già questi basterebbero, e forse rimane anche qualcosa…

P.S. Non so se avete letto una cosa che mi ha fatto raggelare il sangue nelle vene: il governo Berlusconi ha usato una grossa parte dei fondi dell’otto per mille destinati all’arte, società e terzo mondo per finanziare le missioni di guerra all over the world. Quei soldi servivano anche per sfamare gente che non riesce a mettere in bocca un tozzo di pane, oltre che per salvaguardare il nostro patrimonio storico e culturale. Vergognatevi. Rubate il pane di bocca ai poveracci per mandare altri poveracci a fare la guerra.

La cittadinanza.

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In questi giorni si fa un gran parlare sul fatto del concedere o meno la cittadinanza italiana agli immigrati regolari.

Si parla di rendere cittadini italiani tutti quegli immigrati regolari con un lavoro e contribuenti per il fisco dopo cinque anni di permanenza nel nostro Paese. Gli schieramenti politici sono in totale disaccordo, anche internamente ai partiti stessi. In effetti l’argomento è delicato. Chiunque abbia studiato un po’ di storia, sa che nell’Antica Roma la cittadinanza era una cosa molto ambita tra le colonie. Lo è ancora, poichè essere cittadino di uno Stato implica molti privilegi, come il poter partecipare alla vita politica attiva, ad esempio.

Il discorso riguarda oltre 3 milioni e mezzo di persone, circa il 5% della popolazione attuale del nostro Paese. Quindi non è affatto una cosa secondaria, bisogna pensarci bene prima di prendere qualsiasi decisione.

Io ho la mia opinione, ovviamente del tutto personale: non credo che sia molto "giusto" dare la cittadinanza dopo soli cinque anni. Ovviamente rabbrividisco quando sento alcuni dire che gli immigrati dovrebbero starsene a casa propria, nel luogo da dove provengono. Tuttavia, per integrarsi completamente ci vuole del tempo, e l’italiano è una lingua difficile. Bisogna conoscere tutte le leggi vigenti, lo standard di vita, il modo di lavorare, e molte altre cose che per chi ci nasce sono scontate. Per chi viene da fuori, queste cose non sono per niente ovvie. Tutti gli immigrati incontrano difficoltà ad ambientarsi, ne conosco molti. Chi più, chi meno. Potrei citare alcune famiglie bulgare che si sono trasferite per lavoro qui al mio paese: lavorano, pagano le tasse, cominciano a fare amicizia con la gente del posto; ma non sono ancora integrati, dopo più di due anni, perchè fanno fatica a capire certe leggi e un certo modo di vivere che non è il loro, per non parlare delle difficoltà di espressione.
Io dico che si debba aspettare per concedere la cittadinanza, ci vogliono più di cinque anni. Bisogna dare più tempo: allo Stato, e agli immigrati.

Si potrebbe invece fare un’altra cosa: dare il diritto di voto nel Comune di residenza. Questo sarebbe giusto a mio avviso, perchè in quel Comune ci vivono anche loro, e come tutti gli altri pagano le tasse: quindi hanno il diritto di scegliere le persone che li governano. Il discorso si potrebbe allargare anche alle altre consultazioni elettorali, ma con calma. Cominciamo a piccoli passi, ne trarremo tutti vantaggio. Loro si sentiranno più partecipi alla vita dello Stato, ed avranno anche più piacere ad integrarsi. Però non facciamo l’errore di dargli in mano strumenti che non sanno amministrare, strumenti che non hanno mai usato nei loro Paesi di origine. Ci vuole tempo e pazienza per capire come funziona uno Stato democratico.

Ho uno zio che vive in Francia da più di 40 anni, ed è tuttora cittadino italiano, pur avendo sempre lavorato onestamente e parlando un francese perfetto. Agli immigrati la Francia ha concesso solo di poter votare per le amministrazioni locali. Nessuno si lamenta, anche dopo decine di anni di duro lavoro per una Nazione che non è la loro. Ma nella sua carta d’identità francese, mio zio ha sempre ben scritto che è un immigrato, e deve ancora rinnovare il permesso di soggiorno. E la Francia ha molta più esperienza di noi in fatto di immigrazione. Forse per ora è meglio seguire strade già percorse, senza anticipare i tempi di una tranquilla integrazione.

Io dico di continuare ad accettare la gente che lavora, e di rendere il più scorrevole possibile l’adattamento alla nostra cultura. Aiutando chi arriva, non caricandolo di responsabilità che magari non è pronto ad assumersi. Io credo che qualcuno voglia dare il diritto di voto a questa gente per il solo scopo di ottenere qualche voto in più alle elezioni. La trovo una cosa vergognosa.

Processi e militari.

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Lo stralcio del processo Mediaset che riguarda Berlusconi è giunto ad una tappa importante. Quella meno ovvia. Forse perchè non è più intoccabile come quando era Presidente del Consiglio.

Rinviato a giudizio.

Corruzione in atti giudiziari, è l’accusa. Per chi avesse la memoria più corta della mia, questo caso è venuto a galla dopo le dichiarazioni reticenti dell’avvocato inglese David Mills, che poi si scoprì furono comprate dal Cavaliere, durante il processo "All Iberian" e quello sulle tangenti alla GdF. Mills è stato a sua volta rinviato a giudizio.

Il processo inizierà il 13 marzo, e si dovrà dare conto di centinaia di milioni di euro usati per compravendite illegali di diritti tv. Ricordo che la testimonianza di Mills fu "ricompensata" con 600 mila dollari.

Quattro spiccioli.

Spero che stavolta la giustizia faccia VERAMENTE il suo corso, e non Corso Silvio.

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Veniamo alle dichiarazioni odierne di Mastella. Clementino ha detto che l’esercito è un’ipotesi da tenere in considerazione per la situazione di Napoli, in primis l’emergenza rifiuti.

Stavolta -mi secca essere d’accordo con lui-, mi sembra una buona idea. Ripulire la città da tutta quell’immondizia è necessario, e un aumento della presenza delle forze dell’ordine non può fare che bene.

C’è solo un problema: come ho già detto nell’altro post, qui ci si focalizza solo su Napoli. Caro Mastella, il problema è molto esteso, non facciamo finta che ci sia bisogno dell’esercito solo lì. Vedere gente con la mitraglietta per le strade non è il massimo, ma dappertutto in Italia si sente la necessità di una maggiore sicurezza sociale. Vogliamo estirpare la delinquenza? Non fate sentire le persone in pericolo se parlano, e vedrete che vi aiuteranno. Chi si sente protetto per forza di cose vive più tranquillo. E credo che a Napoli come in molte altre città nessuno si senta più molto protetto dalle forze dell’ordine.

Ci vuole un giro di vite deciso, senza pietà.


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