Madre Teresa di Calcutta ha sempre predicato la Fede (per una volta scriverò Fede e Dio con la lettera maiuscola, ha un suo perché - nonostante le mie convinzioni), ha diffuso amore e carità per tutto il mondo. Sempre dalla parte dei più deboli, in mezzo ai lebbrosi e agli appestati. Un gran cuore. Ed un gran cervello.

Tra le sue lettere, si trovano elementi che fanno conoscere un lato sconosciuto ai più della stessa Madre Teresa… Cito dall’articolo del Corriere un pezzo a sua volta virgolettato, quindi scritto di pugno dalla suora:
«Mi hai respinto, mi hai gettato via, non voluta e non amata. Io chiamo, io mi aggrappo, io voglio, ma non c’è Alcuno che risponda. Nessuno, nessuno. Sola… Dov’è la mia Fede… Perfino quaggiù nel profondo, null’altro che vuoto e oscurità —Mio Dio— come fa male questa pena sconosciuta… Per che cosa mi tormento? Se non c’è alcun Dio non c’è neppure l’anima, e allora anche tu, Gesù, non sei vero… Io non ho alcuna Fede. Nessuna Fede, nessun amore, nessuno zelo. La salvezza delle anime non mi attrae, il Paradiso non significa nulla… Io non ho niente, neppure la realtà della presenza di Dio». E si riferiva alla presenza divina più misteriosa, quella nell’ostia consacrata dell’Eucaristia, il perno della fede cattolica: ne parlava così, lei che era conosciuta come la piccola donna con la fede più grande del mondo. Spiegava agli altri, Madre Teresa: «La mia anima è in uno stato di perfetta gioia e di pace». Ma quella stessa anima, nei suoi pensieri più intimi, e anche nei giorni in cui meritava con la sua fede il premio Nobel per la Pace, la descriveva poi come «un blocco di ghiaccio», abbandonata in una «terribile oscurità», «nell’aridità spirituale», fra «le torture della solitudine»

Questo testimonia quale gran donna fosse: nonostante i dubbi sul vestito che portava, e i grandi dubbi sull’esistenza stessa di Dio, non pose termine alla sua missione. Anzi, continuò imperterrita a portare il Bene tra i bisognosi.

Altra citazione:
«Il sorriso è una maschera, un mantello che copre il resto. Ho parlato come se il mio cuore fosse stato innamorato di Gesù, un amore tenero, personale; ma se lei (padre, ndr) fosse stato qui, avrebbe detto: che ipocrisia! ». «C’è un’oscurità terribile in me, come se ogni cosa fosse morta. Ed è stato più o meno così da quando ho cominciato il mio lavoro»; «sono nel tunnel… »; «mormoro le preghiere della Comunità e mi sforzo per trarre da ogni parola la dolcezza che essa deve regalare, ma la mia preghiera di unione non esiste più, io non prego più». «Mi dica, padre, perché c’è tanta pena e tanto buio nel mio cuore?»; «quando cerco di elevare il mio pensiero al cielo, è così schiacciante il vuoto, che quegli stessi pensieri ritornano come pugnali acuminati e feriscono la mia anima. Mi vien detto che Dio mi ama. E tuttavia la realtà dell’oscurità, e del freddo e del vuoto, è così grande, che nulla tocca la mia anima. Che abbia fatto un errore, nell’arrendermi così ciecamente alla Chiamata del Sacro Cuore?». Troverà da sola la risposta, o una delle possibili risposte: «Sono giunta ad amare il buio — poiché credo adesso che sia parte, una piccolissimaparte, del buio e della sofferenza di Gesù sulla terra… Oggi sento davvero una gioia profonda — che Gesù non possa soffrire più oltre la sua agonia — ma che voglia soffrirla attraverso di me»

Sono riflessioni profonde, che in pochi ardiscono a fare. Mi stupisce il lato umano di questa donna… Non importa l’esistenza o meno del Divino, queste sono le conclusioni che ne traggo io. Crederci o meno, non fa differenza, per me. Basta che gli obiettivi da perseguire siano comunque quelli di un bene superiore, un bene che il cuore umano conosce e che può tirare fuori con grande facilità, se lo vuole.

Secondo me Madre Teresa aveva capito davvero cos’è l’Amore. Una piccola grande donna.