Il Cin(o-e)filo.

cinema 15 Comments »
Stasera sono andato al cinema a vedere…

Children of men
(I figli degli uomini)
di Alfonso Cuaròn
con Clive Owen, Julianne Moore, Michael Caine


Questo film lo definirei strano. Molto particolare. E mi è piaciuto, perchè mi ha insegnato o ricordato qualcosa a proposito del valore intrinseco della vita. Ha saputo trasmettermi delle emozioni, e questo sicuramente denota la grande bravura del regista. Trasmettere emozioni è difficile.
Clive Owen ha fornito una buona interpretazione, anche se non al livello di Inside Man. Il suo, tuttavia, era un ruolo molto complicato: quindi va benissimo così.

Il film, in tutto il suo protrarsi, suscita il bisogno di porsi delle domande. Dall’inizio alla fine.

Io consiglio di vederlo, mi ha lasciato un bel groviglio di pensieri!

Volevo segnalare anche la piacevole sorpresa di aver sentito nella colonna sonora per ben due volte un bellissimo pezzo di Battiato, la cover di Ruby Tuesday! La seconda volta in una parte molto significativa del film, oltretutto.

La classifica del 2006:
1. Match Point, 9
2. Munich, 8,5
3. The Departed, 8
3. Inside Man, 8
3. Scoop, 8
3. Children of men, 8
4. Pirati dei Caraibi: la maledizione del forziere fantasma, 7,5
5. Il Codice Da Vinci, 6,5
6. Saw: 2, 5

New Frate (non) Indovino.

in nomine patri, relax 17 Comments »
Era da un po’ di tempo che non bazzicavo in Rete tra profezie e previsioni varie, così ieri ho deciso di rimediare…
Da chi ho cominciato? Ma dal mio preferito, naturalmente. Luciano Sampietro.

Qualcuno si chiederà, giustamente: e chi cazz’è?

Ebbene, Luciano Sampietro è uno dei maggiori interpreti degli scritti lasciati dal famoso Michel de Notredame, altrimenti conosciuto come Nostradamus.

Io lessi la sua Opera Magna, Settimo Millennio. Diciamo che era meglio annà a magnà, però lo dico solo col senno di poi. Quando ero nella parte del libro che si occupava del PASSATO, mi aveva colpito molto. Si, ero giovane ed inesperto. Convintissimo della bontà delle sue interpretazioni e del suo metodo, lessi con fiducia anche la parte riguardante il futuro: ehm, posso dire che fino ad ora NON NE HA AZZECCATA UNA. O se l’ha azzeccata non me la ricordo, eppure ne aveva sparate di grosse. E sono passati diversi anni…

Comunque il libro leggetelo se ne avete voglia, è abbastanza interessante il suo ragionamento.

Ma chiudiamo la parentesi storica, e parliamo del meraviglioso futuro che ci descrive il dott. Sampietro.

Potete leggere tutto a questo indirizzo.

Papa Romano, non ti avvicinare
a quella città che due fiumi sposa:
sarai là appresso il tuo sangue a sputare,
tu e i tuoi, quando fiorirà la rosa.

Questa è l’inquietante quartina da lui tradotta dall’originale:

Romain Pontife garde de t’approcher,
De la cité qui deux fleuues arrouse:
Ton sang viendras au pres de la cracher,
Toy et les tiens quand fleurira la rose.

Il francese non è di certo la mia lingua preferita, specialmente quello antico, imbrogliato e pieno di doppi sensi che scriveva Nostradamus per confondere i suoi lettori: per cui non mi azzardo a fornire la traduzione, che spesso non è affatto letterale nel caso del medico francese. Che dire, ci è riuscito benissimo a confonderli, i suoi lettori.

Devo dire che Sampietro è sfacciatamente di parte, tira incredibilmente per il papa. Il suo problema è che sono anni che lo vede morto in ogni modo possibile ed in ogni dove. Quello precedente, e questo. Le ha elencate tutte le morti di Giovanni Paolo II, tranne quella vera. Lo dice anche nel testo che già altre volte aveva fatto riferimento, sbagliandosi, a quella quartina.

Benedetto XVI, io direi di darti una grattatina ai gioielli che tempestano lo scettro: questo porta sfiga, credimi. A forza di adattare la quartina ad ogni occasione, prima o poi avrà fortuna.

Io mi sono appassionato tantissimo a leggere la quantomeno fantasiosa spiegazione della quartina da parte di Sampietro, con assonanze e similitudini degne da sceneggiatore dei migliori film di Hollywood. Nemmeno Stephen King riesce ad immaginarsi questi scenari. Soprattutto la parte del "Papa Romano", che lui fa miracolosamente combaciare con Benedetto XVI.

Beh, secondo lui il papa dovrebbe schiattare il primo dicembre durante la messa nella chiesa dello Spirito Santo di Istanbul.

Se stavolta ha ragione giuro che vado a chiedergli scusa davanti casa. Intanto lo prego di non querelarmi.

L’angolo dell’Occulto: Ettore Majorana.

angolo occulto 25 Comments »
Oggi voglio parlare di uno dei casi più controversi della storia italiana moderna: la vita e la scomparsa di Ettore Majorana, illustre scienziato.

Prima di tutto qualche cenno sulla sua vita…

Ettore Majorana nacque nel 1906 a Catania, ultimo di cinque fratelli. Senza dubbio veniva da una famiglia di menti eccellenti. Suo padre si laureò in Ingegneria a soli 19 anni e poi anche in Scienze fisiche e matematiche. Il quale era a sua volta ultimo di cinque fratelli, di cui uno giurista e deputato, uno statista, uno fisico e uno giurista e rettore universitario. Perfino suo nonno aveva due lauree (le stesse del padre) e fu professore di fisica sperimentale al Politecnico di Torino e quindi all’Ateneo di Bologna; fu anche socio dell’Accademia dei Lincei e presidente della società italiana di Fisica, e scoprì la birifrangenza magnetica. I fratelli di Ettore non erano da meno.

Ettore rivelò da subito una certa attitudine per la matematica, svolgendo a memoria calcoli molto complicati a soli 5 anni. Conseguì nel 1923 la maturità classica. Si iscrisse poi alla facoltà di Ingegneria, per seguire le orme della famiglia. Tra i compagni di corso c’era anche un certo Emilio Segrè, che sarà un elemento importante nella vita di Majorana.

Il Segrè, al quarto anno di studi, decise di passare alla facoltà di Fisica: un ruolo importante in questa scelta lo ebbero anche gli incontri con Franco Rasetti ed Enrico Fermi, nominato, appena 26enne, professore ordinario di Fisica Teorica all’Università di Roma.

Segrè riuscì a convincere anche Majorana a passare a Fisica, ma questi si convinse pienamente solo dopo un colloquio con Fermi, che andò più o meno così…

Fermi lavorava allora al modello statistico dell’atomo che prese in seguito il nome di Thomas-Fermi. Il discorso con Majorana cadde subito sulle ricerche in corso all’Istituto e Fermi espose rapidamente le linee generali del modello, mostrò a Majorana gli estratti dei suoi recenti lavori sull’argomento e, in particolare, la tabella in cui erano raccolti i valori numerici del cosiddetto potenziale universale di Fermi. Majorana ascoltò con interesse e, dopo aver chiesto qualche chiarimento, se ne andò senza manifestare i suoi pensieri e le sue intenzioni. Il giorno dopo, nella tarda mattinata, si presentò di nuovo all’Istituto, entrò diretto nello studio di Fermi e gli chiese, senza alcun preambolo, di vedere la tabella che gli era stata posto sotto gli occhi per pochi istanti il giorno prima. Avutala in mano, estrasse dalla tasca un fogliolino su cui era scritta un’analoga tabella da lui calcolata a casa nelle ultime ventiquattro ore. Confrontò le due tabelle e, constatato che erano in pieno accordo fra loro, disse che la tabella di Fermi andava bene e, uscito dallo studio, se ne andò dall’Istituto.

Tutto il genio di Ettore si rivelò a Fermi: in sole 24 ore rifece tutti i suoi calcoli per verificare che il suo futuro capo li avesse fatti bene. Da quel momento Majorana iniziò a frequentare la famosa "Scuola di Via Panisperna", fucina di tutte le maggiori menti italiane dell’epoca; il gruppo dei "Ragazzi di via Panisperna", quel gruppo di geni che ha fatto la storia della fisica italiana.

Stette per un periodo di tempo in Germania ed in Danimarca, dove conobbe scienziati del calibro di Werner Heisenberg e di Niels Bohr, con i quali collaborò a migliorare le loro teorie.

Sotto la guida di Enrico Fermi si occupò di spettroscopia atomica e successivamente di fisica nucleare.

Le più importanti ricerche di Ettore Majorana riguardarono una teoria sulle forze che assicurano stabilità al nucleo atomico: egli per primo avanzò l’ipotesi secondo la quale protoni e neutroni, unici componenti del nucleo atomico, interagiscono grazie a forze di scambio.
La teoria è tuttavia nota con il nome del fisico tedesco Werner Heisenberg che giunse autonomamente agli stessi risultati e li diede alle stampe prima di Majorana.

Nel campo delle particelle elementari Majorana formulò una teoria che ipotizzava l’esistenza di particelle dotate di spin arbitrario, individuate sperimentalmente solo molti anni più tardi.

Un genio assoluto. Ecco quello che pensava di lui Enrico Fermi:
«Al mondo ci sono varie categorie di scienziati; gente di secondo e terzo rango, che fanno del loro meglio ma non vanno lontano. C’è anche gente di primo rango, che arriva a scoperte di grande importanza, fondamentale per lo sviluppo della scienza. Ma poi ci sono i geni come Galileo e Newton. Ebbene Ettore era uno di quelli. Majorana aveva quel che nessun altro al mondo ha. Sfortunatamente gli mancava quel che è invece comune trovare negli altri uomini: il semplice buon senso.»

Quando tornò dalla Germania, qualcosa cambiò nel suo già strano carattere. Ecco come lo descrive Laura Fermi in quel periodo:

Majorana aveva però un carattere strano: era eccessivamente timido e chiuso in sé. La mattina, nell’andare in tram all’Istituto, si metteva a pensare con la fronte accigliata. Gli veniva in mente una idea nuova, o la soluzione di un problema difficile, o la spiegazione di certi risultati sperimentali che erano sembrati incomprensibili: si frugava le tasche, ne estraeva una matita e un pacchetto di sigarette su cui scarabocchiava formule complicate. Sceso dal tram se ne andava tutto assorto, col capo chino e un gran ciuffo di capelli neri e scarruffati spioventi sugli occhi. Arrivato all’Istituto cercava di Fermi o di Rasetti e, pacchetto di sigarette alla mano, spiegava la sua idea.
Majorana aveva continuato a frequentare l’Istituto di Roma e a lavorarvi saltuariamente, nel suo modo peculiare, finché nel 1933 era andato per qualche mese in Germania. Al ritorno non riprese il suo posto nella vita dell’Istituto; anzi, non volle più farsi vedere nemmeno dai vecchi compagni. Sul turbamento del suo carattere dovette certamente influire un fatto tragico che aveva colpito la famiglia Majorana. Un bimbo in fasce, cugino di Ettore, era morto bruciato nella culla, che aveva preso fuoco inspiegabilmente. Si parlò di delitto. Fu accusato uno zio del piccino e di Ettore. Quest’ultimo si assunse la responsabilità di provare l’innocenza dello zio. Con grande risolutezza si occupò personalmente del processo, trattò con gli avvocati, curò i particolari. Lo zio fu assolto; ma lo sforzo, la preoccupazione continua, le emozioni del processo non potevano non lasciare effetti duraturi in una persona sensitiva quale era Ettore.

Nel 1937 Majorana fu nominato professore di Fisica Teorica all’Università di Napoli, dove fece amicizia con il professor Antonio Carrelli.

E qui ha inizio il mistero.

Il 25 marzo 1938 Majorana partì da Napoli per Palermo, in piroscafo, invitato dai suoi amici e colleghi a prendersi un periodo di riposo.
Prima di partire, scrisse a Carelli la seguente lettera:
Caro Carrelli, Ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi… Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto…; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo.

Alla famiglia, invece, scrisse:
Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi.

Il 26 marzo Carrelli ricevette da Majorana un telegramma in cui gli diceva di non preoccuparsi di quanto scritto nella lettera che gli aveva precedentemente inviato.

Lo stesso giorno fu scritta e spedita anche questa ultima lettera:
Caro Carrelli,
Spero che ti siano arrivati insieme il telegramma e lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo Bologna, viaggiando con questo stesso foglio. Non mi prendere per una ragazza ibseniana perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli.

Ma Ettore non comparve più.
Da qui iniziò il buio più profondo. Ci furono molte ricerche, lo stesso Fermi fece pressioni su Mussolini per dare una svolta alle indagini per il suo ritrovamento. Gli ultimi che l’avevano visto, giurarono che fosse sul piroscafo Palermo-Napoli il 27 marzo, e lo videro nei dintorni di Capri. Qualcuno disse poi di averlo visto passeggiare per le strade della città, ma non fu mai provata comunque la sua discesa a Napoli, e non fu ritrovato neanche in mare.

Le ipotesi sulla sua fine sono molteplici: si parla di suicidio, di fuga all’estero, di reclusione in un monastero.

Una sola cosa si sa con certezza: Majorana prelevò un’ingente somma di denaro dal suo conto, prima di sparire; questo allontana, a mio avviso, l’ipotesi di suicidio.

Un’ipotesi invece molto affascinante è quella che avrebbe voluto Majorana a Mazara del Vallo, in Sicilia, a condurre una vita da barbone sotto il falso nome di Tommaso Lipari. Questo signore aveva delle incredibili conoscenze matematiche e scientifiche, cosa non molto comune all’epoca (e neanche adesso). Come hobby risolveva i compiti dei ragazzi del posto.
Aveva poi una cicatrice sulla mano destra (come Ettore) e un bastone con incisa la data del 5 agosto 1906, data di nascita di Majorana.

La soluzione più fondata è che Majorana abbia deciso di scomparire, anche se non si sa dove e soprattutto perché. Si può ipotizzare che l’ambiente di Napoli gli stesse stretto.

Per quanto a quell’ambiente si debba essere grati, perché al suo soggiorno napoletano dobbiamo i Volumetti (custoditi presso la Domus galileiana), tuttavia Majorana ancora una volta si trovò lì soltanto come un solitario, e per di più incompreso, (non un isolato) e non era nemmeno portato per l’insegnamento.

Per lui, ricercatore puro, la burocrazia universitaria fatta di registri, presenze, permessi, etc. con cui si era scontrato, era un mondo intollerabile e comunque non adatto a lui.

Sulla scomparsa di Majorana, e sulla via dallo stesso seguita dopo di questa sono possibili soltanto illazioni, non essendoci alcun fatto documentale sicuro: anche la pista argentina, la più ricca di testimonianze, non è suffragata completamente. Certamente i soldi ritirati in banca non erano sufficienti a vivere di rendita. Solo la via monastica potrebbe giustificare la mancanza del bisogno di risorse.

Fonte: Wikipedia

Seguono considerazioni del tutto personali, fatte in seguito ad alcune letture e visione di qualche documentario…

Qualcuno dice che Majorana abbandonò tutto e tutti a causa di una sua scoperta (poi portata avanti da Fermi?) che avrebbe potuto rovinare il mondo (e forse è successo, parlo delle armi nucleari). Al pensiero di aver inventato una potenziale minaccia globale, forse Majorana non ce l’ha fatta a sobbarcarsi quel peso, ed il suo carattere già schivo e riservato forse ha fatto il resto. Pare che avesse anche fatto delle scoperte importantissime con molti decenni d’anticipo, ma sembra che distrusse tutte le carte contenenti le sue conclusioni, portandosi il segreto nella tomba.

Rimane di certo un ricordo di uno dei più geniali scenziati esistiti al mondo. Un genio incompreso. Un genio incompiuto. Il grande Ettore Majorana.

La soluzione di ogni male.

in nomine patri, relax 27 Comments »
Questa l’ha partorita la mia mente malata mentre stavo in coda in autostrada, stamattina.

Perdonatemi.

Il Cardinale Ruini da qualche giorno sta bevendo assiduamente grosse quantità di tè verde…
Il suo assistente è perplesso, e chiede:
- Ma, Cardinale, non le farà male tutto questo tè?
Il Cardinale lo guarda come guarderebbe un bambino che fa una domanda stupida, e risponde:
- Ma che ne sai tu! Questo risolverà i problemi della Chiesa con lo Stato italiano: combatte i Radicali liberi!

L’isola dei granosi - 05.

isola dei granosi 14 Comments »
Giorno 10: l’addio di Donald, forse; ma non solo.

Donald, appreso il risultato del net-voto, si appresta a tornarsene a casa. Ma succede qualcosa che dona un alone di imprevisto alla gara…

Silvio stava tentando di moltiplicare (come notoriamente è nelle sue capacità) i (pochi, a dire il vero) pesci pescati da Calisto, con l’intento di sfamarsi lui per primo, e poi dare la rimanenza agli altri. Nel momento di massimo sforzo, proprio quando un pesce stava per sdoppiarsi -da segnalare le parole di Flavio: "Hey, Silvio! Perchè non raddoppi anche il mio pesce? Ne avrò bisogno quando torno a casa. Dovrò fare indigestione di gnocche!"- ecco che la sua faccia sbianca all’improvviso. Silvio viene colto da un malore e si accascia a terra.

Attimi di sbigottimento sull’isola… Tranne per Donald, che saltella come un matto pensando di poter restare dato che Silvio è schiattato.

A quel punto (come notoriamente è nelle sue capacità) Silvio rinviene miracolosamente, e con un gesto acuto quanto beffardo, esclama: "TIE’!!! - Cribbio, e secondo voi mi lascio morire così?"E si appunta sul suo bloc notes che quando torna a casa deve comprare la catena di ristoranti McDonald’s e far fuori quello stronzo che ha gioito delle sue disgrazie. Ha già in mente il nuovo nome: McPier’s, con mascotte PierFido, il suo cane.

Continuando a toccarsi le palle, Silvio si allontana, mentre arriva la barca a remi che porterà via Donald. Ma dovrà remare lui.

Complotti…

Calisto e Steve discutono sull’esito del net-voto e concordano sul da farsi per le prossime deposizioni… Ma qualcuno è nascosto dietro un albero ad origliare…

Calisto: Steve, il gioco si fa duro. Dobbiamo metterci d’accordo e fare fuori qualcuno, prima che facciano fuori noi. Tu chi proponi?
Steve: Io direi di puntare su Bill. Non perchè ce l’abbia con lui, ehm. Giusto perchè è un concorrente pericoloso…

Se c’è qualcuno ad origliare, ovviamente di chi può trattarsi? Di Flavio.

Flavio: Hey, ho sentito tutto. Posso unirmi a voi? Lo votiamo in massa quello lì! E poi direi di metterci anche Elizabeth, magari me la tolgo dai maroni!
Calisto, con naturalezza: Veramente io pensavo anche a te come nome da eliminare, oltre a Bill…
Flavio: Ma porca puttana, ma che cazzo volete fare? Senza di me questo reality chiude in tre secondi!
Steve: Non ha tutti i torti, ma Elizabeth non mi preoccupa. Perchè invece non cerchiamo di far fuori Ingvar? Quello, buono buono, ci soffia la vittoria!

Colpo di scena, c’era un’altra persona ad ascoltare il colloquio…

Joseph: Kosì foi folere fare komplotto senza ti me? Pasta che foi non fotare me, io fotare kiunkue foi tire me.
Calisto: Ok Joseph, sei dei nostri.
Steve: Quindi, decidiamo? Chi vogliamo affossare?

(continua)

The Line - Perle di saggezza.

the line 19 Comments »
Sognate e mirate sempre più in alto di quello che ritenete alla vostra portata. Non cercate solo di superare i vostri contemporanei o i vostri predecessori. Cercate, piuttosto, di superare voi stessi.
(William Faulkner)

Inside Travel.

my songs 10 Comments »
Inside Travel
(© LB-2006)

Last night in the outside,
Next dawn I will start my trip
In a land far away from here
It’s a place in somewhere inside

What have I to find there?
I asked to myself yesterday.
The reason in unknown, but
The path is already tracked

You could take me home, but don’t
really Wanna take this flight,
I have to fly on my own this time,
Maybe things will be alright?
I guess I’ll find my peace inside,
A place where it’s not possible to fight.

This time peace it’s hard to find
When you know that faith is blind
The show will start anyway, I think
With or without me, like everyday.

Still crying for a thing I’ll never have
I can hear myself calling, my brain
Is collapsing on itself, the light on
The way is shutting down, it’s time to go

You could take me home, but don’t
really Wanna take this flight,
I have to fly on my own this time,
Maybe things will be alright?
I guess I’ll find my peace inside,
A place where it’s not possible to fight.

It’s not possible to fight.

Madre Russia.

cose radioattive, cronaca, politica 33 Comments »
C’è una storia che in questi giorni sto seguendo con interesse, quella della spia russa uccisa.

Sapeva troppo. Come nei migliori film di mafia.

Lui accusava Putin di essere una "forza del male"…

<piccolo excursus>
Chissà perchè, tutto questo mi fa tornare in mente le dichiarazioni sprezzanti di Putin riguardo alla malavita italiana… Ma questo è un altro discorso, oggi laviamo i panni sporchi di quel simpaticone.
</piccolo excursus>

Come l’hanno ucciso? L’Agenzia Britannica per la difesa della salute (perchè è stato ucciso in Gran Bretagna) dice che sono state trovate tracce di Polonio 210 nell’abitazione di Litvinenko (così si chiamava), nonchè nel sushi bar dove ha mangiato per l’ultima volta prima di sentirsi male e nell’hotel dove aveva alloggiato qualche ora prima.

Putin, dal canto suo -sempre come nei migliori film di mafia-, ha definito la morte di Alexandr una tragedia, e che si sfrutta la sua morte per bieche provocazioni politiche. Ovviamente la stampa lo sorregge, come nei migliori regimi. Opps, scusatemi, in Russia vige la democrazia. Che scemo che sono.

Il Polonio 210 è altamente tossico e radioattivo, ucciderebbe qualsiasi essere vivente.

Una bomba nucleare tascabile.

La lunga mano della Madre Russia è arrivata anche in Gran Bretagna. Potrebbe arrivare anche in Italia, quindi attenti ai ristoranti giapponesi dove andate a mangiare. Magari sono alleati dei russi.

D’ora in poi solo al McDonald’s, roba sana americana.


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