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Spago sulla mia valigia non ce n’era/solo un po’ d’amore la teneva insieme/solo un po’ di rancore la teneva insieme

Quando scrissi della partenza, parlai di malinconia. Viaggiare aiuta a rientrare in contatto con se stessi, o almeno questo succede per me. Si analizzano momenti più o meno bui con grande lucidità, magari davanti ad una bella pinta di birra ghiacciata; o sotto il sole della spiaggia del Port Olimpic. Un diverso modo di interpretare la spiaggia, quello spagnolo: se vogliamo, anche l’anticamera del diverso modo di interpretare in generale la vita. In tutti i pochi posti in cui sono stato, ho notato i modi più disparati di vivere. Alcuni mi sono andati a genio, altri meno, pur adattandomi abbastanza in fretta alle nuove realtà.

Pur adorando Barcellona, il modus vivendi spagnolo mi rapisce poco, tanto più che mi trovavo più a mio agio in un pub pieno di inglesi che non con le birre in busta a Plaça Reial.

I giorni sono scorsi tranquilli, mi sono goduto la città con relativa calma: proprio quella tranquillità che in fondo cercavo. In particolare ho apprezzato le visite ai posti "alti" rispetto alla città, come Tibidabo, Park Guell e Montjuich. Barcellona vista dall’alto in tutta la sua estensione è una visione mozzafiato, forse la si riesce ad amare ancora di più che non vivendola per le strade. Dal Tibidabo si ha la visione più completa, con la montagna che guarda verso il mare e lo sguardo che riesce a perdersi oltre l’orizzonte.

Altra città che ho particolarmente apprezzato è stata Girona (Gerona in spagnolo, ma la pronuncia ufficiale è quella catalana), un gioiellino risalente agli Iberici e poi ai Romani, Visigoti, Musulmani, Carolingi, che hanno lasciato una quasi intatta muraglia difensiva e un dedalo di intricate e fantastiche stradine. Non credo che sia un caso il fatto che Girona risultasse al primo posto come qualità della vita nella classifica delle città spagnole, perché dà un senso di assoluta pace. Io dissi, non sapendo della classifica al momento del giro turistico per le vie cittadine, che gli abitanti di Girona sono sicuramente molto longevi… Si respira tranquilli in questa città, senza ombra di dubbio. Ci vivrei senza batter ciglio. Barcellona in quei giorni mi stava un pochino stretta, avevo bisogno di cambiare aria anche solo per mezza giornata. Ed ho riscoperto - nel caso ce ne fosse bisogno - quanto mi piace viaggiare.

Di fattura diversa invece la gita a Montserrat, con una mattina che inizia all’insegna della pioggia battente. Si parte da Plaça d’Espanya verso il Monastero di Montserrat, immerso in una cornice splendida di montagne dal volto umano. Ahinoi, dopo pochi minuti dall’arrivo in cima si è scatenato il diluvio, giusto il tempo di fare due foto ed una visita veloce all’interno. Dopodiché decidiamo, affamati, di rifugiarci in un bar/tavola calda. Birra e panino. Faceva un freddo cane, oltretutto. Ancora affamati, prendiamo altra roba da mangiare dopo aver pagato le altre cose… E poi due whiskey tripli (credo fossero tripli, perché il giovanotto ha vuotato la bottiglia) per ammazzare il freddo (eravamo in tenuta molto estiva). Queste ultime cose si sono scordati di farcele pagare, e noi ovviamente non abbiamo insistito. I viandanti ringraziano e sfidano pioggia e freddo (grazie, Jack), ignari del fatto che quella sarebbe stata una giornata alcolica. Al ritorno a Barcellona, sulla cremagliera del Montserrat, eravamo seduti di spalle ad una donna (dal vago accento emiliano) col suo bambino (noi eravamo allegrucci per il whiskey)… Lei diceva:
- Mo’ varda che belle montagne, che paesazgio!
- BURP!

Al mio compagno di viaggio è scappato un sonoro rutto proprio alla fine della sua frase, che ha accompagnato il susseguente religioso silenzio della signora per tutto il resto del viaggio, rotto solo dalle mie continue risate.
Dopo un periodo di riposo in albergo, decidiamo di andare prima in Plaça Reial (davvero ad un tiro di schioppo dall’hotel, così come anche il Born) e poi in un Irish pub dei dintorni. In questo lasso di tempo sono partite una lattina (in piazza, presa dai pakistani ambulanti) e tre pinte di birra. Facendo conoscenza con delle americane, il mio ego viene abbondantemente nutrito dai loro complimenti per il mio inglese privo di accento italiano o di qualsivoglia altro accento. L’alcol scioglie la lingua, si sa.

Da segnalare il tipo all’Acquario di Barcellona che per avvicinarsi troppo con la testa al giochino della ruota-che-gira-e-tu-ci-guardi-dentro-per-vedere-le-rane ha preso la ruota in piena fronte. Gli sono scoppiato davvero a ridere in faccia, non sono riuscito a trattenermi… Poi c’è un’antologia di mie freddure che non fanno ridere, ma quelle le riservo a qualche altra occasione… E diverse altre cose che non ricordo, ma che col tempo mi torneranno in mente. Uh, ma devo dirvi subito del comandante dell’aereo Milano - Lamezia! Dopo aver ricordato di tenere le cinture allacciate per tutto il volo, ha ripetuto la canonica frase anche in inglese, facendo però un po’ di confusione:
- Mi raccomand keep your seat belt on.

Alla fine arriva anche il momento di tornare, ed eccomi qua, scampato ai telegiornali.

P.S. Potete vedere qualche foto del viaggio qui (ho dovuto creare un secondo account flickr perché "l’ufficiale" è pieno). Qui invece trovate tre video sulle Fonti Magiche.