Così recita l’Osservatore Romano, quotidiano dei vescovi:
"Natale 2006: sradicare la famiglia è la priorità della politica italiana."

Si parla anche di "spregevole volantinaggio durante il passaggio del Papa verso piazza di Spagna."

La seconda si riferisce all’iniziativa del Manifesto, anche se è sbagliato dire così, non vorrei che qualcuno pensi che sto accusando loro, perchè non si sa bene chi sia stato. Da una finestra della sede del quotidiano (così pare), all’improvviso sono piovuti volantini, atterrati poco prima del passaggio di Ratzinger. I volantini erano divisi in due parti: in quella di sopra c’era il titolo "Il pastore tedesco" con la copertina del Manifesto del giorno dopo l’elezione di Ratzinger; sotto c’era la scritta "Lasciaci in Pacs". Io l’ho considerato fine umorismo, l’Osservatore Romano non direi proprio…

Ma veniamo al punto cruciale, la priorità della politica italiana.

Il Governo ha annunciato l’impegno a produrre un disegno di legge sulle unioni civili nel primo mese del 2007. I famosi (o famigerati, dipende da chi legge) PACS. A qualcuno brucia il fatto che l’unione civile resa legale a tutti gli effetti, tipo la convivenza, con tutti i diritti derivanti dal matrimonio, renda il medesimo un atto inutile, superfluo.

Io non ho mai condiviso questo pensiero. Se uno è religioso e crede nel matrimonio, in chiesa va a sposarsi ugualmente. Se crede nei valori civili del matrimonio, va lo stesso in comune a sposarsi.

La cosa che mi fa riflettere di più è che si manipola il tutto facendo credere che si tratti di qualcosa solo per le unioni omosessuali. Niente di più falso. Un attentato alla religione? Ma quando mai…

Si tratta solo di garantire gli stessi diritti a due persone che si amano (o che non si amano, fatti loro) ma non vogliono sposarsi secondo riti civili o religiosi. Ai fini fiscali, il tutto è di giovamento sia per lo Stato che per le coppie. Pensate solo al fatto di una convivenza che finisce in separazione, a titolo d’esempio: niente avvocati, niente giudici, niente sentenze, niente sprechi di soldi. Se invece due conviventi mettono al mondo un figlio, possono riconoscerlo normalmente, come due persone unitesi in matrimonio. E pagheranno le tasse, con oneri e benefici, come tutte le coppie sposate.

La trovate una cosa così sbagliata?

Non è certo un pezzo di carta -un contratto- quale il matrimonio a sancire il senso della famiglia di due persone. Quello è solo un contratto. Parlo sempre di chi non è religioso. Per i credenti il discorso è diverso, e non li tocca per niente questa cosa: possono sposarsi in chiesa come hanno sempre fatto, davanti a dio.

Allora, mi chiedo: perchè la Chiesa osteggia tanto questa nuova prospettiva? Ricordo che in diversi paesi del mondo le cose funzionano già in questo modo, e nessuno ha avuto problemi.

Io ho provato a darmi una risposta. Non so se è quella giusta, non giudicatemi per quello che scriverò.
La Chiesa ha paura di perdere fedeli, perchè non più obbligati a sposarsi. Questione di tradizioni: c’è l’abitudine a sposarsi in chiesa, questo è risaputo. Si sposano in chiesa anche persone assolutamente non credenti, giusto per il gusto di avere una cerimonia "più bella" del semplice rito civile del comune. Però per la Chiesa questi contano anche come matrimoni religiosi a tutti gli effetti, quindi si mantiene stabile il numero di fedeli, se non addirittura in aumento. Per cui l’autorità della stessa rimane immutata.

Io dico, a chi non è credente, di vergognarsi quando giura davanti ad un dio in cui non crede di amare per sempre il/la proprio/a partner. Si tratta di una promessa falsa, spero se ne renda conto, perchè fatta in modo falso. Se non credi in dio, non puoi giurare davanti a lui.

Non voglio fare discorsi politici sulle intromissioni della Chiesa nella vita dello Stato, se ne fanno già tanti. Mi basta quello etico, e scusate se l’ho fatto in modo sommario.

Se sbaglio, fatemi aprire gli occhi. Perchè altrimenti davvero non vedo i motivi per osteggiare una riforma della famiglia che a me sembra invece molto equa.