Intervista a Lucrezia Borgia

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Ho l’onore di intervistare una donna per molti versi enigmatica, che ha saputo influenzare, a suo tempo, il corso di decisioni molto importanti: Lucrezia Borgia.



net: Gentile signora Borgia, la ringrazio per essere venuta al mio tavolo delle interviste.

LB: Figurati, ormai è un must per noi trapassati farsi intervistare da te!

net: Cosa ne pensa dell’opinione comune che è rimasta di lei dopo tanti secoli?

LB: Vuoi dire il fatto che tutti mi credono una gran zoccola? Beh, le mie avventurette le ho avute, però ero sempre innamorata…

net: Ehm, innamorata anche di suo padre, papa Alessandro VI, e di suo fratello?

LB: Ecco, lo sapevo! Voi giornalisti siete sempre maliziosi e pretenziosi… Ma cosa dici?

net: Mi scusi signora, era per dovere di cronaca… Si dice addirittura che abbia avuto un figlio da uno dei due…

LB: E comunque non erano tanto male… Ahemm, il figlio non ho ancora capito di chi fosse, mah.

net: Ah, ehm, capisco… Lei è stata nelle corti più importanti dell’Italia dell’epoca: Cosa ritiene che possa averla resa tanto ricercata? Forse l’essere la figlia del papa ha giocato un ruolo determinante?

LB: Ma non solo quello, net; ero anche una gran gnocca! E si sa: tira più un [...]… (censura, ndr)

net: Quindi non furono solo matrimoni d’interesse…

LB: Ma cosa ti viene in mente? una donna pura come me che si sposa per interesse?

net: Ehm, certo, indubbiamente… E come mai una donna pura come lei ha cornificato così tanto?

LB: Anch’io ho avuto le mie belle corna, ed ho sofferto…

net: Eh eh, chi la fa’, l’aspetti…

LB: Net, ma lo sai che sei un bel tipetto? Che ne diresti di [...]? (ehm, censura piccante, ndr)

net: Signora, ma cosa dice… Meglio chiudere qui l’intervista… Grazie di essere venuta, spero di riaverla presto!

LB: Non aver fretta di mandarmi via, net… Vieni qua, fatti dare un bacino… (Ehm ehm, qui la censura si è resa iper-necessaria, ndr)

Raccolta differenziata…

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Strano ma vero. Non ci avrei puntato un centesimo sulla riuscita della raccolta differenziata nel mio paese… E invece sta funzionando, eccome se sta funzionando!

Le mattine in cui passano i delegati per raccogliere i sacchetti bianchi e i sacchetti blu, sorprendentemente anche davanti ai portoni di casa di alcuni miei, ehm, discutibili vicini, queste buste sono miracolosamente apparse… Mi sono detto: "cavolo, se la stanno facendo anche loro, vuol dire che il mondo può cambiare"… ihihih…

Saranno le minacce di multe faraoniche a chi non si adegua all’ordinanza del sindaco? Può darsi, ma ben vengano le minacce se servono a qualcosa…

Poi avrei da sollevare una piccola obiezione: i sacchetti bianchi per la carta sono trasparenti; quindi in teoria questi qui che raccolgono la spazzatura vengono a sapere quello che uno legge, quello che uno compra… Insomma, una nemmeno tanto piccola violazione della privacy… Eheh, andrà male qualcuno che legge playboy di nascosto…

Happiness

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Oggi sono contento! Finalmente un altro giro di boa…

L’ultima fuga

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Ieri sera ho visto un documentario (Sfide - RaiTre) su Marco Pantani. Un senso di impotenza mi ha colpito riguardando le sue gesta, non ricordavo bene tutte le sue imprese.

 

Marco Pantani: per me era semplicemente Marco. Un eroe della mia adolescenza. Non adoravo un calciatore, o che altro. No. Il mio eroe, il mio mito, era Marco. L’idolo delle folle, uno degli ultimi, o forse l’ultimo, che ha saputo regalare emozioni forti, brividi e scariche di adrenalina a chi lo seguiva. Riusciva a farmi saltare in piedi sul divano, quando scattava. Già, quando scattava. Quando Marco partiva, non ce n’era per nessuno, la salita sembrava discesa per lui. Confesso che ho versato qualche lacrima, rivedendo quel documentario. Lui era IL SIMBOLO dello sport, non uno qualsiasi. Mi ricordo, in quel glorioso 1998, quando vestì per la prima volta la maglia rosa, e poi quella maglia gialla che lo consegnò alla storia, a quella ristretta cerchia degli immortali dello sport.

Riuscì a goderselo poco il suo successo. Quando l’anno dopo venne fermato al Giro che si avviava ormai alla sua conclusione e che aveva fin lì dominato, iniziò il suo lento ma costante declino. Diventò il capro espiatorio di un movimento molto più grande di lui. Che poi non ci volle molto a capire che qualcosa non andava in quell’accanimento; quella mattina Marco fu l’UNICO trovato con l’ematocrito alto, cosa alquanto strana. E poi, dopo essere stato fermato ed escluso dalla corsa, andò subito a farsi fare altre analisi, che risultarono nella norma. Dopo poche ore poteva cambiare tutto? E poi lo sapevano tutti i corridori che quel giorno sarebbero stati controllati: era da scemi rischiare.

La cosa più crudele fu che i giornalisti lo colpirono in ogni modo, lo fecero diventare il peggiore dei dopati, quando lui aveva subito detto di essere pulito. Ed io gli credetti, Marco ERA PULITO.

L’anno dopo ritornò, era il 2000, ma non era più quello di prima. Le solite malelingue dicevano che gli mancava quel qualcosa… Invece no, non gli mancava nulla, era solo fermo da un anno, perchè dopo aver disputato un Giro sottotono da gregario, disputò un grande Tour de France, la SUA corsa. Partì in sordina, ma fu l’unico (e lo rimane tuttora) in grado di staccare Lance Armstrong in salita. Poi, il giorno in cui decise di far saltare il banco, scattando sulla prima salita, lo colpì un fastidio allo stomaco che lo costrinse purtroppo al ritiro.

Gli anni successivi non furono belli nè a livello sportivo, nè a livello personale: altro guaio con una siringa di insulina trovata nella sua stanza, che lui giurò di non aver mai usato nè messo in quel posto (altro complotto contro di lui); l’essere ignorato dall’organizzazione del Tour (il male peggiore per uno come Marco); poi nella sua depressione arrivò anche la cocaina. Marco non resisteva più all’umiliazione di essere creduto un falso sportivo, uno che barava. Si chiuse sempre di più in sè, non parlava con nessuno, nemmeno con i suoi amici più cari. Fino a quando decise di porre fine alla sua triste ma gloriosa vita, quel 14 Febbraio 2004. Ancora da solo. Appunto, la sua ultima fuga.

Intervista all’Onnipotente

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Non crederete ai vostri occhi, ma indovinate chi ho portato al tavolo delle interviste? Si, proprio lui! No, non Silvio Berlusconi (lui esiste davvero)! Quell’altro Dio, quello dei cristiani! A dire il vero è stato lui a chiedere di essere intervistato…



net: Dio, non so come ringraziarla per essere venuto qui da me, preferendomi a migliaia di altri giornalisti. (L’unico problema è che ha voluto farla di domenica l’intervista: sapete com’è, è il suo giorno di riposo…) (l’ho scritta ieri sera, ndr)

Dio: Net, al momento questo è l’unico luogo in cui si può parlare liberamente, grazie di esistere!

net: Grazie, d’altronde è lei che mi ha creato! (purtroppo devo stare al gioco, altrimenti se ne va via)

Dio: Ah, l’ho fatto in un momento di sconforto…

net: Ah si? Bene, eccellenza (ma guarda questo). Ma veniamo al dunque: perchè mi ha richiesto questa intervista? Non per insultarmi, spero.

Dio: No no, figurati. Voglio parlare del mio primo ufficiale sulla Terra, il tedesco.

net: Bene, qual è il problema?

Dio: E’ lui il problema. In questi giorni ho letto delle dichiarazioni oscene. Mi sta facendo fare una figura di pippa. Vorrei declassarlo a semplice marinaio nella grande nave che è la Chiesa.

net: E perchè non lo fa’? Non era onnipotente e onnipresente?

Dio: Magari fosse semplice! Sta tramando un colpo di stato, vuole tutto per sè! Sembra che sia anche d’accordo con mio figlio… Grrr, ora capisco perchè la gente scelse Barabba!

net: Quindi anche in Paradiso non c’è più pace?

Dio: Ehhh, dici bene. Voglio ristabilire l’ordine, ma non so come fare… Avevo pensato di istituire un esercito con a capo Garibaldi e Napoleone, ma quei due capoccioni vogliono sempre fare di testa loro! Insomma, non posso uccidere mio figlio, di nuovo…

net: Ora anche questa brutta storia di Harry Potter.

Dio: Si, non capisco se questa l’ha fatta apposta, o è proprio scemo davvero… Pietro dice che quaggiù c’è bisogno di un po’ di cure mentali…

net: Ehm, Pietro non ha tutti i torti, eccellenza.

Dio: Quasi quasi quando torno a casa lo fulmino, così sembrerà un incidente…

net: Io aspetterei, c’è sempre il rischio che Belusconi ne assorba l’incarico ad interim; ormai che c’è…

Dio: Hai ragione, allora li fulmino tutti e due!

net: Ecco, questa non sarebbe una cattiva idea. Grazie per essere stato qui, eccellenza.

Dio: Grazie a te, net! Ah, se vedi Garibaldi, digli che Pietro si sta incazzando di brutto: la deve finire di compiere scorribande nel Purgatorio!

Là dove osano i “pa(p)pa-galli”

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Mi trovo a commentare un qualcosa di fantasmagoricamente stupido. Ma che dico, qualcosa di profondamente pap(p)a-gallo.

Qualche giorno fa lessi un articolo su Repubblica.it, ma lì per lì non gli diedi più di tanto peso; oggi però ho ritrovato la notizia su di un forum, e allora sono scattate in me le immancabili riflessioni (ricopio quello che ho scritto nel forum):



"Ogni volta mi soprendo, quando scopro che c’è sempre un modo nuovo per oltrepassare la barriera del ridicolo, anche quando il limite sembra già stato raggiunto…
Ridere ridere ridere."



Questo invece è uno stralcio di quanto appare sull’articolo di Repubblica(che potete leggere qui nella sua interezza):

"È un bene che lei illumini la gente su Harry Potter, perché si tratta di subdole seduzioni, che agiscono inconsciamente distorcendo profondamente la cristianità nell’anima, prima che possa crescere propriamente". La "scomunica" è firmata da Josef Ratzinger. È il 7 marzo 2003 e l’allora cardinale, prefetto dell’ex Sant’Uffizio, scrive ad una studiosa tedesca autrice di un volumetto contrario alla saga di Harry Potter. La corrispondenza viene resa nota a 24 ore dall’uscita del sesto libro della storia del celebre maghetto. Uno spettro si aggira per la Chiesa cattolica. Non ha il barbone di Marx, ma la faccia innocente del maghetto Harry Potter. Ratzinger non lo può vedere e lo considera un corruttore d’anime. Non è finito ancora sull’indice come il Codice da Vinci, ma non è detto che primo o poi non si accenda per lui un rogo simbolico.



L’articolo finisce così:

I librai sono avvisati. La gara è aperta. Il Piccolo Catechismo contro il Piccolo Mago Harry. E che vinca il migliore.



Insomma, anche su Repubblica lo sfottono… Non potrebbe essere altrimenti. Sono senza parole, e non riesco a togliermi un certo ghigno dalla faccia; Qui si è davvero oltrepassata la barriera del ridicolo, dichiarando i libri come "una subdola seduzione dell’anima": ma de che? Si tratta solo di una innocua serie di libri per bambini ed appassionati, scritti da una simpatica signora inglese, che un bel giorno ha capito come fare un mucchio di soldi inventando delle storie. Storie molto piacevoli, a dire il vero, che stuzzicano la fantasia. Ma insomma, possibile che un bambino o un bambino cresciutello come me e come tanti altri, non abbia il diritto di sognare, di accrescere la propria cultura leggendo? Diamogli Aristotele, così smettono di leggere due minuti dopo, andando verso l’immancabile Playstation (non me ne voglia la Sony). Perchè ai tempi di Aristotele è rimasta la Chiesa: chissà se qualcuno in Vaticano non se ne va ancora in giro a dire che la Terra sta al centro dell’universo…

Che poi non succedono mica cose strane (sul concetto di cosa è strano potremmo parlarne a lungo)  in quei libri, anzi. Sono studiati apposta per bambini, sono stati scritti su misura per loro. E hanno avuto il successo che meritavano!

Tra poco mi sentirò dire anche che Il Signore degli Anelli è un’espressione del diavolo, o chissà cos’altro.

Posso dire una cosa di cuore? Ma andate a cagare!


Message in a bottle

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Message in a bottle
The Police - Regatta De Blanc (1979)

Just a castaway
An island lost at sea
Another lonely day
With no one here but me
More loneliness
Than any man could bear
Rescue me before I fall into despair

I’ll send an SOS to the world
I’ll send an SOS to the world
I hope that someone gets my
Message in a bottle

A year has passed since I wrote my note
But I should have known this right from the start
Only hope can keep me together
Love can mend your life
But love can break your heart

I’ll send an SOS to the world
I’ll send an SOS to the world
I hope that someone gets my
Message in a bottle

Walked out this morning
Don’t believe what I saw
A hundred billion bottles
Washed up on the shore
Seems I’m not alone at being alone
A hundred billion castaways
Looking for a home

I’ll send an SOS to the world
I’ll send an SOS to the world
I hope that someone gets my
Message in a bottle

Sending out an SOS

Il mondo dei luoghi comuni.

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Ho cambiato il sottotitolo del blog. Forse non ero abbastanza antipatico, eheh…



Questo mi si addice di più… In fondo, ma poi nemmeno tanto in fondo, non viviamo forse in un mondo di luoghi comuni? Ognuno di noi vive in un ruolo assegnatoci dalla società; la cosa più buffa è che ci impegnamo a farlo bene…

Chi tenta di rompere gli schemi, puntualmente si rompe il culo; diventa un individuo non normale, regretto dalla collettività.



Ok, la smetto di rompere, me ne torno a fare le mie cose…

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