La cittadinanza.
economia, politica Novembre 6th, 2006Si parla di rendere cittadini italiani tutti quegli immigrati regolari con un lavoro e contribuenti per il fisco dopo cinque anni di permanenza nel nostro Paese. Gli schieramenti politici sono in totale disaccordo, anche internamente ai partiti stessi. In effetti l’argomento è delicato. Chiunque abbia studiato un po’ di storia, sa che nell’Antica Roma la cittadinanza era una cosa molto ambita tra le colonie. Lo è ancora, poichè essere cittadino di uno Stato implica molti privilegi, come il poter partecipare alla vita politica attiva, ad esempio.
Il discorso riguarda oltre 3 milioni e mezzo di persone, circa il 5% della popolazione attuale del nostro Paese. Quindi non è affatto una cosa secondaria, bisogna pensarci bene prima di prendere qualsiasi decisione.
Io ho la mia opinione, ovviamente del tutto personale: non credo che sia molto "giusto" dare la cittadinanza dopo soli cinque anni. Ovviamente rabbrividisco quando sento alcuni dire che gli immigrati dovrebbero starsene a casa propria, nel luogo da dove provengono. Tuttavia, per integrarsi completamente ci vuole del tempo, e l’italiano è una lingua difficile. Bisogna conoscere tutte le leggi vigenti, lo standard di vita, il modo di lavorare, e molte altre cose che per chi ci nasce sono scontate. Per chi viene da fuori, queste cose non sono per niente ovvie. Tutti gli immigrati incontrano difficoltà ad ambientarsi, ne conosco molti. Chi più, chi meno. Potrei citare alcune famiglie bulgare che si sono trasferite per lavoro qui al mio paese: lavorano, pagano le tasse, cominciano a fare amicizia con la gente del posto; ma non sono ancora integrati, dopo più di due anni, perchè fanno fatica a capire certe leggi e un certo modo di vivere che non è il loro, per non parlare delle difficoltà di espressione.
Io dico che si debba aspettare per concedere la cittadinanza, ci vogliono più di cinque anni. Bisogna dare più tempo: allo Stato, e agli immigrati.
Si potrebbe invece fare un’altra cosa: dare il diritto di voto nel Comune di residenza. Questo sarebbe giusto a mio avviso, perchè in quel Comune ci vivono anche loro, e come tutti gli altri pagano le tasse: quindi hanno il diritto di scegliere le persone che li governano. Il discorso si potrebbe allargare anche alle altre consultazioni elettorali, ma con calma. Cominciamo a piccoli passi, ne trarremo tutti vantaggio. Loro si sentiranno più partecipi alla vita dello Stato, ed avranno anche più piacere ad integrarsi. Però non facciamo l’errore di dargli in mano strumenti che non sanno amministrare, strumenti che non hanno mai usato nei loro Paesi di origine. Ci vuole tempo e pazienza per capire come funziona uno Stato democratico.
Ho uno zio che vive in Francia da più di 40 anni, ed è tuttora cittadino italiano, pur avendo sempre lavorato onestamente e parlando un francese perfetto. Agli immigrati la Francia ha concesso solo di poter votare per le amministrazioni locali. Nessuno si lamenta, anche dopo decine di anni di duro lavoro per una Nazione che non è la loro. Ma nella sua carta d’identità francese, mio zio ha sempre ben scritto che è un immigrato, e deve ancora rinnovare il permesso di soggiorno. E la Francia ha molta più esperienza di noi in fatto di immigrazione. Forse per ora è meglio seguire strade già percorse, senza anticipare i tempi di una tranquilla integrazione.
Io dico di continuare ad accettare la gente che lavora, e di rendere il più scorrevole possibile l’adattamento alla nostra cultura. Aiutando chi arriva, non caricandolo di responsabilità che magari non è pronto ad assumersi. Io credo che qualcuno voglia dare il diritto di voto a questa gente per il solo scopo di ottenere qualche voto in più alle elezioni. La trovo una cosa vergognosa.






Novembre 6th, 2006 at 18:55
Pienamente d’accordo sul diritto di voto…credo che anche loro abbiano il diritto di potersi esprimere, certo non mi stupisco che non se ne parli in uno stato dove la maggior parte delle persone vive il voto più come un dovere, che come un diritto.
La cittadinanza è un argomento veramente delicato, ma comunque credo che il problema principale sia quello delle scuole: sicuramente queste persone hanno una loro cultura (che nessuno vuole minimizzare, anzi), ma è anche giusto che sia proprio la scuola a dare ai ragazzi delle basi sulla nostra cultura e a far sì che convivano pacificamente e con rispetto reciproco…utopia?
Novembre 6th, 2006 at 19:02
Non è utopia, anzi. Il problema forse è che non c’è l’intenzione di farlo, io vedo solo un interesse ad accrescere le diversità (nemmeno così esagerate) esistenti tra le culture che vanno ad incontrarsi. Non so quali interessi regolino questa cosa, ma vedo solo un fomentare l’odio reciproco…
Novembre 6th, 2006 at 20:56
Verissimo Net…sono soprattutto i media e i politici (attraverso i media) che vogliono aumentare l’odio, soprattutto il nostro verso di loro, tutta questione di intenzione…
Novembre 6th, 2006 at 22:13
Le tue argomentazioni sono molto precise e intelligenti. Sono d’accordo con te su tutta la linea, e non credo di poter aggiungere qualcosa che tu non abbia già detto.
E’ vero che la scuola può integrare ulteriormente i ragazzi stranieri, a patto che non si creino delle inutili barriere, fatte di scuole islamiche che servono solo a ghettizzare e non certo ad avvicinare.
Novembre 6th, 2006 at 22:34
Ciao, sono d’accordo. Però la Francia non mi sembra l’esempio migliore da seguire, visto quel che è successo e quel che accade ancora. Inoltre non è che tutti i paesi extracomunitari non siano anche democratici. Comunque concordo: dopo 5 anni diritto al voto nel Comune di residenza, dopo 10 cittadinanza.
Novembre 6th, 2006 at 23:15
@bryenh: già , è proprio così!
@missdiky: io credo che debbano dare -ora hai fatto l’esempio delle scuole islamiche- anche a quei ragazzi la possibilità di studiare la loro religione, magari mettendola come ora facoltativa al posto dell’insegnamento della religione cattolica. Così vengono tutti trattati allo stesso modo, credo.
@guizzo: sei un lettore attento, mi sono accorto infatti anche io di aver generalizzato troppo: io pensavo agli immigrati che conosco di persona, e sono tutti:
- bulgari, rumeni: ex blocco comunista;
- di paesi africani non propriamente di storia democratica;
- cinesi: e lo sappiamo tutti che la Cina è poco meno di un regime.
Non intendevo affatto dire che tutti gli immigrati non sanno cosa sia uno stato democratico!
Riguardo all’esempio francese, ho fatto quello per lo stesso motivo di cui sopra: conosco un caso reale. Degli altri Paesi purtroppo non so molto a livello di legislazione sull’immigrazione.
Novembre 7th, 2006 at 10:10
ho lo stesso sospetto…
Novembre 7th, 2006 at 10:53
in effetti 5 anni sono un pò pochini…
Novembre 7th, 2006 at 11:24
Ma il problema non è tanto la cittadinanza in 5-10-15-50 anni, il problema è che si disponga il modo per cui gli immigrati riescano a seguire un adeguato processo di inserimento nella nostra società e che la cittadinanza sia il traguardo finale di questo processo, quando ben avvenuto.
Di per se la cittadinanza non risolve i problemi, basti pensare ai casseur in Francia. E quei ragazzi li erano tutti francesi, eh… eppure…
See ya!
Novembre 7th, 2006 at 15:36
Preparati, sto per dire una cosa seria. Io lavoro in questo settore da tre anni, e mi occupo proprio di cercare di far ottenere la cittadinanza ai migranti etc etc…
i problemi sono vari, ma il più grave, che tu pure hai rilevato, e che si incontra anche nelle lotte dei precari, è appunto che il precario, o il migrante, non hanno nessuna dignità , se non quella di essere un pacco che pesa molto, a seconda del piatto della bilancia sul quale cade…
Novembre 7th, 2006 at 17:48
Tipo a Kledi io la cittadinanza non la darei.
Novembre 7th, 2006 at 18:05
per dire che ho letto e che apprezzo il tuo esponerti e riflettere sopra certe tematiche.
è una questione di equilibri fragili, complicata dalle differenze culturali dei nostri immigranti.
sono educatrice interculturale, ho studiato e ri-studiato tutte le problematiche connesse…eppure una risposta chiara ancora non riesco a darmela.
l’unica cosa che so è che è sempre più necessaria un’educazione al rispetto e alla promozione della diversità . e questo post, nel suo piccolo, può aiutare.
Pilla.
Novembre 7th, 2006 at 19:22
@viola: quindi siamo noi sospettosi o è la verità ?
@pensierorosa: in realtà per alcuni potrebbero bastare dieci giorni, ma per la legge dei grandi numeri cinque anni sono pochi.
@robin: in Francia hanno avuto comunque problemi, ma le rivolte hanno origini diverse dall’ottenimento della cittadinanza.
@lucilla: vedo che la mia teoria ha riscontri oggettivi…
@leetah: invece credo che a lui la diano per direttissima, essendo purtroppo un personaggio famoso.
@pilla: grazie per la stima, e buon lavoro!
Novembre 7th, 2006 at 19:23
Bel post net, complimenti davvero!
Novembre 7th, 2006 at 19:27
thanks!
Novembre 8th, 2006 at 10:19
Non posso che trovarmi d’accordo su ogni parola che hai scritto.