Finora non ne ho parlato, un po’ perché ero assente, un po’ perché il fenomeno non aveva colpito molto vicino e quindi non mi ero reso conto della gravità della situazione. Ma ora ho visto con i miei occhi cosa può fare il fuoco. Qui nei dintorni, pochissimo distante da casa mia, divampa un incendio da quasi ventiquattro ore. Al momento sembra indomabile, nonostante un Canadair e due elicotteri, oltre ai Forestali e alla Protezione Civile.

Un’importante arteria è stata chiusa al traffico perché il fuoco lambisce le case. Centinaia di ettari di boschi di conifere sono andati e stanno andando in fumo. Sì, perché è (era) una zona completamente ricoperta dai boschi. I telefoni sono fuori servizio, la corrente elettrica è saltata in molti punti.

Non è il primo incendio della stagione e purtroppo non sarà l’ultimo, ma io vorrei entrare nella testa di quei grandissimi figli e figlie di padre ignoto per capire cosa li porta ad appiccare il fuoco.

Per poi spaccargliela, la testa. Anzi, no, lasciarli bruciare nelle fiamme che loro stessi hanno provocato. Sono gesti che non hanno scusanti: stanno bruciando anche il LORO bosco, la LORO Pre-Sila (e il loro Gargano, la loro Sicilia, e tutti gli altri posti in cui il fuoco impera). Il punto è che sono azioni che vengono compiute con lucidità, a sangue freddo, quindi ancora più gravi. A che cazzo serve piantare un albero oggi, se domani qualche stronzo ne andrà a distruggere migliaia?

Non sono nemmeno imputabili motivi economici, per guadagnare qualche rimborso dalle assicurazioni. Si tratta di suolo demaniale, in gran parte. Qualcuno accusa gli stessi Forestali per questi incendi, la verità non la sapremo mai. Se non ci sono prove, non è giusto dire che sono stati loro.

Chiunque sia stato, spero tanto che se ne possa pentire amaramente.

Intanto brucia tutto, e non possiamo farci niente.