E’ una lunga storia, mettiamola così. Da dove cominciare, se non dalla fine? Ma no, non c’è mica una fine.

Forse potrei cominciare dall’inizio. Forse. Ecco, forse è meglio di no.

Settimane di sbattimenti, di frenetici andirivieni, di sorrisi e di sbadigli. Non sapevo si riuscisse anche a (sor)ridere, mentre si sbadiglia. Ora lo so.

E poi, che dire, cerco di cavalcare l’onda. La testimonia la poca assiduità in queste pagine, la mia assenza.

Un avvenimento successo in questi giorni mi ha fatto riflettere su quanta differenza ci possa essere tra le parole e i fatti, a volte. Poi per forza bisogna comparare i due estremi: ho notato che altre volte i fatti sono meglio delle parole (o delle premesse).

Chi mi ha fatto le carte, mi ha chiamato vincente. L’ha fatto anche chi mi ha letto la mano.

Ma uno zingaro è un trucco?

Il punto è che il mio futuro non è affatto invadente - tra l’altro in quel caso mi lascerei invadere volentieri. Non ho nessuna intenzione di distruggerlo con la fantasia. Magari facciamo che continuo a costruirlo.

E mi perdoni De Gregori, se ho abusato di lui.