L’Italia è ripartita. Questo è il messaggio lanciato da Romano Prodi al momento di tirare le somme dopo dodici mesi di governo.

In effetti sembra che l’Italia abbia ripreso una seppur lenta crescita, dopo diversi anni di stallo dell’economia. Saranno state le politiche rigide, saranno state le (troppe) tasse (ma ci ritorno dopo su questo punto), sarà stata una congiuntura favorevole dell’economia mondiale. I conti stanno sicuramente meglio, dopo i disastri lasciati in precedenza. Stiamo rientrando nei parametri di Maastricht, da crescita zero siamo passati ad una previsione di crescita del 2%, sembra addirittura possibile l’obiettivo del pareggio di bilancio entro il 2011. Una sfida vinta, oserei dire. A caro prezzo per tutti gli italiani onesti, ma vinta.

D’altra parte ci si trovava di fronte ad una scelta ardua: attuare una politica economica molto dura per cercare di rientrare in carreggiata, scontentando la popolazione; oppure continuare la politica economica approssimativa, mandando il Paese completamente allo sfascio. Politiche entrambe sbagliate, certamente. Ma a volte bisogna fare scelte impopolari, più che altro cercando di sbagliare il meno possibile. Invece il governo Prodi ha sbagliato tanto, pur perseguendo una giusta causa: evitare il tracollo. Poche energie sono state profuse ad esempio nel campo della spesa pubblica, gli stipendi delle cariche istituzionali corrono a briglie sciolte. E non basta difendersi dicendo che nemmeno gli altri si abbassavano lo stipendio. Non è una buona scusa, almeno ai miei occhi. Voglio mettermi al riparo da critiche dicendo che qualche ritocchino c’è stato, tipo agli stipendi dei sindaci, ma sono piccolezze.

Quello che mi preoccupa di più è il futuro. Quello di Prodi non è un ottimismo che mi contagia più di tanto, purtroppo. L’ho sentito parlare di redistribuzione degli utili alle famiglie meno abbienti, lotta all’evasione fiscale, energie rinnovabili, pensioni & lavoro, revisione dell’ICI e del catasto.

Storie già sentite, promesse già fatte. Mai mantenute. Mai sono seguiti i fatti, a queste parole. E’ da un anno che questa palla delle riforme rimbalza dal risvolto alla punta dello stivale, e l’unica legge degna di nota è quella sulle liberalizzazioni. Per carità, imperfetta in molti punti, ma pur sempre un passo avanti. Nessuno parla più di Legge Elettorale: insabbiata. La legge sul conflitto di interessi è un miscuglio di proposte tendenti al ridicolo: verrà insabbiata presto anche questa. Dico e pensioni vanno in secondo piano: è sempre la solita Italia. Perché fare oggi ciò che puoi rimandare a domani, possibilmente sorridendo a tutti?

La gente si ritrova con problemi seri (vedi emergenza rifiuti), purtroppo. E non saranno Berlusconi o Prodi a fare di peggio o di meglio della situazione attuale. E’ la nostra mentalità che deve cambiare. Le tasse aumenteranno sempre, se il 30% degli italiani continuerà a non pagarle. Lo Stato non dovrebbe occuparsi della difficilissima lotta all’evasione, se noi cittadini fossimo onesti. Leggi ad hoc, con scappatoie ad hoc. Il Paese dei cavilli. Perché è vero che il pesce puzza dalla testa, ma se la base è disonesta saranno disonesti anche gli amministratori. Non si scappa.