…Che riconducono allo stesso tema: la morte.

Michael Johnson, un condannato a morte dello stato del Texas, si è tolto la vita nella sua cella poche ore prima della sua esecuzione. E’ stato trovato in una pozza di sangue, dopo essersi tagliato la vena giugulare e un’arteria del braccio destro per mezzo di un pezzo di metallo.

Ha lasciato un messaggio, scritto col suo sangue: "NON SONO STATO IO".

Johnson era stato condannato a morte per l’uccisione di Jeff Wetterman durante una rapina con il suo complice, David Vest, nel lontano settembre ‘95. Vest è libero dopo aver scontato una pena di 8 anni per rapina aggravata. Ha testimoniato contro il suo complice. Johnson a sua volta affermava che fosse stato l’altro ad uccidere, non lui. L’esecuzione non era ancora certa, dato che vi erano dei ricorsi pendenti. Però questo suicidio fa un attimo pensare che forse non era lui il colpevole. Poi non si può dare peso alla testimonianza del suo complice, che ovviamente per salvarsi il culo avrebbe accusato anche sua madre. Morto da innocente? Non lo sapremo mai.

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Delle "velate" minacce sono arrivate dal presidente iraniano dal nome pronunciabilissimo, Ahmadinejad: "Israele tra poco sparirà" - "L’Europa deve stare attenta: l’America è lontana, loro no."
Ahmadinejad è sicuro che ogni nuovo attacco israeliano e dei suoi sostenitori avrà una giusta vendetta, e che l’Olocausto è una falsa leggenda.
Cari amici, il clima è sempre più pesante. Ad ogni dichiarazione provocatoria, ne risponde una ancora più provocatoria. E’ così che si inizia una guerra. Ognuno sta aspettando che l’altro faccia il primo passo.

La questione nucleare iraniana è solo uno specchietto per le allodole, in gioco ci sono interessi pesanti, interessi che riguardano il futuro di una parte o dell’altra del mondo. Madre Natura ha voluto fare le cose per bene: ha dato lo sviluppo a chi non ha fonti energetiche, e le fonti energetiche a chi è povero. Tutto questo poteva essere d’equilibrio, un volano di sviluppo per tutti. Uno scambio alla pari. Nella realtà invece le cose sono diverse. Chi ha di più, vuole sempre di più; chi ha di meno, anche lui vuole di più. Il problema è che "il di più" non basta per tutti. Qualcuno dovrà privarsi di qualcosa, oppure tutti dovremo rinunciare a qualcosa per il bene di tutti.
Altrimenti si arriverà presto all’uso della forza, con risultati prevedibili. Milioni di morti, pianeta distrutto dalle bombe atomiche, per che cosa? Dopo un conflitto di questo genere, non ci sarà più niente da spartire, il petrolio e il gas non serviranno poi a molto. Chi può, punti sulle energie rinnovabili, eliminando di fatto il problema alla radice.
L’Iran stesso costruisce delle centrali nucleari, pur essendo tra i primi tre produttori di petrolio al mondo: nessuno si chiede il perchè? Non potrebbero usarlo per loro, il petrolio che producono? No, è una preziosa merce di scambio con il cieco Occidente, che potrebbe fare ma non fa.

Perchè, diciamocela tutta, dei problemi religiosi e culturali tra Israele e Paesi Arabi non importa niente a nessuno, tantomeno agli Stati Uniti e all’Iran. E’ solo una scusa per avere il controllo di tutto. Come sempre la religione viene usata per convincere le masse a fare qualcosa che altrimenti non farebbero. La religione è l’oppio dei popoli, diceva Marx.

Il petrolio è l’oppio dei potenti e degli aspiranti tali, dice uno qualsiasi. Si va verso la morte di una buona fetta di abitanti della Terra. Ahmadinejad non vuole il nucleare, vuole solo il potere. Così come tutti gli altri.

Il mondo morirà da innocente? No, non credo. Siamo tutti colpevoli, se non facciamo niente. Coltiviamo l’odio dentro di noi e lo trasmettiamo a chi ci sta vicino. Ma possiamo ancora cambiare. Le rivoluzioni cominciano dal basso.

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Johnson si è ucciso, ma se ci pensate ha solo anticipato le cose. Il mondo, pure lui, si sta uccidendo, solo che sta anticipando troppo. Non è ancora la nostra ora, vorrei che lo capissero anche quelli con lo scettro. Si può vivere in pace, ma solo eliminando le diversità create con cura nel corso dei secoli. Con altrettanta cura.